FRATELLI BOCCA, Lìbrai-Editori - TORINO, Vìa Carlo Alberto, 3 - MILANO - ROMA

BIBLIOTECA DI SCIENZE MODERNE

(Eleganti volumi in 8°)

1. SERGI. Africa. Antropologia delle stupe camitica. Con 118 fìg. ed

una carta .................... L. 10. —

2. NIETZSCHE. Al di là del bene e del male. Preludio d'una filosofia

dell'avvenire. — 5' edizione .............. " 8. —

3. ZINI. Proprietà individuale o proprietà collettiva? (Soltanto più

copie legate) ................... " 9. —

4. VERWORN. Fisiologia generale. ............ (esaurito)

5. CICCOTTI. Il tramonto della schiavitù nel mondo antico . . . (esaurito)

6. VILLA. La psicologia contemporanea. 2a ediz. ........ " 12. —

7. NIETZSCHE. Così parlò Zarathustra. Un libro per tutti e per nessuno.

5a edizione .................. .7» 10. —

8. SERGI. Specie e varietà umane. Con molte figure. (Soltanto copie

legate). ............ ........." 8. —

9. BARATTA. I terremoti d'Italia. Con 136 sismocartogrammi. (Soltanto

copie legate) ................... " 25. —

10. SPENCER. I primi principî. — 4a ediz. ......... (m preparaz.)

11. STIRNER. L'unico. Con introduzione di E. ZOCCOLI. — 3a ediz. . " 20. —

12. DE MICHELIS. Le origini degli Indo-Europei.. ....... " 15. —

13. SPENCER. Fatti e commenti (Soltanto copie legate) ....." 10. —

14. SERGI. L'origine dei fenomeni psichici e il loro significato bio-
logico
....... ............. (
esaurito)

15. SPENCER. Introduzione alla scienza sociale ........ " 9. —

16. — Le basi della morale ........ ....... " 7. —

17. JAMES. La coscienza religiosa ...... ...... (esaurito)

18. SPENCER. Le basi della vita .............. " 10. —

19-20. PIERSON. Trattato di economia politica. ........ (esaurito)

21. HARNACK. La missione e la propagazione del cristianesimo nei

primi tre secoli ................. " 14. —

22. NIETZSCHE. La gaia scienza .............. (esaurito)

23. SPENCER. L'evoluzione della vita ............ " 7. —

24-25. HOFFDING. Storia della filosofia moderna. Due volumi. -

2d edizione . ...... ........... " 25. —

26. ZOCCOLI. L'anarchia. Gli agitatori, le idee, i fatti ....... 14. —

prezzi devono essere aumentati del 30 % ad eccezione di quelli in-
dicati
netti.



L'UNICO




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The Egoist Archive

D. T. Davis

Version 1.0

M. STIRNER

L'UNICO

VERSIONE DAL TEDESCO

CON UNA INTRODUZIONE

DI

ETTORE ZOCCOLI

TERZA EDIZIONE

TORINO

FRATELLI BOCCA. EDITORI

Librai di S. M. il Re d'Italia

ROMA MILANO

Corso Umberto I, 216-217 Corso Vitt Eman., 21

1921

PROPRIETÀ LETTERARIA

Sancasciano-Pesa — Stab. Tipo-Lit Stianti.

indice:

Introduzione Pag. ix

lo ho riposto le mie brame nel nulla Pag. 1

PARTE PRIMA. — L'UOMO.

I. — Una vita umana Pag. 7

II — Uomini del tempo antico e moderno » 13

1. — Gli antichi » id.

2. — I moderni » 22

§ 1. — Lo spirito » 24

§ 2. — Gli ossessi » 30

Il regno dei fantasmi » 35

Un ramo di pazzia » 38

§ 3. — La gerarchici » 60

3. — I liberi » 89

§ 1. — Il liberalismo politico . . » id.

§ 2. — Il liberalismo socialista. .... » 106

Il liberalismo umano » 114

PARTE SECONDA. — IO.

1. — L'originalità . Pag. 141

2. — L'individuo proprietario » 156

3. — La mia potenza » 168

4. — i miei rapporti » 191

La mia gioia » 293

III — L'Unico » 331






INTRODUZIONE

SOMMARIO. — I. La presente traduzione dell'opera dello Stirner. — Primi studi
relativi a quest'opera:
Saint-René Taillandier; Th. Funck-Brentano. — Inter-
preti e divulgatori successivi:
F. Nietzsche; J. H. Mackay. — Posizione
dello
Stirner relativamente agli agitatori anarchici: M. Bakounine; P. Kro-
potkine; B. R. Tucker; L. Tolstoi. — Gli agitatori minori: un opuscolo stir-
ne
riano di J. Most. — M. Stirner e P. -J. Proudon. — II - I precedenti
dell'ateismo stirneriano: La vita di Gesù di D.
F. Strauss; i lavori di F.
C. Baur; L'essenza del Cristianesimo di
L. Feuerbach. L'umanismo del
Feuerbach. La giorane Germania e G. Marr. — La vita e gli scritti dello
Stirner. — III. - Le idee dello Stirner; la negazione religiosa; la negazione
dello Stato; l'individuo. —
IV. - Compito degli studiosi dello Stirner.

I.

Se nell'editore della presente traduzione io avessi veduto l'in-
tento palese, o anche semplicemente tacito, di rendere, come si
dice, popolare l'opera dello
Stirner, non avrei assolutamente aderito
alla domanda di scrivere questa introduzione. E per due ragioni;
prima di tutto perchè, in simile caso, avrei dovuto preoccuparmi
di opporre allo
Stirner un contradditorio, ciò che è difficilissimo
in molte pagine e impossibile in poche; e secondariamente perchè,
quanto più le forze di uno studioso sono modeste, tanto meno ha
il dovere di rendersi responsabile della diffusione di dottrine, alle
quali la propria coscienza gli comanda nel modo più assoluto di
non partecipare.

Ma qui, per buona ventura, siamo nel campo sereno della
scienza. L'editore Bocca, ponendo mano alla presente traduzione,
mi ha fatto l'onore di interpretare un voto che io formulai già
altrove, scrivendo a lungo dello
Stirner stesso. Ed il voto era che
la cultura italiana, per preparare valevolmente il terreno alla

X

valutazone critica delle dottrine che esorbitano dal cérchio delle
normali acquisizioni scientifiche, cominciasse con averne una cono-
scenza esatta e scrupolosa ossia di prima mano. In tal modo il
danno della cognizione imperfetta di una dottrina, quale avver-
rebbe diffondendola con intendimenti di propaganda dogmatica, si
converte nel pieno vantaggio di una cognizione consapevole, che
porge il filo direttivo per valutarne
F intimo significato astratto e
le più sottili derivazioni pratiche.

Per nessun autore, meglio che per lo Stirner era necessaria e
doverosa questa premessa. Egli ci trasporta nel centro di una
così assurda concezione della vita, che raggiunge, prima di tutto,
e come mai nessuno meglio ha saputo, lo scopo immediato di di-
sorientare la mente del lettore. Tutti senza eccezione gli studiosi
dello
Stirner, anche i non deliberatamente apologetici, tradiscono
questo strano asservimento alla attrazione allucinatoria che si
dilata dalle dottrine di lui.

