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poichè siamo a parlare del meglio -- un fanciullo male educato,
che non uno precocemente saggio; meglio un uomo che fa ogni
cosa di mala voglia, che non uno che si sobbarca a qualunque più
vil carico di buon grado. Al male educato ed al caparbio è an-
cora aperta la via di poter formare se stessi secondo la propria
volontà, mentre il prematuramente saggio e l'accomodevole son
già predestinati ad esser foggiati secondo le esigenze della " spe-
cie ". La specie non rappresenta forse per essi la " destinazione "
o la " vocazione " ? V'ha forse divario nella sostanza in ciò che per
raggiungere l'ideale io rivolga i pensieri all' umanità o che li ri-
volga a Dio o a Cristo? Tutto al più si potrà dire: quell'ideale è
più incolore di questo. Come ogni singolo rappresenta la natura
tutta, così egli rappresenta anche tutta la specie.
Ciò che io sono determina indubbiamente tutto quello che io
faccio, penso, ecc. ; in breve ogni manifestazione della mia per-
sona. L'ebreo, per esempio, non può volere che in tal modo o in
tal'altro, non può insomma rivelarsi che per quello che è ; il cri-
stiano non può manifestarsi che cristianamente. Se ti fosse possi-
bile di non esser nient'altro che ebreo o cristiano, tu certamente
non ti manifesteresti che giudaicamente o cristianamente ; ma poi-
che ciò non è possibile, così con tutto il tuo buon volere tu rimani
un egoista, cioè un peccatore in rapporto a quel tuo concetto. Sic-
come l'egoismo fa capolino da per tutto, così si è ricercato un con-
cetto più perfetto, il quale potesse esprimere interamente tutto
quello che tu sei. E il più perfetto di tali concetti parve essere
l' " uomo ". Quale ebreo tu sei troppo poco, e il giudaismo non
è il tuo fine; l'essere greci o tedeschi non basta: sii un uomo e tu
avrai tutto; poichè tu devi riporre nell'umano ogni tua cura.
Ormai io so quello che devo fare, e posso accingermi a com-
porre il catechismo nuovo. Anche qui il soggetto è nuovamente
sottomesso al predicato, il singolo alla generalità; un'altra volta
è assicurato il dominio di un' idea, un'altra volta sono poste le basi
di una nuova religione. Questo e un progresso nel campo religioso,
e specialmente nel campo cristiano, ma non un passo di più oltre
quel campo.
Un tale passo condurrebbe all'indicibile. Per l'io il misero lin-
guaggio non ha alcuna parola, e la parola, il " logos ", applicato
all' io è semplicemente un' espressione vana.
Si ricerca lu mia essenza, e la si ritrova nell' uomo.
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Io ripugno a me stesso; sento paura e schifo di me stesso;
non basto a me stesso; non faccio abbastanza per me stesso. Da
tali sentimenti scaturisce la dissoluzione dell' io, l'autocritica. In-
cominciata con la rinnegazione dell' io, la religiosità si chiude colla
autocritica assoluta.
Io sono ossesso e voglio liberarmi dallo a spirito maligno ".
In qual modo ci riescirò? Io commetterò a cuor leggero il pec-
cato più tristo agli occhi d'un buon cristiano, il peccato contro
lo spirito santo. " Chi bestemmia contro lo spirito santo, non sarà
perdonato in eterno, e si renderà meritevole di dannazione senza
fine ". Io non domando perdono e non temo il giudizio uni-
versale.
L'uomo è l'ultimo spirito maligno, l'ultimo tristo fantasma,
il più terribile degli ingannatori, il più astuto mentitore dal viso
falsamente ingenuo, il padre della menzogna.
Rivolgendosi contro le pretese ed i concetti del presente, l'e-
goista traduce inesorabilmente in atto la più smisurata profana-
zione.
Nulla gli è sacro !
Sarebbe stolto affermare che non vi sia alcun potere supe-
riore al mio. Tuttavia la posizione che io assumerò di fronte a
quel potere superiore sarà ben differente da quella che si assu-
meva nelle età religiose. Io sarò l'avversario d'ogni potere supe-
riore, mentre la religione c' insegnava a cercar d'amicarcelo con
l'adulazione e con l'umiliazione.
Il profanatore adoprerà le sue forze contro ogni timor di
Dio, poichè il timor di Dio lo costringerebbe a venerare ogni cosa
tenuta per sacra. Che sia Dio o l'uomo che nell'uomo-Dio eser-
cita il potere sacro, che noi alla santità di Dio o a quella del-
l'uomo rivolgiamo i nostri omaggi, ciò nulla importa all'essenza
del timor di Dio : l'uomo divenuto essere supremo sarà oggetto
della stessa venerazione che il Dio : entrambi ricercheranno da
noi e ci imporranno timore e rispetto.
Il vero timore di Dio da lungo tempo è scosso : un ateismo
più o meno cosciente, riconoscibile per un diffuso anticlericalismo,
è divenuto involontariamente di moda. Però quello che fu tolto
a Dio fu aggiunto all' uomo, e la potenza dell' umanità s'accrebbe
in proporzione di ciò che veniva a mancare alla religione; " l'uo-
mo " è il Dio dell'oggi e il timore dell'uomo è sottentrato al ti-
mor di Dio.