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-- XVI --
scrittori sia un resultato individuale di studi freschi ed assidui,
analogo a quello di ogni altro pensatore che si dedichi all'ana-
lisi dei problemi sociali del mondo contemporaneo. Ma accade
invece proprio il contrario. La grande maggioranza dei propagan-
disti spiccioli dell'anarchia, costituisce una complessa irradiazione
uscente spesso da un centro dottrinale comune. Si copiano l'un
l'altro in una maniera molte volte inverosimile e ciò è favorito
dalla grande copia di traduzioni di opuscoli e piccoli catechismi
divenuti, per così dire, classici in argomento, i quali circolano tra
gruppi anche remotissimi recando la medesima parola d'ordine (1).
Così avviene che la sostanza fondamentale di tali scritti è, molto
più spesso di quello che non si possa credere, attinta dall'opera
dello Stirner, il quale è uno di questi centri, e forse il principale;
mentre la forma libellistica con che le idee sono rivestite, si plasma
con analoga persistenza sulla violenta fraseologia che rese già ce-
lebre il Proudhon in tutte le fasi della sua vita di pubblicista,
dalle prime memorie sulla proprietà fino agli articoli inseriti nella
(1) Limiterò la prova di quanto dico ad un solo esempio, il quale, natural-
mente, è dei pi ù tipici. Pochi sapranno che Giovanni Most, agitatore anarchico
direttore della Freiheit (periodico uscito la prima volta il 3 gennaio del 1879 in
Londra, e che ha subito una serie di peripezie inverosimili), è autore, tra altri
scritti non pochi maggiormente noti, anche di un opuscoletto ateo, il quale è
ricalcato pedissequamente sulla falsariga stirneriana. Tale opuscolo fu pubblicato
la prima volta in New-York nel 1883 col titolo rivelatore: Die Gottespest und
Religionsseuche. Quante edizioni e traduzioni se ne fecero successivamente? Non
è facile stabilirlo con precisione. Lo Stammhammer, di solito così diligente, (Cfr.
Bibliogr. d. Socialismus u. Communismus, Jena, Fischer, 1893, p. 154), cita solo
una 7
a
ed., ancóra New-York, s. a. ( R e v o l u t i o n ä r e V o l k s s c h r i f t e n , I);
ma per quanto mi risulta, si è giunti fino alla 12
d
ediz., ibid., 1887 ( In t er n a ,
t i o n a l e B i b l i o t h e k , n. 3), ristampata nel gennaio 1893. Delle innumerevoli
traduzioni ricorderò appena le seguenti: due inglesi (The deistic pestilence a. re-
ligions plaque of man, 1884; God, Heaven a. Hell, 1890: Int. Bibl., n. 14) ; una
olandese (De Godspest, La Haye 1890); parecchie francesi (La Peste religeuse: La
c r i t i q u e soci ale, Genève, 1888, e in estratto ibid.; Paris, 1892; Bruxelles,
1894, ecc. ); due italiane ( L a peste religiosa; Bi bl. e c o n o m i c a , n. 1, Marsala,
1892; N u o v o c o m b a t t i a m o , Genova, 29 sett. -10 nov. 1888); una spagnuola
in La V o z d e l T r a b a j a d o r , Montevideo, 22 die., 1889; una portoghese (in
Os Ba rba r o s , Coimbra, 1° oct. -15 dic., 1894, e in estratto, ibid., 1895). -- Come
si vede, pochi libri raggiungono un simile onore, e ciò dimostra ad esuberanza
come alle popolarizzazioni dello Stirner, se non alla sua opera originale, non
sia mancata una diffusione quasi inverosimile.
-- XVII --
stampa periodica, e specie in Le Peuple e La voix du Peuple:
articoli più tardi raccolti in volumi che possono oggi essere alla
portata di tutti, e quindi anche degli agitatori anarchici (1).
Del resto si comprende benissimo la costanza di questa duplice
derivazione. Se allo Stirner sono sopravvissute le sue idee, le quali
tanno un aspetto sistematico sufficiente per offrire materia alle
più minute amplificazioni reclamate dai nuovi atteggiamenti sociali
svoltisi dopo un mezzo secolo da che apparve l'opera sua; al
Proudhon invece è sopravvissuta la forma con la quale egli, per
un altro mezzo secolo, recò nel cuore stesso dello svolgimento
politico ed economico della Francia, la dialettica corroditrice di
un iperbolico ideale rivoluzionario. Ed ecco come le predicazioni
anarchiche degli agitatori meno in vista, le quali sono le più dif-
fuse, presentano uno strano amalgama di metafìsica, sofistica te-
desca, colorata con le allucinazioni rettoriche di un libellista fran-
cese; e possono infiltrarsi, come un fluido incoercibile, anche in
quelle coscienze, non di rado di uomini geniali, che dell'uno e
dell'altro di quei due scrittori conoscono appena o poco più che
il nome fosforescente.
II.
Ma qui mi corre obbligo di fermarmi allo Stirner e, prima di
tutto, di rispondere alla domanda che mi sono già posta: quali,
cioè furono i precedenti teorici dell'opera sua.
L'opera di Stirner (e pare strano affermarlo) si riconnette con
una rivoluzione teologica, che si operò in Germania nei primi
decenii del secolo scorso, e che trovò il suo suggello nella Vita
di Gesù dello Strauss, la quale, come è noto, apparve nel 1835.
(1) Avrò occasione di dimostrare altrove, con maggior agio, questa carette-
ristica sopravvivenza stilistica del grande pamphlétaire francese, che il Kropotkine
chiama « padre dell'anarchia ». Essa ha ben più valore di una semplice diva -
Razionò
aneddotica, e già il Marx, nella sua unilaterale ma mirabile critica al
Proudhon, vi si fermò di proposito a lungo (Cfr. Misere de la philos.; réponse a
la philos. de la misere de M. Proudhon. Paris, Giard, 1896, pp. 246, 247, 253, e
254). Si può per es., dimostrare che il famoso Toast à là révolution del Proudhon
è la stereotipia di centinaia di opuscoli rivoluzionari posteriori. -- Gli articoli
ricordati nel testo sono raccolti in tre volumi delle Oeuvres complètes (XVII, XVIII,
XIX Paris, Lacroix, 1870).
STIRNER: L'Unico. -- 2: