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Ebbene, è chiaro che Dio non si occupa che delle cose sue, non
pensa che a sè stesso e non vede che sè stesso; guai a tutto ciò
che contrasta a' suoi disegni. Egli non serve ad uno più alto di
lui e non cerca di soddisfare che sè stesso. La sua è una causa
prettamente egoistica.
Osserviamo un po' la causa dell' umanità che si vorrebbe faces-
simo nostra. E forse quella d'alcuno a lei estraneo; l' umanità serve
forse ad una causa superiore? No, l'umanità non vede che se
stessa, essa non è ad altro intenta che a favorire se medesima, nè ha,
ali'infuori della propria, causa alcuna. Nell'intento di svilup-
parsi, essa fa che popoli ed individui si logorino, ed allorquando
questi hanno compiuto il loro ufficio, essa per tutta riconoscenza li
getta nel letamaio della storia. Non è forse la causa dell'umanità
una causa prettamente egoistica?
Non ho bisogno di dimostrare a coloro che ci vorrebbero im-
porre la propria causa, che col far ciò essi si dimostrano teneri
della lor salute, non già della nostra. Osservate gli altri. Forse
che la Verità, la Libertà, l'Umanità richiedono da voi altre cose
se non che v' infervoriate per loro e serviate a' lor fini ?
In ciò essi trovano tutto il lor vantaggio. Osservate un po'
il popolo tutelato dai patriotti a tutta prova. I patriotti cadono
nelle battaglie cruente e nella lotta colla fame e colla miseria;
forse che il popolo si commuove perciò? Grazie al concime dei
loro cadaveri esso diviene un popolo fiorente! Gli individui son
morti per " la grande causa del popolo " che paga il suo debito
con alcune parole di ringraziamento, e ne trae tutto il profitto
che può. Ecco un egoismo che frutta !
Ma osservate un po' quel sultano, che provvede con tanto af-
fetto ai " suoi ". Non è egli forse l'imagine più schietta del di
sinteresse? non sacrifica egli forse incessantemente sè stesso al
bene dei suoi? Si, proprio dei suoi! Prova un po' a fargli capire
che non sei suo bensì tuo: in premio dell'esserti sottratto al suo
egoismo, tu sarai gettato in una carcere. Il sultano non conosce
altra causa che la propria: egli è per sè il tutto nel tutto, è l'u-
nico, e non consente ad alcuno di non essere dei " suoi ".
E da tutti questi esempi illustri non volete apprendere che il
miglior partito è quello dell'egoista? Io per mio conto faccio tesoro
di queste lezioni e piuttosto che servire disinteressatamente a
quei grandi egoisti, voglio essere l'egoista io stesso.
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Dio e l'umanità non hanno risposto la loro causa che in sè
stessi. Epperciò voglio riporre anch'io in me stesso la mia causa,
io, che, al pari di Dio, sono nulla per ogni altra cosa, e per me
sono il mio tutto, l'unico.
Se Dio e l'umanità son ricchi abbastanza per esser tutto a sè
stessi, io sento che a me manca ancor meno e che non potrò la-
gnarmi della mia " vanità ". Io non sono già il nulla del vacuo,
bensì il nulla creatore, il nulla dal quale io stesso creo ogni cosa.
Lungi dunque da me ogni causa, che non sia propriamente e
interamente la mia! Voi pensate che la mia causa debba essere
per lo meno la " buona causa "? Ma che buono, ma che cattivo !
Io sono per me stesso la mia causa, ed io non sono nè buono ne
cattivo. Tutto ciò per me non ha senso alcuno.
Il divino è cosa di Dio, l'umano dell' " uomo ". La mia causa
non è divina nè umana, non è la verità, non è la bontà, nè la giu-
stizia, nè la libertà, bensi unicamente ciò che è mio; e non è una
causa universale, bensì unica, come unico sono io.
Nessuna cosa mi sta a cuore più di me stesso.