Il primo scrittore, per esempio che fece conoscere alla Fran-
cia, appena un paio d'anni dopo la sua comparsa in Germania
(la quale accadde nel 1845), l'opera che è qui tradotta, scopriva
questo suo speciale stato d'animo e di disagio intellettuale e sen-
timentale con queste parole veramente tipiche: " Che si sia tro-
vata una penna per scrivere simili cose, per scriverle con tanto
sangue freddo, con una così corretta eleganza, è un mistero inco
m-
prensibile. Occorre aver letto questo libro per essere persuasi che
esiste " (1). Non sarebbe possibile rendere palese con maggiore
nitidezza la sorpresa che l'opera dello
Stirner suscitò alli sua
apparizione. E nemmeno sarebbe possibile fare una confessione
più chiara, per quanto tacita, d'intera rinunzia al proposito e
alla fiducia di poterlo confutare con esito felice.

(1) SAINT-RENÉ TAILLANDIER, De la crise actuelle de la philosophie hégélienne.
Les partis estrê
mes en Allemagne. Revue des deux mondes, 1847, vol. XIX,
p. 262. — E poco prima a proposito della serenità con la quale la Stirner arriva
alle sue estreme conseguenze, lo stesso scrittore osservava: «
Heureux homme !
(Stirner) il n'a point de scrupules, point d'hésitation, nul remords. Jamais dia-
lecticien n'a été mieux défendu par la sécheresse de sa nature. Sa plume même
ne tremble pas; elle est élégante sans affectation, gracieuse sans parti pris. Là
où un autre serait agité, il sourit naturellement. L'athéisme lui est suspect,
comme trop religieux encore: compléter l'athéisme par l'égoïsme, voilà la tâche
qu'il remplit, et avec quelle aisance, avec quelle tranquillité d'
ame! », Ibid., p. 259

XI

Prima che si faccia anche solo il tentativo di raggiungere
questa mèta bisognerà che corrano parecchi anni. Ma il primo
esperimento è ben lontano dall'essere coronato di successo. Si può
anzi dire che fu una sconfitta add
irittura. E la sconfitta toccò ad
un altro scrittore francese, che esponendo il pensiero dello
Stirner
e proponendosi di combatterlo, non seppe fare di meglio che dar
saggio di una agilità ben poco invidiabile nel menar colpi da tutte
le parti con un assai discutibile decoro di scienziato, e, ciò che è
peggio, don una evidente ignoranza del circostante svolgimento
del pensiero tedesco. Eccone un saggio che non mi voglio pren-
dere la noia di tradurre: "
Pauvre Max Stirner, lui aussi n'est
qu'un cafard! Il croit au progrès, il croit à la puissance de la
parole, et
aver sa plume il veut bouleverser le monde; grimaces
que tout cela; un muet brutal, sauvage, cruel, voilà le
moi réel
à posteriori de Max Stirner. Il dérive en ligne droite du moi pur
et à priori du grand sophiste de Koenigsberg
" (1).

Non mi fermo a rilevare le inesattezze. E certo però che que-
ste poche parole bastano per palesare la contrarietà di uno scrit-
tore messo a mal partito dalla dialettica stirneriana, come del
resto lo conferma anche un altro passo, ove lo stesso scrittore,
che è il Funck-Brentano, cercava di segnare le grandi linee per le
quali la dottr na dello
Stirner diventò più tardi l'imperativo della
propaganda nihilista ed anarchica. Trascrivo anche questo, per-
chè tra poco, dalle considerazioni che farò seguire, ne risulteranno
tutte le esagerazioni ed inesattezze, che confermano quello che

TH FUNCK-BRENTANO, Les sophistes allemands et les nihilistes russes, Paris,
P
lon, 1887, p. 189. — Tutta quest'opera è una critica tendenziosa ed estrema-
mente superficiale della filosofia tedesca post-hantia
na. Valgano, come esempio,
queste parole assai indeterminate: «
Comme une large tache d'huile la sophistique
allemande s'est insensibilment étendue sur l'Europe entière. Cette incroyable
influence ne fut aquise ni par l'éclat du style, ni par l'éloquence entraînante
de écrivains, le plus souvent obscurs, lourds et fatigants, mais grâce à l'état des
esprits, qui, comme une terre appauvrie par un culture forcée, absorbèrent leurs
doctrines fuyants
». Ibid., p. 1 — Con questo preconcetto, persino lo Stirner,
esposto attraverso il formulario della metafisica hegeliana, diventa irriconosci-
bile. Il Funck-Brentano ne dà infatti questo giulizio abbastanza sibillino: « Eu-
vre
remarquable dans laquelle la synthèse de l'être et du non-être s' incarne
pour devenir un ê
tre réel, ou l'antinomistique et le panlogisme prennent de
la consistance logique en parlant une
langue intelligible, et le moi trascendental
se change enfin en un moi vivant ». Ibid., p. 183.

XII

vorrei chiamare panico dottrinale, da cui i lettori superficiali o
indotti dello
Stirner, si sono lasciati e si lasciano tuttora pren-
dere: " A partir de
l'apparition de l' Unique et sa proprieté), scri-
veva il Funck-Brentano, la formule de la
nouvelle école était
trouvée; le livre devient le vade mecum de tous les révolution-
naires allemands. Tandis que
Schopenhauer et M. de Hartmann
concluront au néant, ceux-là ne concluront plus, mais marcheront
vers la réalisation de leur programme. Ils don
ueront naissance
au nihilisme en Russie, fondèrent
l'Internazionale dans les autres
pays, et leur école deviendra le terreur des Etats modernes. On
ne joue pas avec la sophistique, les hommes sont trop naïfs, trop
sincères
" (1).

A questo gruppo di interpreti insufficienti e di contradditori
ingenuamente rètori (potrei andare per le lunghe esemplificando
assai più diffusamente) sono paralleli altri due gruppi di scrittori,
i quali o si sono limitati ad una scarna esegesi del pensiero stir-
neriano, o ne hanno derivato succo e sangue per rinverdire quel-
l'arido germoglio originario nella fioritura d'una dottrina novella.
Tra i primi è compresa quasi intera la gran folla degli agitatori
anarchici. Tra i secondi campeggia la figura di
Federico Niet-
zsche
(2), che si lascierà addietro probabilmente per sempre l'effi-
mera legione di imitatori e contraffattori, di che rigurgita la lette-
ratura dei così detti decadenti francesi (3) e, per riflesso non mai
scongiurato, anche di quelli, e per fortuna sono pochi, italiani.

Domando la grazia (non osando supporre che il lettore ne in-
dovini il perchè) di non parlare del
Nietzsche. Mi fermerò piut-
tosto un momento sugli agitatori anarchici. Tra costoro bisogna
fare prima di tutto il nome di colui che deve essere considerato
come il più vigile custode e volgarizzatore della dottrina del mae-
stro: Giovanni Enrico Mackay. Egli è un dottrinario anarchico di

(1) Ibid., p. 189.

(2) Cfr. R. SCHELLWIEN, Max Stirner und F. Nietzsche, Erscheinungen des mo-
dernen Geistes und das Wesen des Menschen,
Leipzig, Pfeffer,
1892 (2a ediz., ibid.,
1899). E, per maggiori particolari: E ZOCCOLI, Federico Nietzsche, ecc., 2a ediz.,
Torino, Bocca, 1901: Bibliografia,
pp. 309-331, passim.

(3) J. BOURDEAU, nella sua stringata ed esatta memoria sull'Anarchie (inse-
rita nel
Nouveau dictionn. d'écon. polit. di L. Say. Suppl., Paris, Guil-
laumin, 1897, p. 21), si ferma a questo proposito su Maurice Barrés, dandogli
merito d'aver studiato in alcune opere (L'
homme libre; Ennemi des lois, ecc. ), con
analisi elegante e sottile, « lo stato d'anima egoi
stico-anarchico ».

