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del Cristianesimo, , quale individuo, il principio della storia mo-
derna che non gi una storia di uomini in astratto, ma di indi-
vidui.
L'uomo -- si oppone -- rappresenta l'universale. Ebbene, se
cos , l'individuo e l'egoismo saranno il vero universale poich
tutti sono egoisti e non v'ha alcuno che non debba posporre gli
altri a se stesso. L'ebreo non interamente egoista, perch egli
si d ancora a Jeova: il cristiano nemmeno perch egli vive della
grazia divina ed ad essa soggetto. Tanto l'ebreo quanto il cri-
stiano non soddisfano che a certi loro bisogni, non gi a s stessi:
ciascun di essi egoista a mezzo, mezzo uomo e mezzo ebreo,
mezzo uomo e mezzo cristiano, mezzo padrone e mezzo schiavo.
Per questo ebrei e cristiani si escludono reciprocamente a met,
cio s'affratellano quali uomini, ma si escludono poi quali schiavi
perch entrambi sono schiavi di due padroni diversi. Se potessero
essere egoisti perfetti essi si escluderebbero interamente. Il male
non gi nell'escludersi, ma nell'escludersi solo a met. Per contro
Bauer pensa che ebrei e cristiani non possono considerarsi quali
uomini se non allorquando abbiano ripudiati i caratteri particolari
che li distinguono e riconosciuta quale lor propria l'essenza gene-
rale dell'uomo. A suo modo di vedere l'errore degli ebrei e dei
cristiani sta in ci che essi vogliono essere ed avere alcunch di
proprio, anzich contentarsi d'esser uomini e d'aspirare a cose
umane, ad ottenere cio i " diritti universali dell'uomo ". Egli ri-
tiene che il loro error fondamentale consista nella credenza ch'essi
sono " privilegiati ", che possiedono delle " prerogative "; in ge-
nerale dunque nella loro credenza in un privilegio. Ed egli op-
pone loro il diritto universale dell'uomo.
Il diritto dell'uomo!
L'uomo l'uomo in genere e tale ognuno in quanto uomo.
Ora ognuno dovrebbe possedere gli eterni diritti dell'uomo e
nella perfetta societ democratica o -- come si dovrebbe chia-
marla pi acconciamente -- antropocratica, ne dovrebbe godere,
secondo l'opinione dei comunisti. Ma solo io ho tutto quello che
so procurarmi; quale uomo non ho nulla. Si vorrebbe che all'uomo
convergessero tutte le cose buone, solamente perch'egli ha il nome
di uomo. Ma io proclamer me stesso il mio io, non gi l'ente
uomo.
L'uomo per me non che una mia qualit (o propriet) come
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l'esser maschio o femmina. Gli antichi ponevano l'ideale umano
nel dimostrarsi maschio in tutto il senso della parola; nella " vir-
tus " o , vale a dire nella virilit. Che cosa si dovrebbe pen-
sare di una donna la quale non volesse essere perfettamente donna?
Esser tale non possibile a tutte, e per molte di loro questa sa-
rebbe una mta inarrivabile. " Femmina " ciascuna invece gi
per sua natura: la femminilit la sua qualit, ed essa non ha
bisogno di ricercare la vera femminilit perch gi la possiede. Io
sono uomo allo stesso modo che l'astro astro. Allo stesso modo
che sarebbe ridevole il pretendere dalla terra che essa fosse un
" vero astro ", altrettanto vano il ricercare da me ch'io sia un
vero uomo.
Quando Fichte dice: l' " io tutto." parrebbe ch'egli affermasse
cosa in armonia con la mia tesi. Ma non gi l'io tutto, bens l' io
distrugge tutto -- soltanto l' io che dissolve s stesso, l'io finito
il vero io. Fichte parla dell' io assoluto, ma io parlo di me, dell'io
passeggiero.
Facilmente potrebbe credersi che uomo ed io significhino la
stessa cosa: e pure si vede, per esempio in Feuerbach, che l'espres-
sione " uomo " designa l'io assoluto, la specie, o non l'io singolo
passeggero. Egoismo ed umanit dovrebbero significare la stessa
cosa: e pure a detta di Feuerbach il singolo (l'individuo) non pu
innalzarsi che al disopra delle barriere, della sua individualit,
non al disopra delle leggi, delle disposizioni positive degli esseri
della sua specie (Essenza del cristianesimo, II, pag. 400). Ma
la specie non nulla ; e se il singolo si innalza al disopra delle
barriere della sua individualit, egli ci fa quale singolo, egli
esiste perch si innalza, egli esiste solo perch non rimane fermo;
altrimenti egli non sarebbe o sarebbe morto. L'uomo non che
un ideale; la specie non che un'immagine. Essere un uomo
non vuol gi dire raggiungere l'ideale dell'uomo, bens rappresen-
tare s stesso, un uomo, un singolo. Il mio compito non deve gi
consistere nel ricercare in qual modo io rappresenti l'universal-
mente umano, bens come io sappia soddisfare a me stesso. Io sono
la mia specie: sono senza nome, senza leggi, senza modelli, ecc.
Potr accadere che di me stesso io riesca a fare ben poca cosa ;
ma questo poco tutto, e vale assai pi di quello che potrebbesi
ottenere da me per la forza degli altri con la disciplina della mo-
rale, della religione, delle leggi, dello Stato, ecc. Molto meglio --