< prev next>

-- XXVIII --
gli altri, e sarà quindi provvida ogni azione tendente ad elimi-
narlo. Lo stato è fondato sulla schiavitù del lavoro. Che il lavoro
divenga libero e lo Stato sparirà immediatamente.
Alla scomparsa dello Stato corrisponderà la scomparsa di tutte
le tristi conseguenze che ne derivano. Se ora la maggioranza è
ridotta schiava da un gruppo di egoisti spietati, avverrà la libera
concorrenza dell'egoismo contro l'egoismo. Purchè si parta, almeno
una volta, da condizioni uguali, poco importa che si possa giun-
gere a risultati disuguali. Alla peggio, si invertiranno i termini.
E sarà tanto di guadagnato. Solo il socialismo può erroneamente
sognare un'eguaglianza di benessere per tutti, concedendo a tutti
gli stessi mezzi per giungere allo scopo. I mezzi suggeriti dai
socialisti non valgono di più dei danni che si vorrebbero elimi-
nare. Per essi si tratta sempre di un'astrazione autoritaria, la
società, che dovrebbe sostituirsi alla Ubera manifestazione di ogni
singola individualità concreta. I socialisti tolgono ogni diritto
all' individuo e ne sopraccaricano fino all'assurdo quel fantasma
astratto e irreale che è la società.
Ma ogni diritto appartiene all'individuo, ed a lui solo ne
spetta l'esercizio pieno e incondizionato. Chi agisce secondo la
spontaneità del proprio dovere, nè commette furto, se si appropria
le cose supposte di proprietà altrui, nè commette assassinio, se
elimina l'esistenza di quei suoi simili, che gli appariscono turba-
tori della libera espansione della sua individualità. Il diritto de-
gli altri è anche il mio diritto, e io non sono tenuto a rispettarlo.
Se a qualcuno dà noia che io uniformi la mia attività a questo
principio, faccia altrettanto per proprio conto.
Attraverso questa interminabile catena di argomentazioni
fallaci lo Stirner arriva all'individuo, cui impone gl'imperativi
della sua disciplina egoistica.
Di mano in mano che l'individuo procede negli anni, l'ideale
altruistico della giovinezza passa in seconda linea, e l'uomo si
incammina sulla china egoistica del soddisfacimento dei propri
bisogni, ad esclusione anche, se occorre, dell' interesse altrui.
Questo primo germe d'egoismo dovrebbe sempre finire col diven-
tare il motore costante e fedele di tutte le azioni umane. Giac-
chè la stessa natura determina spontaneamente la nostra linea di
condotta, ogni individuo dovrebbe costantemente secondarla. Nè
basta. Siccome ciò sarebbe ancora poco per differenziare l'indi-
-- XXIX --
viduo dalla grande massa di coloro che si limitano ad essere
schiavi delle loro tendenze, occorre che egli si renda consapevole
del modo e del mezzo che può condurlo al miglior uso del suo
istinto egoistico; sia rilevando dalla storia la maggior parte di
felicità toccata a quegli uomini che si innalzarono sopra tutte le
convenienze sociali e politiche del loro tempo, sia tenendo l'oc-
chio alle condizioni specifiche del momento attuale.
Ogni singolo individuo deve romperla per sempre con tutte
le ipocrisie, cominciando dai più intimi rapporti della vita quoti-
diana, per salire a grado a grado ai più complessi rapporti della
vita politica sociale. Sarà bene scegliere i mezzi più rapidi e
pronti. Un contributo immediato lo può dare ognuno, cominciando
col modificare la propria condotta rispetto all'amore sessuale. L'im-
purità sensuale, di qualunque genere essa sia, non importa una
infrazione ad alcuna legge morale, o se anche così fosse, non vale
la pena di tenerne conto.
La stessa libertà di criterio deve aver luogo per ogni altro
rapporto sociale. Così, se il cercare di raggiungere il bene pub-
blico o il bene dei poveri è morale, sarà anche morale l'omicidio
e il furto, qualora siano commessi con la buona fede che possano
giovare al conseguimento di questi scopi. Se lo scopo è morale,
il mezzo non può essere immorale.
Chi intende di rimanere fedele al principio della morale che
prescrive di cercare ovunque e sempre il bene, deve essere con-
dotto a domandarsi se, in alcun caso, l'omicidio non può giungere
a realizzare questo bene. Nel caso affermativo si deve render le-
cito tale omicidio, dal quale è derivato il bene. Vi è dunque un
a omicidio morale ", tutte le volte che esso è disinteressato, e
non ha altro obbiettivo che il bene. Tanto più morale poi è l'omi-
cidio, quando costituisce un castigo, una pena, una esecuzione,
inflitta da un individuo, e per la quale egli rischia la propria li-
bertà o la propria vita.
Qualora questo e analoghi convincimenti fossero diffusi, si
porterebbe un colpo fatale all' ordinamento gerarchico, economico
ed intellettuale che impera sulla società presente. Siccome la ge-
rarchla consolida di giorno in giorno le sue basi per mezzo della
predicazione dell'amore e della rinuncia, non basta opporle l'iner-
zia nè credere che sia sufficiente a vincerne gli effetti disastrosi la
naturale ostilità che essa incontra in ogni essere normale, non