XIII

ingegno singolare. La deferenza che egli accorda allo Stirner, come
ad un maestro, prova per lo meno ch'egli sente il bisogno (per
quanto indicibilmente mal soddisfatto) di far capo ad una convin-
zione che sia basata sul ragionamento. Basterebbe questo per di-
stanziarlo dal
l' innumerevole coorte di quegli altri propagandisti
di fatto che scelgono la più breve via,
l' unica possibile alla loro
miserevole cultura e alla loro indisciplinatezza logica, di arrivare
al
l'azione per mezzo di una deviazione del sentimento.

Io non voglio però, poichè rispetto i lettori, onorare il Mackay
di un eccessivo atto di cortesia. Se è meritevole d
' un accenno re-
lativamente ai suoi confratelli, è ben lontano dal prendere un posto
di prima fila tra gli studiosi di coscienza severa. Il volume da lui
scritto sulla vita e l'opera dello
Stirner (1), quando non è una al-
litterazione esegetica del pensiero dello
Stirner stesso, divaga an-
ch'esso in amplificazioni retoriche ed apologetiche che non hanno
alcun rapporto con quel pensiero. Più giovevole invece, per l'ana-
lisi dello svolgimento ideologico dell'autore dell' Unico, è la rac-
colta, curata dal Mackay medesimo, degli scritti minori dello
Stir-
ner;
i quali scritti non tutti i lettori potrebbero o vorrebbero
(quantunque, come si può dimostrare, metterebbe conto di farlo)
andare a cercarli nelle giaciture originali, in cui vennero pubblicati
dall'autore, in diversi momenti, su riviste o giornali tedeschi di
quegli anni (2).

(1) J. H. MACKAY, Max Stirner, sei Leben und sein Werk, Berlin, Schuster u.
Löff
ler, 1898. — Per chi fosse desideroso di cercare altre opere del Mackay, il
quale nei suoi scritti fonde insieme le dottrine del Proudhon, dello
Stirner, e del
Tuc
ker ricorderò: Die Anarchisten. Kulturgemalde aus dem Ende des XIX Jahrhun-
derts
Zürich, Verlags-Magazin, 1891 (Altra edizione stampata a Berlino nel 1893,
in parte sequestrata e rimessa in vendita nel 1895). Da quest'opera è estratto un
capitolo molto diffuso a scopo di propaganda e tradotto in francese, inglese,
irlandese, tzeco, ecc.: Die
Tragödie von Chicago. Zar Erinnerung an den 11 Nov.
1887,
Cincinnati, 1891. — Cfr., per maggiori particolari: E. ZOCCOLI, I gruppi
anarchici degli Stati Uniti e l'opera di Max
Stirner, Modena, Vincenzi, 1901,
p. 232, n. 25.

(2) Max Stirner's kleinere Schriften, herausgeg. J. H. MACKAY, Berlin Schuster
u. Löffler,
1898. — Tra poco trascriverò le indicazioni bibliografiche dell'opera
principale dello
Stirner. Intanto può interessare a qualcuno conoscere la giaci-
tura originale di questi scritti minori raccolti dal Mackay. Metto a profitto mie
ricerche già sfruttate altrove (
I gruppi anarch., ecc., p. 233, n. 26): Recensenten
Stirner's:
Wigand's Vierteljahrschrift, III Bd., Leipzig, 1845; Das un-
vahre Princip unserer Erziehung oder Humanismus und Realismus:
Beilage zur

XIV

È poi inutile aggiungere che il Mackay, da fervido discepolo
quale tiene ad essere, provvide anche al decor
o del sepolcro del
maestro, e dettò una iscrizione che fu murata nella casa ove, in
Berlino lo
Stirner morì.

Ho detto che il Mackay dev'essere considerato come il più vi-
gile custode della dottrina del maestro. Fatte le debite proporzioni
egli è stato ed è quello che
l' Engels fu per Carlo Marx. Ma non
tutti gli agitatori anarchici, che trovarono nell'individualismo cri-
minale dello
Stirner la miniera aurifera delle loro argomentazioni,
vollero dimostrare alt
rettanta memore devozione per il maestro.
Non lo contraddissero mai, lo saccheggiarono senza fine e lo ricor-
darono poco. Ecco la posizione quasi costante di tutti i teorici
dell'anarchia che sono oggi più in vista, rispetto allo
Stirner.

Chi abbia un po' sotto mano l'intelaiatura dialettica del libro
dello
Stirner fa molta fatica a non persuadersi che tutti, o prima
o poi, in quest' idea fondamentale o in quella particolare, saccheg-
giano l'opera dello
Stirner. Poco contano certe differenze generali
di meto
do, se pure si può parlare sul serio di metodo relativa-
mente alla dottrina anarchica. Così, per citare nomi di teorici del-
l'anarchia noti a tutti, il grossolano evoluzionismo materialistico
del Bakounine (scrivo questo nome e altri analoghi con la corrente
ortografia francese), che si concreterebbe in una inafferrabile legge
del progresso, conducente dallo stato meno perfetto allo stato più
perfetto possibile, accompagnato dalla scomparsa del " diritto giu-
ridico " e quindi dello Stato e della " proprietà illuminata "; —
l'ottimismo utopistico del Kropotkine, che prenderebbe consistenza
in un progresso dalla esistenza meno felice alla esistenza più fe-
lice possibile, ancóra accompagnato dalla scomparsa del a diritto
giuridico ", e quindi ancóra dello Stato e della " proprietà pri-
vata
"; — l'egoismo libertario, pur non contrario all'esistenza del
diritto, del Tucker, conducente tuttavia all'abolizione dello Stato
nel modo più assoluto, senza restrizioni locali ne temporali, e pur

Rheinischen Zeitung, Köln, 1842, (ripubblicato nella Neue deutsche
Rundschau Berlin, genn. 1895); Die philosophischen Reationare: Rheinische
Zeitung,
1842; (ripubblicato in Magazin für Literatur, Berlin 1894);
Ueber K. Rosenkranz's Konigsberger Skizzen: Rheinische Zeitung, 1842; Eini-
ges Vorläufige vom Liebensstaat
:
Berliner Monatsschrift, 1843; Die Myste-
rien von Paris von Eugene
Sue,
ibid., pp. 302-332.

XV

lasciando sussistere la proprietà; — il pietismo rivoluzionario del
Tolstoi, che comanda di non opporsi al male per mezzo della forza
e respinge, in nome dell'amore, il diritto, sia pure in un modo
non assoluto, ma per i popoli civili del n
ostro tempo, e per con-
seguenza anche l'istituzione giuridica dello Stato e della pro-
prietà; — tutte queste dottrine, insomma, trovano il
germe pros-
simo o remoto di quella vitalità che
le ha imposte all'attenzione
odierna del pubblico nella dottrina dello
Stirner.

Ma, lo Stirner, si potrebbe dire, non è forse da alcuni, per
esempio dal
Tolstoi, nemmeno direttamente conosciuto. Questa
ignoranza è senza dubbio assai probabile. Ma ciò vuo
l dire una
di queste due cose, o tutte e due simultaneamente: o che le idee
dello
Stirner sono penetrate nei più sottili meati e nelle più di-
sparate manifestazioni di quella corrente del pensiero contempo-
raneo che non corre parallela con le diuturne acquisizioni delle
indagini che danno vita alla vera scienza; o che quelle stesse
idee che lo
Stirner raccolse sotto una rigida formula apparente-
mente originale, non erano altro
che l'effetto spontaneo, la con-
clusione necessaria, il risultato estremo di una precedente larga
preparazione dottrinale, che, se si è cristallizzata prima, in ordine
di tempo, nello
Stirner stesso, continua poi anche oggi la sua
efficacia, non del tutto esaurita, nella mente di non pochi pensa-
tori, i quali hanno collo
Stirner una cosi grande affinità intellet-
tuale che data un'analogia di cultura debbono necessariamente
essere condotti ad una sorprendente analogia di resultati teorici
e pratici.

