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superiore o supremo : in somma, non un amore egoistico, ma un
amore religioso, inspirato dalla superstizione.
Se noi vogliamo rendere libero il mondo da molti servaggi
dobbiamo a ci indurci per amor nostro, e non gi per amore del
mondo stesso : poich, non essendo dei redentori per professione
o per " amore ", noi non miriamo ad altro che a guadagnare il
mondo a noi. Noi vogliamo ridurlo in nostra propriet, non pi
esso deve appartenere a Dio (alla Chiesa), alla legge (allo Stato),
bens a noi; perci noi miriamo a " guadagnarcelo " ad " attrarlo
a noi " e quindi a rendere vana la forza ch'esso dispiega contro
di noi, con l'andargli incontro e sottometterci a lui non appena
sar nostro. Quando sar nostro, esso non user della sua forza
contro di noi, bens con noi. Il mio egoismo ha interesse che il
mondo sia libero perch in tale guisa soltanto esso pu divenire
una mia propriet
Lo stato primitivo dell'uomo non nell'isolamento o nella
solitudine, ma nella societ. Con la pi intima delle relazioni
sociali ha principio la nostra esistenza, poich prima ancora di
respirare noi viviamo legati alla madre; usciti alla luce noi ci
troviamo nuovamente attaccati al seno d'un essere umano, il cui
amore ci culla nei nostri sogni, guida i nostri primi passi e ci lega
a se con mille vincoli. La societ il nostro stato secondo natura.
Per ci appunto quanto pi procediamo nell'arte di conoscer noi
stessi tanto pi l'antico intimo legame si allenta e il primitivo
stato sociale si dissolve. La madre costretta a strappar ai giochi
degli amici nella strada, la creatura che un di port nel grembo,
se talvolta risente il bisogno d'averla presso lei. Il bambino pre-
ferisce la compagnia dei suoi pari ad una societ ch'egli non ha
ricercata ma nella quale e solamente nato.
Ma dal dissolvimento della societ sorge l'associazione. E
ben vero che anche con l'associazione una societ si forma, ma
solamente a quel modo che da un pensiero nasce un'idea fissa,
con la quale si strema la stessa energia del pensare -- questa
ripresa senza tregua di tutti i pensieri che vanno associandosi e
componendosi in unit ideali. Quando un'associazione s' cristal-
lizzata in una societ, essa ha cessato d'essere un'associazione;
poich associazione significa un incessante adunarsi degli uomini
tra loro ; allora che tale fiotto continuo si arresta l'associazione
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morta, un cadavere che si trasforma in societ o comunit.
Un esempio appropriato di ci ci offre lo studio dei partiti.
Che una societ, mettiamo lo Stato, menomi la mia libert,
ci non mi move gran fatto a sdegno. Son gi pur troppo avvezzo
a tollerare che la mia libert sia limitata nelle pi diverse guise,
da ognuno ch' pi forte di me, dal mio prossimo in generale ;
se pur fossi l'autocrate moscovita, non potrei per questo ancor
dire di godere d' un assoluta libert. Ma ci che mi proprio, la
mia individualit, non tollero che mi venga tolta. E quella ap-
punto presa di mira dalla societ, quella appunto deve soccom-
bere alla sua potenza.
Un'associazione, invece, alla quale m'ascrivo, mi toglie si al-
cune libert, ma altre in cambio me ne concede: e nulla rileva
che io stesso mi privi d'una libert pi tosto che d'un altra: ci
che io voglio custodire gelosamente la mia individualit. Ogni
societ, a seconda delle forze di cui dispone, pi o meno incli-
nata a diventare un'autorit pei membri che la compongono e a
limitare la libert degli altri, essa esige e deve esigere dai propr
membri una cieca obbedienza, una assoluta soggezione, in forza
della quale soltanto essa esiste. Tutto ci non esclude una certa
tolleranza; al contrario: la societ accetta tutti quei consigli e
quei biasimi che le potranno giovare ; per il biasimo dev'essere
rispettoso ed espresso a " fin di bene " non gi " irriverente e
impertinente " : con altre parole, non si deve, toccare alla sostanza
che vuol essere tenuta come cosa a sacra ". La societ esige che
i suoi membri non oltrepassino i confini che ella ha loro asse-
gnati e non tentino d'innalzarsi sopra di essa, vuole anzi che
essi rimangono entro i " limiti della legalit " vale a dire che non
si permettano altre cose da quelle in fuori che son permesse da
lei e dalle sue leggi.
Ma altra cosa che per mezzo di una consociazione si limiti
la mia libert, altra che s'attenti alla mia propriet. Nel primo
caso la societ agisce come un contraente. Ma quando per essa
e minacciata, la propriet, la societ rappresenta un potere a s,
un potere superiore al mio, qualche cosa d'innaccessibile per me
che mi si permette d'ammirare, d'adorare, di venerare e di rispet-
tare, ma che non posso soggiogare e alla cui autorit io mi ras-
segno. Quella societ sussiste in virt della mia rassegnazione,
della rinunzia di me stesso, della mia virt : di tutto ci in somma