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battere lo spirito di autorità, quale si manifesta nel tempo presente.
Noi siamo tutti schiavi di un ordine prestabilito di pensieri i quali.
con la loro apparente coerenza logica, dispongono della nostri vo-
lontà e quindi anche della nostra condotta individuale. Lo Stato
è l'organo concreto di questa costante tirannia.
Esso è una specie di " idea fissa ", tra le più dannose che
abbiano mai turbato la coscienza umana. Nè ad alcuno viene nep-
pure il lontano sospetto che questa idea astratta che chiamamo
Stato potrebbe e dovrebbe esser sottoposta ad un'analisi che ne
farebbe comprendere tutta la consistenza debole e fittizia. E se
effimero è il fondamento dello Stato, altrettanto deve essere di
tutta la irradiazione di poteri che da esso derivano.
Ora, ogni attività dovrebbe essere rivolta a sfatare la sopposta
autorità dello Stato, insieme a tutte le serie di pregiudizi che ne
derivano. Tutti gli istituti giuridici ora regolati dallo Stato po-
trebbero, senza danno alcuno, e anzi con un sensibile vantaggio
di tutti, essere o soppressi, o regolati secondo le norme della li-
bera iniziativa individuale, mutevoli secondo le circostanze di
tempo, di luogo, di opportunità specifica.
Di fronte al modo col quale, comunemente, è concepito lo Stato
e la sua funzione protettrice della morale comune, è doveroso fare
ogni sforzo per determinare una corrente contraria. All'egoista
deve apparire immorale, esclusivamente tutto ciò che è sanzionato
dalla moralità. La " morale borghese " è la nemica contro la
quale ogni spirito libero deve esercitare tutta la potenza della
propria energia.
Bisogna dichiarare la guerra a tutto ciò che odiernamente è
consacrato dello Stato, sia l'amore, o la proprietà individuale, o
la incolumità della esistenza umana. Lo Stato è un organismo che
rappresenta un'antimonia costante con la libera attività di ciascuno,
e tenta legittimare tutte le azioni e tutti i sentimenti di coloro
che, almeno in apparenza gli si mostrano devoti (1). Così per un
esempio la guerra a morte che la borghesia ha dichiarato alla
(1) Il lettore si accorgerà a più riprese anche meglio di quello che non ap-
paia da questa mia sintesi, che quando lo Stirner parla dello Stato e del di-
ritto, si incontra spesso cogli antichi sofisti della Grecia, p. es. con Trasimaco
della Repubblica platonica. Platone fa dire a costui: « . . .
(, XII. C. ). E ancora que-
st'altra affermazione, che è tale e quale una delle- premesse stirneriane: «...
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miseria, avida di un mutamento sociale, è possibile solo perche lo
Stato sussidia e legalizza la possibilità di una repressione costante
verso coloro che non si adattano a sopportare in pace e in silenzio
la condizione di inferiorità che è fatta loro dall'attuale ordina-
mento sociale.
Tali repressioni costituiscono altrettante vittorie per i bor-
ghesi, i quali non cercano di meglio che di essere protetti. Purchè
questo compito sia adempiuto a tutto loro vantaggio, poco loro
importa la forma specifica che possa assumere lo Stato: si tratti
di regime assoluto, di regime costituzionale o di repubblica. La
certezza della repressione è ciò che solo importa. Ma è necessario
che essa venga esercitata in modo da non generare nessun urto,
nessuna specie di pur leggero turbamento. Si rinuncia alla possi-
bilità di un benessere maggiore, se deve essere acquistato a prezzo
di qualche incertezza, di qualche apprensione. Lo scopo è che viva
e vegeti la mediocrità, il giusto mezzo, la quiete; che sia possi-
bile la consolidazione del capitale, e che questo capitale possa
esercitare una funzione, ossia produrre l'interesse. L'interesse
deve costituire come l'indennizzo per la pena presa per rendere
possibile e sostenere lo Stato borghese. Ecco che: il capitale la-
vora.
Non è un lavoro personale, ma è un lavoro oggettivo, che
si compie indipendentemente dal concorso della attività diretta
dei capitalisti, i quali non hanno altra briga che di asservire e
assoldare le braccia altrui: gli operai salariati. Così dall'errore
dello Stato moderno, alcuni sono beneficati a detrimento di altri
che ne pagano le spese in lavoro, in sofferenze, in servitù.
Poichè la protezione dello Stato giova alla sola borghesia ne
segue che rimane giustificata ogni azione diretta a compierne la
distruzione o ad attenuarne la potenza, per parte di tutti coloro
che non avrebbero niente da perdere.
Chi nulla possiede deve di necessità considerare lo Stato come
Una potenza tutelare di coloro che possiedono. Questo angelo tu-
telare dei capitalisti è un vampiro che succhia il sangue a tutti
,
, , ·
, ;
.... (ibid., E. ) Ma l'insistere su
questi ravvicinamenti rai porterebbe troppo per le lunghe.