Questa seconda indagine ci porta nel cuore stesso dell'opera
dello
Stirner e ne parleremo tra poco. Per l'altro punto, la più
scrupolosa avvedutezza critica non può rispondere negativamente.

Che sono mai i tre o quatto nomi di agitatori anarchici ora
ricordati, di fronte al numero sterminato degli adepti, il cui nome
si perde dietro l'ombra dell'idea che rappresentano? Lo studioso
del fenomeno anarchico, avendo occasione divedersi cader sot-
t'occhio a più riprese il nome estremamente modesto e gli scritti
spesso altrettanto estremamente infantili di agitatori anarchici
minori, è con tutta facilità preso dall'illusione che quei nomi e
quegli scritti abbiano già il loro posto nella circolazione normale
del pensiero corrente. Ed è quindi facilmente proclive ad ammet-
tere in modo pacifico, che ogni singola manifestazione di quegli

XVI

scrittori sia un resultato individuale di studi freschi ed assidui,
analogo a quello di ogni altro pensatore che si dedichi all'ana-
lisi dei problemi sociali del mondo contemporaneo. Ma accade
invece proprio il contrario. La grande maggioranza dei propagan-
disti spiccioli dell'anarchia, costituisce una complessa irradiazione
uscente spesso da un centro dottrinale comune. Si copiano
l'un
l'altro in una maniera molte volte inverosimile e ciò è favorito
dalla grande copia di traduzioni di opuscoli e piccoli catechismi
divenuti, per così dire, classici in argomento, i quali circolano tra
gruppi anche remotissimi recando la medesima parola d'ordine (1).
Così avviene che la sostanza fondamentale di tali scritti è, molto
più spesso di quello che non si possa credere, attinta dall'opera
dello
Stirner, il quale è uno di questi centri, e forse il principale;
mentre la forma libellistica con che le idee sono rivestite, si plasma
con analoga persistenza sulla violenta fraseologia che rese già ce-
lebre il Proudhon in tutte le fasi della sua vita di pubblicista,
dalle prime memorie sulla proprietà fino agli articoli inseriti nella

(1) Limiterò la prova di quanto dico ad un solo esempio, il quale, natural-
mente, è dei più tipici. Po
chi sapranno che Giovanni Most, agitatore anarchico
direttore della
Freiheit (periodico uscito la prima volta il 3 gennaio del 1879 in
Londra, e che ha subito una serie di peripezie inverosimili), è autore, tra altri
scritti non pochi maggiormente noti, anche di un opuscoletto ateo, il quale è
ricalcato pedissequame
nte sulla falsariga stirneriana. Tale opuscolo fu pubblicato
la prima volta in New-York nel 1883 col titolo rivelatore: Die
Gottespest und
Religionss
euche.
Quante edizioni e traduzioni se ne fecero successivamente? Non
è facile stabilirlo con precisione. Lo Stammhammer, di solito così diligente, (Cfr.
Bibliogr. d. Socialismus
u. Communismus, Jena, Fischer, 1893, p. 154), cita solo
una 7a ed., ancóra New-York,
s. a. (Revolutionäre Volksschriften, I);
ma per quanto mi risulta, si è giunti fino alla 12 d ediz., ibid., 1887 (Interna,
tionale
Bibliothek, n. 3), ristampata nel gennaio 1893. Delle innumerevoli
traduzioni ricorderò appena le seguenti: due inglesi (The deistic
pestilence a. re-
ligions plaque
of man,
1884; God, Heaven a. Hell, 1890: Int. Bibl., n. 14); una
olandese (De
Godspest, La Haye 1890); parecchie francesi (La Peste religeuse: La
critique sociale, Genève, 1888, e in estratto ibid.; Paris, 1892; Bruxelles,
1894, ecc. ); due italiane (La peste religiosa; Bibl. economica, n. 1, Marsala,
1892; Nuovo combattiamo, Genova, 29 sett. -
10 nov. 1888); una spagnuola
in La Voz del
Trabajador, Montevideo, 22 die., 1889; una portoghese (in
Os Barbaros, Coimbra, 1° oct. -15 dic., 1894, e in estratto, ibid., 1895). — Come
si ve
de, pochi libri raggiungono un simile onore, e ciò dimostra ad esuberanza
come alle popolarizzazioni dello
Stirner, se non alla sua opera originale, non
sia mancata una diffusione quasi inverosimile.

XVII

stampa periodica, e specie in Le Peuple e La voix du Peuple:
articoli più tardi raccolti in volumi che possono oggi essere alla
portata di tutti, e quindi anche degli agitatori anarchici (1).

Del resto si comprende benissimo la costanza di questa duplice
derivazione. Se allo
Stirner sono sopravvissute le sue idee, le quali
tanno un aspetto sistematico sufficiente per offrire materia alle
più minute amplificazioni reclamate dai nuovi atteggiamenti sociali
svoltisi dopo un mezzo secolo da che apparve l'opera sua; al
Proudhon invece è sopravvissuta la forma con la quale egli, per
un altro mezzo secolo, recò nel cuore stesso dello svolgimento
politico ed economico della Francia, la dialettica corroditrice di
un iperbolico ideale rivoluzionario. Ed ecco come le predicazioni
anarchiche degli agitatori meno in vista, le quali sono le più dif-
fuse, presentano uno strano amalgama di metafìsica, sofistica te-
desca, colorata con le allucinazioni rettoriche di un libellista fran-
cese; e possono infiltrarsi, come un fluido incoercibile,
anche in
quelle coscienze, non di rado di uomini geniali, che dell'uno e
dell'altro di quei due scrittori conoscono appena o poco più che
il nome fosforescente.

II.

Ma qui mi corre obbligo di fermarmi allo Stirner e, prima di
tutto, di rispondere alla domanda che mi sono già posta: quali,
cioè furono i precedenti teorici dell'opera sua.
L'opera di
Stirner (e pare strano affermarlo) si riconnette con
una rivoluzione teologica, che si operò in Germania nei primi
decenii del secolo scorso, e che trovò il suo suggello nella Vita
di Gesù dello Strauss, la quale, come è noto, apparve nel 1835.

(1) Avrò occasione di dimostrare altrove, con maggior agio, questa carette-
ristica sopravvivenza stilistica del grande pamphlétaire francese, che il Kropotkine
chiama « padre dell'anarchia ». Essa ha ben più valore di una semplice diva ­Razionò
aneddotica, e già il
Marx, nella sua unilaterale ma mirabile critica al
Proudhon, vi si fermò di proposito a lungo (Cfr. Misere de la
philos.; réponse a
la
philos. de la misere de M. Proudhon. Paris, Giard, 1896, pp. 246, 247, 253, e
254). Si può per es., dimostrare che il famoso Toast à là révolution del Proudhon
è la stereotipia di centinaia di opuscoli rivoluzionari posteriori. —
Gli articoli
ricordati nel testo sono raccolti in tre volumi delle
Oeuvres complètes (XVII, XVIII,
XIX Paris, Lacroix, 1870).

