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gazione religiosa, la quale, successivamente, si estende anche allo
Stato e si arresta davanti all'individuo, per suggerirgli le norme
morali che dovrebbero guidarlo nella vita.
La premessa atea dello Stirner prende consistenza fino dalle
prime pagine. Diamogli dunque senz'altro la parola.
Osservando gli uomini noi vediamo, egli premette, che tutti
agiscono tenendo d'occhio una loro speciale finalità, che è quasi
sempre qualche cosa di estraneo al loro tornaconto materiale o
spirituale. Chi si sacrifica per Dio, chi per la verità, chi per la
giustizia, chi per la libertà, chi per la patria o il proprio sovrano,
e va dicendo. Ma che cosa sono tutte queste entità astratte che
si oppongono al soddisfacimento del mio egoismo? Prendiamone
una, prendiamo Dio.
Coloro che propongono all'uomo di servire la " causa divina "
dovrebbero saperci dire quali sono i profondi voleri della divinità.
Ma Dio non può mai aver cercato e voluto uno scopo estraneo a
sè stesso, estraneo alla sua stessa essenza. Se Dio non si dà cura
che di ciò che gli è proprio, e se elimina tutto ciò che contraria
i suoi disegni, vuol dire che la causa ch'egli si propone di difen-
dere e di salvaguardare è puramente egoistica. Se tale è il motore
della volontà divina, non v'è ragione che i mortali, i quali per
giunta non godono di tutte le altre prorogative di Dio, si com-
portino altrimenti, cercando un motivo del loro agire fuori dal
loro egoismo personale.
Quello che si dice di Dio, si può ripetere di tutte le altre
astrazioni che si tirano in campo dagli altruisti, come il popolo,
la libertà, la sovranità e cento altre illusioni che reclamano i
nostri servigi e la nostra devozione. A queste categorie ideolo-
giche è dunque opportuno che io, individuo agente, sostituisca il
mio tornaconto personale, proponendomi uno scopo non generale,
ma unico, come unica è la persona.
I ragionamenti che hanno per iscopo di costruire una sanzione
morale alle azioni umane sono le a estreme concessioni " di una
a teologia di classe ", dalla quale l'individuo deve avere l'energia
di emanciparsi. Tutto ciò è spiegabile qualora si studii lo sviluppo
genetico dell'idea di Dio. L'uomo ha, durante il suo svolgimento
storico e durante il proprio svolgimento individuale, tanto cruda-
mente distinta la propria unità organica dal proprio spirito, che
ha finito per credere che, servendo Dio, avrebbe servito il proprio
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ideale. Ma il cercare fuori della propria personalità ciò che doveva
soddisfarlo, era il mezzo meno adatto per raggiungere lo scopo.
Bisogna estirpare l'idea di Dio fino dalla sua radice, e qua-
lunque sia il luogo ove essa si annida, fosse pure l'essenza stessa
dell' uomo. Mentre la religione si va sforzando da secoli per ren-
dere comprensibile un mondo affatto diverso, lontano dal mondo
attuale e fenomenale, ossia il mondo delle essenze; noi dobbiamo
invece sforzarci di eliminare la contraddizione tra la supposta na
tura divina e la reale natura umana. Solo quest'ultima dev'essere
tenuta presente. E ciò deve accadere passando sopra alla secolare
servitù di ogni religione naturale e positiva, non escluso il cri-
stianesimo. Ogni attività umana dev'essere sottratta alla passività
della suggestione religiosa, per essere ridonata alla spontaneità
della propria vergine ispirazione.
Questo orientamento religioso del tempo presente estende i
suoi effetti nei sistemi di educazione caldeggiati da coloro i quali
hanno interesse che il presente stato di cose continui per il maggior
tempo possibile. Con l'educazione attuale è già prestabilito, è ob-
bligatorio che Dio, il principe, la moralità e simili debbano susci-
tare in noi una specie di timore, un sentimento di inviolabilità.
Non ci è nemmeno permesso di manifestare un sentimento spon-
taneo contrario che sorga in noi.
Tale uniformità sul modo di condursi della grande maggio-
ranza attuale non depone certo a favore della bontà del metodo
seguito. La società futura dovrà portarsi al polo perfettamente
opposto. Caduto il principio della divinità, cadrà anche la valu-
tazione del delitto, cosi come oggi è inteso, e per conseguenza
la pena. La pena sparirà per lasciar luogo al beneplacito di cia-
scuno eliminando i fantasmi senza consistenza che vengono chia-
mati diritto e giustizia. Che se qualcuno si comporterà verso noi,
corne noi non vogliamo ch'egli si comporti, faremo prevalere la no-
stra potenza. Contro l'uomo si deve difendere solo l'uomo. L'egoista
deve saper rovesciare con mano sacrilega i santi idoli dai loro
piedistalli. Non è una nuova rivoluzione che si avvicina, afferma
lo Stirner, ma un delitto potente, orgoglioso, senza rispetto, senza
vergogna, senza coscienza, che rumoreggia all'orizzonte, mentre il
cielo gravido di presentimenti si oscura e tace. -- E questa è la
prima conseguenza della eliminazione del concetto di divinità.
In quanto allo Stato, lo Stirner comincia col discutere ed ab-