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Il fanciullo s'annoia se non ha qualche oggetto con cui possa
trastullarsi; giacchè egli non sa ancora occuparsi di sè stesso. Il
giovane ali' incontro respinge da sè gli oggetti perchè essi hanno
fatto sorgere in lui dei pensieri : egli si trastulla coi suoi pen-
sieri, coi suoi sogni che l'occupano spiritualmente; il suo " spi-
rito è occupato ".
Tutto ciò che non concerne lo spirito è da lui tenuto in conto
di futile. E se non di meno talora egli s'apprende a frivolezze
(quali, ad esempio, le cerimonie e le formalità in uso tra gli stu-
denti), ciò avviene soltanto per lo " spirito " ch'egli v'ha scoperto,
per i simboli che in esse gli si sono rivelati.
Io mi ritrovai, spirito, dietro alle cose; or mi ritrovo dietro
ai pensieri, lor creatore e lor signore. Al tempo delle visioni i
pensieri crebbero sopraffacendo il cervello, che pur gli aveva
ge-
nerati; essi aleggiarono intorno a me quali fantasie febbrili, e mi
scossero con orribile forza. I pensieri presero un corpo proprio,
divennero fantasmi, e si chiamarono Dio, il re, il papa, la patria,
ecc. Col distruggere le loro incarnazioni io li faccio rientrare in
mio potere e dico; Io solo sono reale. Ed allora prendo il mondo
per quello che rappresenta per me, vale a dire quale il mio
mondo,
di cui io sono il padrone ; e riferisco a me ogni cosa.
Se nei momenti di profondo disprezzo pel mondo io, quale
spirito, lo respinsi da me lontano, ora respingo nel nulla gli spi-
riti e le idee di cui io sono il possessore. Essi non hanno più al-
cuna forza su di me, nello stesso modo che sullo spirito non può
prevalere alcuna potenza della terra.
I1 fanciullo era realista, assorto nelle cose di questo mondo,
e tale rimase sino a che gli venne fatto di scoprire a poco a poco
l'essenza occulta delle cose: il giovane fu idealista, caldo
dell'en-
tusiasmo dei suoi pensieri, fino a che con grave stento riusci al-
l'egoismo dell'uomo adulto, che dispone a suo piacere delle cose
e delle idee e pone sovra ad ogni altra cosa il proprio interesse.
Ma e il vecchio ? Se potrò diventare tale ne discorreremo a no-
stro agio.
II
Uomini del tempo antico e del moderno.
Come si sviluppò ciascuno di noi? che cosa desiderò e rag-
giunse? in che fallì? quali disegni e quali desideri ebbe cari il
suo cuore, quali cambiamenti subirono le sue idee, quali scosse
i suoi principii? in una parola, come ciascun di noi divenne quel
ch'è oggi, cioè un essere dissimile da quel di ieri o d' un tempo ?
A queste domande ognuno può più o men facilmente rispondere
ricorrendo ai proprii ricordi, ma con maggior vivacità avvertirà
i cambiamenti che in lui avvennero chi assista allo svolgersi
della vita d'un altro.
Gettiamo adunque uno sguardo sul sistema di vita che se-
dusse i nostri progenitori.
1. -- GLI ANTICHI.
Poi che la consuetedine ha voluto imporre ai nostri antenati
che vissero avanti Cristo il nome di " antichi ", noi non vogliamo
osservare che a giusto diritto essi di fronte alla nostra esperienza
dovrebbero chiamarsi i " bambini " e vogliamo continuare ad ono-
rarli quali nostri buoni vecchi. Ma in qual modo essi si ridus-
sero a invecchiar si fattamente e chi potè sopraffargli con la
sua pretesa modernità?
Noi lo conosciamo l'innovatore rivoluzionario, lo conosciamo
molto bene l'irriverente erede che profanò persino il sabato dei
padri per solennizzare la sua domenica, ed interruppe il corso del
tempo per incominciare con sè stesso un'êra nuova. Noi lo cono-
sciamo e sappiamo che fu il Cristo. Ma resterà egli eternamente
giovane, è egli ancora moderno o è invecchiato ancor lui al par
degli antichi?