STIRNER: L'Unico. — 2:

XVIII

Vuol dunque dire che anche all'opera dello Strauss, non man-
carono larghi precedenti di preparazione. La vecchia teologia, a
somiglianzà dell'ortodossia moderna, non conosceva critica dei
testi biblici, ammetteva che i diversi testi contengono la storia
esatta, e che tale storia sfugge alle leggi se
condo le quali si svol-
gono gli avvenimenti, ossia è di ordine soprannaturale. Il razio-
nalismo sopraggiunto, tenendo fermo il principio delle indiscutibili
verità contenute nella Bibbia, cercò di spiegare gli avvenimenti
come fatti semplici e naturali, indipendentemente da ogni inter-
vento miracoloso
. " Ma siccome, nella realtà, sono evidentemente
miracoli, quelli che gli scrittori biblici raccontano e vogliono rac-
contare, la dimostrazione di cui si trattava offriva difficoltà sin-
golari. Bisognava trovare il mezzo di trasformare i fatti che i nar-
ratori stessi davano
come soprannaturali in fatti naturali, e ciò
senza attentare alla loro essenza storica. Non importa, l'arsenale
del razionalismo era riccamente munito di apparecchi necessari
per questa operazione. La lingua, da sola, offriva già dei mezzi
inesauribili " (1). Ma lo sdrucciolo era pericoloso: si lasciava sussi-
stere la credibilità e l'autorità dei libri santi, ma si faceva del
loro contenuto storico qualche cosa di differente di ciò che è in
realtà. Era un passo rispetto al soprannaturalismo, ma ci si arre-
stava a metà cammino, senza penetrare nell'esame storico degli
scritti biblici.

Lo Schleiermacher e Giorgio Federico Hegel furono i giganti
di questo movimento razionalistico. E quest'ultimo in ispecie ebbe
continuatori che lo seguirono, tanto nel primo periodo del più
rigido razionalismo, come più tardi quando egli fece correre la
parola d'ordine della riconciliazione della fede con la scienza, e
dichiarò a tutto vantaggio dell'idea, che l'elemento storico della
fede era quasi del tutto indifferente e trascurabile.

" Tale era la situazione, continua lo Zeller, allorchè apparve
nel 1835, la Vita di Gesù dello
Strauss. L'eco di questo libro
fu il più straordinario che mai opera teologica abbia avuto in
Germania. Le illusioni della teologia biblica erano d'un tratt
o
solo messe a nudo per mezzo di una critica precisa, inesorabile
che seguiva l'avversario in tutte le sue trincee e mostrava il
nulla

(1) E. ZELLER, Christian Baur et l'école de Tubingue, trad. p. Ch. Ritter, Paris
Bailhère, 1883, p. 88.

XIX

di tutte le sue scappatoie, Il razionalismo vedeva lacerarsi il tessuto
artificiale delle sue esplicazioni cosi dette naturali, il soprannatu-
ralismo vedeva distruggersi il laborioso edificio della
sua apolo-
getica, gli irresoluti d'ogni gradazione si vedevano scossi
nel loro
quietismo e forzati di porre con rigore, di troncare con fermezza
le questioni di cui avevano fino a quel momento evitate le diffi-
coltà con tanta destrezza " (1). E che cosa voleva lo
Strauss?
Egli, ponendo implicitamente una questione di metodo, voleva
che i Vangeli fossero interpretati secondo gli stessi principi, con i
quali si interpretano e si giudicano le altre tradizioni; vale a dire
che alla ricerca critica non si imponessero
r isultati preconcetti,
ma si attendesse da essa medesima i risultati ai quali doveva ar-
rivare. Voleva, insomma, ed applicava il metodo storico, e ciò
equivaleva a relegare la fede al miracolo nella categoria delle ipo-
tesi preconcette (2).

Aperta cosi la via dallo Strauss, un altro studioso il quale,
prima ancóra della comparsa della Vita di Gesù, si era dedicato
con una larghezza sorprendente a quest'ordine di studi, Cristiano
Baur, trovò un terreno favorevole nell'attenzione e nell' interesse
degli studiosi, per portarvi il contributo delle sue indagini per-
sonali. E come il punto di partenza dello
Strauss era stata la filo-
sofia, quello del Baur fu la storia; il lavoro di questo presup-
poneva il lavoro di quello. Restò tuttavia tra i due dotti questa
differenza: che per il Baur la critica della tradizione non fu che
il mezzo di preparare l'opera della ricostruzione storica, mentre
per lo
Strauss l'elemento positivo della storia non fu che il residuo
quasi insignificante delle sue analisi critiche (3). Se lo
Strauss
aveva cercato di combattere dei pregiudizi e di liberare la teo-
logia dalla impossibilità dell'esegesi soprannaturalista e dai gro-
vigli dell'esegesi razionalista; il Baur cercò soprattutto di illumi-
nare di viva luce l'origine e il primo svolgimento del cristianesimo.

Ma dodici anni prima che il Baur pubblicasse appunto quella
minutissima opera di critica storica che è " Cristianesimo dei

(1) Op. cit., p. 94.

(2) Per il mio compito, che è quello di tracciare i precedenti prossimi della
comparsa dell'opera dello Stirner (1845), non mi occorre seguire il successivo
svolgimento del pensiero dello
Strauss, fino al suo testamento materialista con-
te
nuto nell'opera Der alte und der neuve Glaube, uscita assai più tardi, nel 1872.

(3) Cfr. E. ZELLER, op. cit., pp. 100, 101 e segg.

XX

primi tre secoli, la quale uscì nel 1853, un altro scrittore, insof-
ferente di eccessivi scrupoli analitici fondati su diligenti ricerche
di fatto, aveva scosso l'attenzione di tutti con un'opera la quale,
nelle sue stesse linee generali, era piuttosto un ritorno quasi iper-
bolico alle estreme conseguenze del razionalismo, che non un pre-
corrimento o un contributo parallelo alle ultime induzioni storielle
del fondatore della scuola di
Tubinga e dei suoi numerosi di-
scepoli.

L'essenza del Cristianesimo del Feuerbach, al quale precisa-
mente alludo, fu pubbicata nel 1841. Quest'opera fu la semenza
dalla quale derivò tutta l'etica patologica che si riconnette diret-
tamente alla sinistra hegeliana, compreso lo
Stirner. La ragione
di questo fatto assai significativo è tutta riposta nell'indole di
quest'opera e delle altre che il
Feuerbach scrisse (1). 11 suo ateismo
religioso e il suo eudemonismo egoistico non si trovarono affatto
in contrasto col primo movimento del socialismo teoretico di que-
gli anni. Ferdinando
Lassalle era amico del Feuerbach ed erano
concordi, come in una tacita divisione del lavoro, il primo nel
campo economico, l'altro nel campo teologico (2). Sopraggiunto,
dopo appena quattro anni, lo
Stirner con l'opera sua, egli aveva
di già davanti agli occhi un prototipo che gli insegnava come
le più astratte disquisizioni' potessero essere premessa valevole
per arrivare a conclusioni pratiche di etica individuale e sociale.
Bastava esagerare le tinte, perchè l'ateismo razionalist
ico del
Feuerbach, che giovava al socialismo, diventasse l'ateismo dogma-
tico dello
Stirner, che avrebbe giovato al dottrinarismo anarchico.

A tutti sono note le conclusioni del Feuerbach. Egli; partendo

(1) Mi riferisco in particolare ad altre due opere che il Feuerbach scrisse
prima dello Stirner, e che questi conobbe di certo, quantunque limiti le sue cita-
zioni e il suo contradditorio all'Essenza. L'
una è Philosophie und Christenthum,
Leipzig, 1839, e Paîtra Die Religion der Zukunft, la cui prima puntata uscì in
Zürich nel 1843 e la seconda e terza (Nürnberg, Cramer), nel 1844 e '45. — Cfr.
F. UEBERWEG, Grundriss d.
Geschichte d. Philosophie, 6 Aufl., Berlin, Mittler u.
Sohn,
1883, III Bd., pp. 404, 405.

