< prev
next>
-- XVIII --
Vuol dunque dire che anche all'opera dello Strauss, non man-
carono larghi precedenti di preparazione. La vecchia teologia, a
somiglianzà dell'ortodossia moderna, non conosceva critica dei
testi biblici, ammetteva che i diversi testi contengono la storia
esatta, e che tale storia sfugge alle leggi secondo le quali si svol-
gono gli avvenimenti, ossia è di ordine soprannaturale. Il razio-
nalismo sopraggiunto, tenendo fermo il principio delle indiscutibili
verità contenute nella Bibbia, cercò di spiegare gli avvenimenti
come fatti semplici e naturali, indipendentemente da ogni inter-
vento miracoloso. " Ma siccome, nella realtà, sono evidentemente
miracoli, quelli che gli scrittori biblici raccontano e vogliono rac-
contare, la dimostrazione di cui si trattava offriva difficoltà sin-
golari. Bisognava trovare il mezzo di trasformare i fatti che i nar-
ratori stessi davano come soprannaturali in fatti naturali, e ciò
senza attentare alla loro essenza storica. Non importa, l'arsenale
del razionalismo era riccamente munito di apparecchi necessari
per questa operazione. La lingua, da sola, offriva già dei mezzi
inesauribili " (1). Ma lo sdrucciolo era pericoloso: si lasciava sussi-
stere la credibilità e l'autorità dei libri santi, ma si faceva del
loro contenuto storico qualche cosa di differente di ciò che è in
realtà. Era un passo rispetto al soprannaturalismo, ma ci si arre-
stava a metà cammino, senza penetrare nell'esame storico degli
scritti biblici.
Lo Schleiermacher e Giorgio Federico Hegel furono i giganti
di questo movimento razionalistico. E quest'ultimo in ispecie ebbe
continuatori che lo seguirono, tanto nel primo periodo del più
rigido razionalismo, come più tardi quando egli fece correre la
parola d'ordine della riconciliazione della fede con la scienza, e
dichiarò a tutto vantaggio dell'idea, che l'elemento storico della
fede era quasi del tutto indifferente e trascurabile.
" Tale era la situazione, continua lo Zeller, allorchè apparve
nel 1835, la Vita di Gesù dello Strauss. L'eco di questo libro
fu il più straordinario che mai opera teologica abbia avuto in
Germania. Le illusioni della teologia biblica erano d'un tratto
solo messe a nudo per mezzo di una critica precisa, inesorabile
che seguiva l'avversario in tutte le sue trincee e mostrava il nulla
(1) E. ZELLER, Christian Baur et l'école de Tubingue, trad. p. Ch. Ritter, Paris
Bailhère, 1883, p. 88.
-- XIX --
di tutte le sue scappatoie, Il razionalismo vedeva lacerarsi il tessuto
artificiale delle sue esplicazioni cosi dette naturali, il soprannatu-
ralismo vedeva distruggersi il laborioso edificio della sua apolo-
getica, gli irresoluti d'ogni gradazione si vedevano scossi nel loro
quietismo e forzati di porre con rigore, di troncare con fermezza
le questioni di cui avevano fino a quel momento evitate le diffi-
coltà con tanta destrezza " (1). E che cosa voleva lo Strauss?
Egli, ponendo implicitamente una questione di metodo, voleva
che i Vangeli fossero interpretati secondo gli stessi principi, con i
quali si interpretano e si giudicano le altre tradizioni; vale a dire
che alla ricerca critica non si imponessero r isultati preconcetti,
ma si attendesse da essa medesima i risultati ai quali doveva ar-
rivare. Voleva, insomma, ed applicava il metodo storico, e ciò
equivaleva a relegare la fede al miracolo nella categoria delle ipo-
tesi preconcette (2).
Aperta cosi la via dallo Strauss, un altro studioso il quale,
prima ancóra della comparsa della Vita di Gesù, si era dedicato
con una larghezza sorprendente a quest'ordine di studi, Cristiano
Baur, trovò un terreno favorevole nell'attenzione e nell' interesse
degli studiosi, per portarvi il contributo delle sue indagini per-
sonali. E come il punto di partenza dello Strauss era stata la filo-
sofia, quello del Baur fu la storia; il lavoro di questo presup-
poneva il lavoro di quello. Restò tuttavia tra i due dotti questa
differenza: che per il Baur la critica della tradizione non fu che
il mezzo di preparare l'opera della ricostruzione storica, mentre
per lo Strauss l'elemento positivo della storia non fu che il residuo
quasi insignificante delle sue analisi critiche (3). Se lo Strauss
aveva cercato di combattere dei pregiudizi e di liberare la teo-
logia dalla impossibilità dell'esegesi soprannaturalista e dai gro-
vigli dell'esegesi razionalista; il Baur cercò soprattutto di illumi-
nare di viva luce l'origine e il primo svolgimento del cristianesimo.
Ma dodici anni prima che il Baur pubblicasse appunto quella
minutissima opera di critica storica che è " Cristianesimo dei
(1) Op. cit., p. 94.
(2) Per il mio compito, che è quello di tracciare i precedenti prossimi della
comparsa dell'opera dello Stirner (1845), non mi occorre seguire il successivo
svolgimento del pensiero dello Strauss, fino al suo testamento materialista con-
tenuto nell'opera Der alte u nd der neuve Glaube, uscita assai più tardi, nel 1872.
(3) Cfr. E. ZELLER, op. cit., pp. 100, 101 e segg.