< prev next>

-- 18 --
leste. Ancor oggi gli ebrei, codesti figli precocemente savi del-
l'antichità, non sono giunti, pur con tutta la loro sottigliezza e la
forza della lor perspicacia e la versatilità del lor pieghevolissimo
intelletto, a trovare lo spirito, che ha in non cale ogni cosa.
Il cristiano ha interessi spirituali, perchè egli ardisce di es-
sere un uomo spirituale; l'ebreo non sa comprender nemmeno tali
interessi in tutta la loro purezza, perchè egli non permette a sè
stesso di non attribuire alcun valore alle cose. Egli non sa ele-
varsi alla pura spiritualità, ad una spiritualità com'è espressa, a
mo' d'esempio religiosamente nella fede cristiana che ci rende
beati, anche senza le opere. La loro mancanza di spiritualità al-
lontana per sempre gli ebrei dai cristiani, giacche a chi non è
spirituale tutto ciò che tien dello spirito riesce inconcepibile,
nello stesso modo che l' uomo spirituale disprezza chi tale non è.
Gli ebrei non possiedono che lo " spirito di questo mondo ".
La penetrazione e la profondità dello spirito antico sono
tanto lontane dallo spirito e dallo spiritualismo del mondo cri-
stiano quanto il cielo dalla terra.
Chi si sente un libero spirito, non è oppresso nè angustiato
dalle cose di questo mondo, perchè egli non ne tien conto; solo
chi è tanto sciocco da attribuire loro un peso può sentirne la
gravezza, e in questo caso ei dimostra di tenersi ancora stretto
alla " cara vita ". Colui, che sovra ogni altra cosa è vago di sen-
tirsi e di comportarsi quale un libero spirito, poco si curerà che
le cose gli volgano propizie od avverse e non penserà come debba
governarsi per viver di una vita libera e lieta.
Egli non s'affligge per gli inconvenienti che derivano da una
vita soggetta alle cose, dacchè quella ch'ei conduce è vita spi-
rituale ; e in fatti mangia ed ingoia quasi sempre senza esserne
consapevole, e se gli fa difetto l'alimento, muore col corpo, ma
sapendosi immortale quale spirito, e chiude gli occhi con una
preghiera e con un pensiero. La sua vita consiste nell'occuparsi
di cose spirituali -- tutto ciò che non è pensiero non lo tange;
quale che sia l'oggetto della sua occupazione spirituale -- pre-
ghiera, contemplazione, o speculazione fìlosofica -- l'azione sua è
il pensiero. Ecco perchè il Descartes quando alfine si fu di ciò
convinto potè proclamare l'assioma: " Io penso, dunque io sono ".
Questo significa : a Il mio pensiero è il mio essere e la mia vita ;
soltanto se vivo spiritualmente, io vivo; soltanto quale spirito
-- 19 --
sono realmente io ; oppure : Io sono interamente spirito e null'altro
che spirito. Lo sventurato Pietro Schlemihl che aveva perduto la
propria ombra è il ritratto dell'uomo diventato spirito; poichè il
corpo dello spirito non proietta ombra alcuna.
Come diversi gli antichi! Per quanto ei si dimostrassero ga-
gliardi e virili, di fronte alla forza delle cose dovevano pur ri-
conoscerla, nè ad altro seppero riuscire che a difender contro essa
come meglio poterono, la loro vita. Solo tardi riconobbero che la
" vera vita " non era quella della lotta contro le cose, bensì la
vita spirituale quella che rifuggiva dalle cose, e quando di ciò
si accorsero divennero cristiani, vale a dire moderni e novatori
contro gli antichi.
La vita rifuggente dalle cose, la vita spirituale, non ritrae
perciò più alcun alimento dalla natura, bensì si pasce di soli
pensieri " epperciò non è più vita " ma pensiero.
Tuttavia non è da credere che gli antichi non conoscessero
il pensiero ; ciò sarebbe altrettanto falso quanto l'imaginare che
l'uomo spirituale non partecipi alla vita materiale. Bensì essi
avevano le proprie idee su ogni cosa, sul mondo, sugli uomini,
sugli dei, ecc. e si argomentavano in ogni guisa a rendersene co-
scienti. Però non conoscevano il Pensiero, quantunque pensassero
a molte cose e si travagliassero coi loro pensieri. Si confronti
in proposito degli antichi il verso cristiano: a I miei pensieri
non sono i vostri pensieri, e di quanto il cielo è più alto della
terra d'altrettanto i miei pensieri sono più alti dei vostri " e si
rammenti quanto ho detto più s opra a proposito dei nostri pen-
sieri infantili.
Che cosa cerca adunque l'antichità? Il vero godimento della
vita! E si finirà per arrivare alla " vera vita ".
Canta il greco poeta Simonide: " La salute è il più prezioso
bene dell'uomo mortale, poi viene la bellezza, poi la ricchezza
conquistata senza frodi, infine il godimento che si prova nella
conversazione di giovani amici ". Tutti questi sono beni della
vita
o godimenti della vita. Quale altra cosa cercava mai Dio-
gene di Sinope se non il vero piacere, ch'egli ritrovò nel minimo
grado dei bisogni? Che cosa Aristippo, che lo ritrovò nel saper
serbare tranquillo l'animo nella buona e nella avversa fortuna?
Essi tutti cercavano la gioia d'una vita inalterabilmente serena
la giocondità, la letizia.