(2) Non accenno minutamente, per esser breve, ad importanti studi sul Fe-
uerbach
del BEYER, del GRÜN, dei BOLIN e del RAU (Cfr. E. ZOCCOLI, I gruppi
ecc., p. 234, n. 28, ed F. UEBERWEG, Grundriss ecc., I
II, p. 405); ma per quanto
ho detto relativamente ai rapporti delle dottrine feuerbachiane col socialismo, si
veda:
FR. ENGELS, L. Feuerbach u. der Ausgang der klassischen deutschen Philoso-
phie. Mit Anhang
; Karl Marx uber Feuerbach vom J. 1845,
Stuttgart, Dietz, 1888.

XXI

da un'analisi storica e psicologica delle origini e dello svolgimento
del cristianesimo, giunse alla conclusione radicale che il sopras-
sensibile e Dio erano illusioni soggettive, proiezioni fantastiche
della personalità umana e del mondo reale di ogni individuo, in
un mondo esteriore. La sola realtà, secondo il Feuerbach è l'uomo
fisiologico coi suoi impulsi, le sue tendenze, i suoi desideri. Cade
quindi ogni giustificazione della religione. L'uomo non ha biso-
gno di Dio, perchè egli solo è Dio di s
è stesso. Il suo interesse
deve essere rivolto al suo esclusivo benessere egoistico, costan-
temente perseguito in un'orbita umana. (1).

(1) Cfr. E. ZOCCOLI, I gruppi ecc., pp. 57 e segg. — Il LANGE (Histoire du
matérialisme,
trad. Pommerol, Paris, Reinwald, 1879, v. II, pp. 96 e segg. e 625,
n. 54) si oppone a quei critici (e specialmente allo SCHALLER, Darstellung u. Kritik
d. Philosophie Feuerbach's,
Leipzig,
1847), i quali concludono che, in rapporto
alla morale, il sistema del Feuerbarch doveva necessariamente metter capo al-
l'egoismo puro. Secondo il
Lange è piuttosto il contrario che si (leve asserire.
Quantunque il
Feuerbach riconoscesse espressamente la morale dell'egoismo teo-
rico, t
uttavia la logica condusse l'insieme del suo sistema ad un risultato diame-
tralmente opposto. Tanto è vero, soggiunge il
Lauge, che la morale del Feuerbach
dovrebbe piuttosto essere designata col pronome sostantivato della seconda per
sona; avendo egli inventato il tuismo! Cadrebbe quindi, secondo il
Lange, l'op-
portunità del ravviciname
nto, non trascurato dallo Schaller e ammesso anche da
me, tra la morale del
Feuerbach e quella dello Stirner. Se alcun ravvicinamento
è possibile, pare piuttosto al
Lange che si dovrebbe essere tentati di ricordare
il
Comte, il cui altruismo differisce da tuismo del Feuerbach solo in questo, che
il primo prende per punto di partenza la società e la sociabilità umana, facen-
done s
caturire la regola morale: « Vivere per gli altri », la quale si appoggia
sul pensiero del dovere verso la società medesima; mentre il
Feuerbach prende
per p
unto di partenza l' individuo, il quale cerca di completarsi per mezzo degli
altri e non è spinto che dall'egoismo ad agire nell' interesse generale. — Tutto
c
io è certamente ingegnoso, ma il Lange fonda la sua ricostruzione feuerbachiana
sui
Grundsatzen d. Philosophie der Zukunft, del 1843 (il Lange incorre in una svista
assegnando loro la data del 1849, cfr,
ibid., p. 91) che lo Stirner, se mai conobbe
d
urante la redazione dell'opera sua, mentre invece potè sfruttare e infatti sfruttò
a piene mani
das Wesen des Christenthums, ove il principio etico dell'egoismo puro
è spiegato senza sottintesi. Del resto il
Lange stesso ammette che il Feuerbach:
« si contraddisse spesso assai grossolanamente », e ciò è sufficiente scusa per la
oscillazione dell'esegesi posteriore, compresa quella dello
Stirner, il quale piu spesso
ricorda il
Feuerbach per opporvisi che non per convenire nelle sue idee. — In
quanto poi alla valu
tazione esatta delle premesse gnoseologiche dell'etica del
Comte non occorre, oggi, niente aggiungere al lavoro definitivo del VANNI, La
teorica d. conoscenza come induzione sociologica e l'esigenza critica del positivismo:
Rivista ital. di sociologia, a. V., fasc. V-VI, pp. 549-602 e specialm. §§
V, VI e XI, XII.

XXII

Questa umanizzazione della divinità non mancò di dilatarsi
anche nel mondo pratico, e del resto vi accennò a più riprese
anche lo stesso
Feuerbach. Se Dio è caduto, anche i principi della
terra devono essere assoggettati allo stesso destino. Come si è
umanizzata
Ja teologia, così deve essere umanizzata la politica. E
ciò valse a sviluppare lo spirito rivoluzionario di quegli anni por-
tandolo al suo massimo esponente, e creando, come è stato ben
detto e come ho anche altrove ricordato, un immenso serbatoio di
energia rivoluzionaria.

La quale però, ove si cercò di tradurla nella pratica (e il ten-
tativo accadde nella Svizzera per opera di Carlo
Marx), fu so-
praffatta da altre correnti, per esempio dal movimento comunista
che in quel torno di tempo si veniva dilatando nella stessa Sviz-
zera, per opera di Guglielmo
Weitling (l); finchè si atteggiò
verso il 1843, nel movimento libertario ed ateo di quella che si
disse la Giovane, Germania, il cui teorico di maggior importanza
fu, come è noto Guglielmo Marr (2).

Perchè gli spunti della negazione atea e della affermazione
egoistica del
Feuerbach giungessero al loro pienosvolgimento, oc-
correva uno scrittore, cui non mancasse la produttività feconda di
formule sofistiche, valevoli a colmare tutti i vani lasciati scoperti
dalla rigorosa induzione logica. E questo scrittore fu Max
Stirner.

Nato a Beyreuth il 25 ottobre del 1806 (il suo vero nome
era Giovanni-Grasparo
Schmidt), studiò filologia e filosofia a Ber-
lino, ove udì lezioni di
Gr. F. Hegel e dello Schleiermacher. La
metafisica del primo e la teologia razionalista del secondo, impres-
sero al suo pensiero quella tendenza all'astrazione, che, da questo
momento, determinò la sua vocazione speculativa e l'orientamento
delle sue idee. Più tardi, passò un anno a
Kulm, e un altro a

(1) Cfr. EM. KALER, Wilhelm Weillng. Seine Agitation und Lehre im geschi-
chtlichen Zusammenhange dargestellt,
Hottingen-Zürich, 1887 (Socialdemokrat.
Biblioth., n.
XI). In questa. monografia sono contenuti larghi estratti della
corrispondenza e degli scritti del Weitli
ng, specie della sua opera principale:
Das Evangelium eines armen Sünders, Bern, Jenni, 1845.

(2) Cfr. WILH. MARR, Das junge Deutschland in der Schweiz. Ein Beitrag zur
Geschichte der geheimen Verbindungen unserer Tage,
Leipzig, Jurany,
1846. — Il
periodico nel quale si riflettevano le idee della junge Deutschland, diretto dal
Marr, aveva il titolo:
Blätter der Gegenwart fur sociales Leben.
Usciva a Losanna, e ne furono pubblicati otto numeri, dal dicembre 1844, al
luglio 1845.

XXIII

Königsberg (ove, probabilmente, sentì ancóra nell'aria l'eco della
parola kantiana), e ritornò di nuovo a Berlino nel 1833, per se-
guire i corsi del Boeckh, del
Lachmann, e soprattutto del Michelet,
il quale rappresentava allora, strenuamente, le tendenze della si-
nistra hegeliana. Non è possibile aggiungere altri particolari.
Questo solo sappiamo, perchè questo solo egli ci ha lasciato detto.
Egli non prese nessuna parte, n
è alla vita attiva, nè alla poli-
tica militante. Condusse gli ultimi anni della vita nella miseria,
dedicandosi a noiosi lavori di compilazione mal retribuiti, e morì
nel
1856 (1),

Il solo libro che lo Stirner scrisse è quello che qui segue
tradotto:
l' Unico e la sua proprietà, il quale fu pubblicato come
ho già accennat
o, nel 1845 (2). L'apparizione dell'opera stirneriana
diede occasione all
'autore di scrivere due articoli polemici, i quali,
unitamente ad altri pochi articoli pubblicati tra il 1842 ed il 1844
nella R
heinesche Zeitung di Carlo Marx e nella Berliner Monats-
schrift
del Buhl, furono poi raccolti, come ho già ricordato in un
volume, per la prima volta nel 1898, dal suo biografo G. E. Mackay.

Sarà ora opportuno ch'io riassuma a brevissimi tratti la dot-
trina stirneriana, perch
è ciò varrà per disporre il lettore paziente
a quello stato d'animo e a quella elasticità critica che occorrono
per comprenderne tutta la portata, senza lasciarsi sopraffare da
quella suggestione della quale ho dato qualche esempio tipico al
principio di queste pagine.

III.

Credo d'aver preparato il lettore a non doversi meravigliare
se quest'opera che vuole fondamentalmente essere un codice per
la condotta pratica dell'uomo singolo, comincia con una recisa ne-

(1) Cfr. E. ZOCCOLI, I gruppi, ecc., pp. 33-35.

(2) L'opera Der Einzige und sein Eigenthum comparve a Lipsia, edita da O.
Wigand, nel 1844, con data del 1845. Una seconda edizione è del 1882. Fu ri-
pubblicata nella Uni
vers. Bibliothek di Lipsia nel 1892, numeri 3057-'60.
N
e furono fatti estratti tedeschi nella Freiheit di New-York del 1892, ed estratti
francesi in
Entretiens politiques et littéraires (1892) e in Mercure de
France
(1892). — Ne sono state fatte due traduzioni francesi compiute: l'una
da
R. L. Reclaire, Paris, Stock, 1900 (Biblioth sociolog., n. 28) e l'altra da,
H. Lasvignes, Paris, édit. de la Revue blanche, 1900.

XXIV

gazione religiosa, la quale, successivamente, si estende anche allo
Stato e si arresta davanti al
l'individuo, per suggerirgli le norme
morali che dovrebbero guidarlo nella vita.

La premessa atea dello Stirner prende consistenza fino dalle
prime pagine
. Diamogli dunque senz'altro la parola.

Osservando gli uomini noi vediamo, egli premette, che tutti
agiscono tenendo d'occhio una loro speciale finalità, che è quasi
sempre qualche cosa di estraneo al loro tornaconto materiale o
spirituale. Chi si sacrifica per Dio, chi per la verità, chi per la
giustizia, chi per la libertà, chi per la patria o il proprio sovrano,
e va dicendo. Ma che cosa sono tutte queste entità astratte che
si oppongono al soddisfacimento del mio egoismo? Prendiamone
una, prendiamo Dio.

Coloro che propongono all'uomo di servire la " causa divina "
dovrebbero saperci dire quali sono i profondi voleri della divinità.
Ma Dio non può mai aver cercato e voluto uno scopo estraneo a
s
è stesso, estraneo alla sua stessa essenza. Se Dio non si dà cura
che di ciò che gli è proprio, e se elimina tutto ciò che contraria
i suoi disegni, vuo
l dire che la causa ch'egli si propone di difen-
dere e di salvaguardare è puramente egoistica. Se tale è il motore
della volontà divina, non v'è ragione che i mortali, i quali per
giunta non godono di tutte le altre
prorogative di Dio, si com-
portino altrimenti, cercando un motivo del loro agire fuori dal
loro egoismo personale.

Quello che si dice di Dio, si può ripetere di tutte le altre
astrazioni che si tirano in campo dagli altruisti, come il popolo,
la libertà, la sovranità e cento altre illusioni che reclamano i
nostri servigi e la nostra devozione. A queste categorie ideolo-
giche è dunque opportuno che io, individuo agente, sostituisca il
mio tornaconto personale, proponendomi uno scopo non generale,
ma unico, come unica è la persona.

I ragionamenti che hanno per iscopo di costruire una sanzione
morale alle azioni umane sono le a estreme concessioni " di una
a teologia di classe ", dalla quale l'individuo deve avere l'energia
di emanciparsi. Tutto ciò è spiegabile qualora si studii lo sviluppo
genetico dell'idea di Dio. L'uomo ha, durante il suo svolgimento
storico e durante il proprio svolgimento individuale, tanto cruda-
mente distinta la propria unità organica dal proprio spirito, che
ha finito per credere che, servendo Dio, avrebbe servito il proprio

XXV

ideale. Ma il cercare fuori della propria personalità ciò che doveva
soddisfarlo, era il mezzo meno adatto per raggiungere lo scopo.

Bisogna estirpare l'idea di Dio fino dalla sua radice, e qua-
lunque sia il luogo ove essa si annida, fosse pure l'essenza stessa
dell' uomo. Mentre la religione si va sforzando da secoli per ren-
dere comprensibile un mondo affatto diverso, lontano dal mondo
attuale e fenomenale, ossia il mondo delle essenze; noi dobbiamo
invece sforzarci di eliminare la contraddizione tra la supposta
na
tura divina e la reale natura umana. Solo quest'ultima dev'essere
tenuta presente. E ciò deve accadere passando sopra alla secolare
servitù di ogni religione naturale e positiva, non escluso il cri-
stianesimo. Ogni attività umana dev'essere sottratta alla passività
della suggestione religiosa, per essere ridonata alla spontaneità
della propria vergine ispirazione.

Questo orientamento religioso del tempo presente estende i
suoi effetti nei sistemi di educazione caldeggiati da coloro i quali
hanno interesse che il presente stato di cose continui per il maggior
tempo possibile. Con l'educazione attuale è già prestabilito, è ob-
bligatorio che Dio, il principe, la moralità e simili debbano susci-
tare in noi una specie di timore, un sentimento di inviolabilità.
Non ci è nemmeno permesso di manifestare un sentimento spon-
taneo contrario che sorga in noi.

Tale uniformità sul modo di condursi della grande maggio-
ranza attuale non depone certo a favore della bontà del metodo
seguito. La società futura dovrà portarsi al polo perfettamente
opposto. Caduto il principio della divinità, cadrà anche la valu-
tazione del delitto, cosi come oggi è inteso, e per conseguenza
la pena. La pena sparirà per lasciar luogo al beneplacito di cia-
scuno eliminando i fantasmi senza consistenza che vengono chia-
mati diritto e giustizia. Che se qualcuno si comporterà verso noi,
corne noi non vogliamo ch'egli si comporti, faremo prevalere la no-
stra potenza. Contro l'uomo si deve difendere solo l'uomo. L'egoista
deve saper rovesciare con mano sacrilega i santi idoli dai loro
piedistalli. Non è una nuova rivoluzione che si avvicina, afferma
lo
Stirner, ma un delitto potente, orgoglioso, senza rispetto, senza
vergogna, senza coscienza, che rumoreggia all'orizzonte, mentre il
cielo gravido di presentimenti si oscura e tace. — E questa è la
prima conseguenza della eliminazione del concetto di divinità.

In quanto allo Stato, lo Stirner comincia col discutere ed ab-

XXVI

battere lo spirito di autorità, quale si manifesta nel tempo presente.
Noi siamo tutti schiavi di un ordine prestabilito di pensieri i quali.
con la loro apparente coerenza logica, dispongono della nostri vo-
lontà e quindi anche della nostra condotta individuale. Lo Stato
è
l'organo concreto di questa costante tirannia.

Esso è una specie di " idea fissa ", tra le più dannose che
abbiano mai turbato la coscienza umana. N
è ad alcuno viene nep-
pure il lontano sospetto che questa idea astratta che chiamamo
Stato potrebbe e dovrebbe esser sottoposta ad un'analisi che ne
farebbe comprendere tutta la c
onsistenza debole e fittizia. E se
effimero è il fondamento dello Stato, altret
tanto deve essere di
tutta la irradiazione di poteri che da esso derivano.

Ora, ogni attività dovrebbe essere rivolta a sfatare la sopposta
autorità dello Stato, insieme a t
utte le serie di pregiudizi che ne
derivano. Tutti gli istituti giuridici ora regolati dallo Stato po-
trebbero, senza danno alcuno, e anzi con u
n sensibile vantaggio
di tutti, essere o soppressi, o regolati secondo le norme della li-
bera iniziativa individuale, mutevoli secondo le circostanze di
tempo, di luogo, di opportunità specifica.

Di fronte al modo col quale, comunemente, è concepito lo Stato
e la sua funzione protettrice della morale comune, è doveroso fare
ogni sforzo per determinare una corrente contraria. All'egoista
deve apparire immorale, esclusivamente tutto ciò che è sanzionato
dalla moralità. La
" morale borghese " è la nemica contro la
quale ogni spirito libero deve esercitare tutta la potenza della
propria energia.

Bisogna dichiarare la guerra a tutto ciò che odiernamente è
consacrato dello Stato, sia l'amore, o la proprietà individuale, o
la incolumità della esistenza umana. Lo Stato è un organismo che
rappresenta un'antimonia costante con la libera attività di ciascuno,
e t
enta legittimare tutte le azioni e tutti i sentimenti di coloro
che, almeno in apparenza gli si mostrano devoti (1). Così per un
esempio la guerra a morte che la borghesia ha dichiarato alla

(1) Il lettore si accorgerà a più riprese anche meglio di quello che non ap-
paia da questa mia sintesi, che quando lo
Stirner parla dello Stato e del di-
ritto, si incontra spesso cogli antichi sofisti della Grecia,
p. es. con Trasimaco
della Repubblica platonica.
Platone fa dire a costui: «... φημλ γαρ εγώ είναι
το δίκαιον ουκ άλλο τι η το του κρείττονος ξυμφέρον (ά,
XII. C. ). E ancora que-
st'altra
affermazione, che è tale e quale una delle- premesse stirneriane: «...

XXVII

miseria, avida di un mutamento sociale, è possibile solo perche lo
Stato sussidia e legalizza la possibilità di una repressione costante
verso coloro che non si adattano a sopportare in pace e in silenzio
la condizione di inferiorità che è fatta loro dall'attuale ordina-
mento sociale.

Tali repressioni costituiscono altrettante vittorie per i bor-
ghesi, i quali non cercano di meglio che di essere protetti. Purchè
questo compito sia adempiuto a tutto loro vantaggio, poco loro
importa la forma specifica che possa assumere lo Stato: si tratti
di regime assoluto, di regime costituzionale o di repubblica. La
certezza della repressione è ciò che solo importa. Ma è necessario
che essa venga esercitata in modo da non generare nessun urto,
nessuna specie di pur leggero turbamento. Si rinuncia alla possi-
bilità di un benessere maggiore, se deve essere acquistato a prezzo
di qualche incertezza, di qualche apprensione. Lo scopo è che viva
e vegeti la mediocrità, il giusto mezzo, la quiete; che sia possi-
bile la consolidazione del capitale, e che questo capitale possa
esercitare una funzione, ossia produrre l'interesse. L'interesse
deve costituire come l'indennizzo per la pena presa per rendere
possibile e sostenere lo Stato borghese. Ecco che: il capitale la-
vora.
Non è un lavoro personale, ma è un lavoro oggettivo, che
si compie indipendentemente dal concorso della attività diretta
dei capitalisti, i qu
ali non hanno altra briga che di asservire e
assoldare le braccia altrui: gli operai salariati. Così dall'errore
dello Stato moderno, alcuni sono beneficati a detrimento di altri
che ne pagano le spese in lavoro, in sofferenze, in servitù.

Poichè la protezione dello Stato giova alla sola borghesia ne
segue che rimane giustificata ogni azione diretta a compierne la
distruzione o ad attenuarne la potenza, per parte di tutti coloro
che non avrebbero niente da perdere.

Chi nulla possiede deve di necessità considerare lo Stato come
Una potenza tutelare di coloro che possiedono. Questo angelo tu-
telare dei capitalisti è un vampiro che succhia il sangue a tutti


τίθεται δε γε τους νόμους εκάστη ή αρχή προς το αύτη ξυμφέρον, δημοκρατία
μεν δημοκρατικούς, ττραννίς δε τυραννικούς, καΐ αϊ όίλλαι ούτω
· θέμεναι δε άπέφηναν
τούτο δίκαιον τοις άρχομένοις αιναι, το σφίοι ξυμφέρον; και τον τούτου έκβαίνοντα
κολάζουσιν ως παρανομούντα τε καΐ αδικουντα....
(ibid., E. ) Ma l'insistere su
questi
ravvicinamenti rai porterebbe troppo per le lunghe.

XXVIII

gli altri, e sarà quindi provvida ogni azione tendente ad elimi-
narlo. Lo stato è fondato sulla schiavitù del lavoro. Che il lavoro
divenga libero e lo Stato sparirà immediatamente.

Alla scomparsa dello Stato corrisponderà la scomparsa di tutte
le tristi conseguenze che ne derivano. Se ora la maggioranza è
ridotta schiava da un gruppo di egoisti spietati, avverrà la libera
concorrenza dell'egoismo contro l'egoismo. Purchè si parta, almeno
una volta, da condizioni uguali, poco importa che si possa giun-
gere a risultati disuguali. Alla peggio, si invertiranno i termini.
E sarà tanto di guadagnato. Solo il socialismo può erroneamente
sognare un'eguaglianza di benessere per tutti, concedendo a tutti
gli stessi mezzi per giungere allo scopo. I mezzi suggeriti dai
socialisti non valgono di più dei danni che si vorrebbero elimi-
nare. Per essi si tratta sempre di un'astrazione autoritaria, la
società, che dovrebbe sostituirsi alla Ubera manifestazione di ogni
singola individualità concreta. I socialisti tolgono ogni diritto
al
l' individuo e ne sopraccaricano fino all'assurdo quel fantasma
astratto e irreale che è la società.

Ma ogni diritto appartiene all'individuo, ed a lui solo ne
spetta l'esercizio pieno e incondizionato. Chi agisce secondo la
spontaneità del proprio dovere, n
è commette furto, se si appropria
le cose supposte di proprietà altrui, n
è commette assassinio, se
elimina l'esistenza di quei suoi simili,
che gli appariscono turba-
tori della libera espansione della sua individualità. Il diritto de-
gli altri