< prev next>

-- 20 --
Gli stoici vogliono attuare il tipo dell'uomo saggio, di colui
-- cioè -- che sa vivere una vita conforme ai dettami della sag-
gezza; essi pongono il loro ideale nel disprezzo del mondo, in
una vita immobile e imperturbata, senza rapporti amichevoli col
mondo, isolata e appartata; lo stoico solo vive, tutto il resto è
morto per lui. All'incontro gli Epicurei domandavano una vita
tutta movimento.
Gli antichi ambivano, quando volessero vivere allegramente,
una vita agiata (precipuamente gli Ebrei, che si augurano vita
lunga, benedetta di figli e di doni di fortuna), l'eudaimonia, il
benessere nelle sue forme più varie. Democrito esalta, p. es., come
tale la " tranquillità dell'animo " la quale permette di a viver
dolcemente senza timore e senza agitazioni ".
L'antico è d'avviso che la tranquillità dell'animo sia la mi-
gliore compagna della vita, quella che procura la più lieta delle
sorti e porge il miglior mezzo per campare. Ma siccome egli non
può staccarsi dalla vita, principalmente per la ragione che ogni
sua attività s'esaurisce nello sforzo che fa per staccarsene, cioè
per respingerla (per far la qual cosa è necessaria l'esistenza di
una vita che possa esser respinta, che diversamente nulla più
rimarrebbe da respingere), così egli non può altro raggiungere
se non al più un altissimo grado di liberazione, e per il grado
soltanto si distingue dagli altri meno fortunati negli sforzi fatti
per esser liberi. Quand'anco ottenesse l'assoluto annientamento
dei sensi terrestri, quel grado d'annientamento che sol permette
ancora di sussurrare la parola " Brahma ", egli non si distin-
guerebbe per ciò essenzialmente dall'uomo sensuale.
Lo stesso stoicismo e la stessa virtù virile in fine de' conti
vengono alla conclusione della necessità di sostenersi e di affer-
marsi contro il mondo, e l'etica degli stoici (unica loro scienza
poichè dallo spirito null'altro seppero insegnare se non il modo
con cui esso dovesse comportarsi di fronte al mondo ed alla na-
tura [: fisica :] e lottare contr'essa) non è una dottrina dello spirito,
bensì una dottrina del disprezzo del mondo e dell'affermazione
del proprio io, cioè di quella « imperturbabilità e indifferenza
della vita ", che fu la virtù più caratteristica dei Romani.
Più lontano di questa filosofìa della vita non andarono nem-
meno i Romani (Orazio, Cicerone, ecc.).
Quella dal benessere (edonè) degli epicurei è una filosofia
-- 21 --
simile a quella degli stoici, ma più raffinata, più ingannatrice.
Essa null'altro insegna fuor che una diversa attitudine verso il
mondo, un contegno più prudente; il mondo dev'essere ingannato,
imperocchè esso è il nemico.
Ma gli scettici soltanto ripudiano il mondo interamente.
Tutti i rapporti col mondo sono per essi " senza valore e senza
verità. Timone dice: " I sentimenti ed i pensieri, che noi attin-
giamo dal mondo, non contengono nulla di vero ". -- " Che cosa
è verità'? " esclama Pilato. Il mondo, secondo la dottrina di Pir-
rone, non è nè buono nè cattivo, nè bello nè brutto, e così via;
tutti cotesti sono predicati, che io gli attribuisco. Timone dice:
" Per sè stessa nessuna cosa è buona o cattiva, bensì l'uomo s'ima-
gina che sia tale o tale " ; di fronte al inondo non rimane che
l'atarassa (l'apatia) e l'afasia (l'ammutolimento o, con altre pa-
role, l'isolamento ulteriore). Nel mondo non esiste più alcuna
verità da conoscere, le cose si contraddicono, le idee delle cose
sono incapaci di distinzione (bene e male sono la stessa cosa, di
modo che quello che per taluno è buono, per tal altro è cattivo).
E con ciò cessa la ricerca del vero; e non rimane che l'uomo
privo di conoscenza, l'uomo che nulla trova da conoscere nella
vita, e lascia sussistere così com'è il mondo vuoto di verità, e
non se ne cura.
In cotal modo l'antichità si sbriga del mondo delle cose, del-
l'ordine universale, dell' universo stesso. Ma all'ordine universale
ed alle cose di questo mondo non appartiene già soltanto la na-
tura, bensì ne fan parte tutti i rapporti nei quali l'uomo si vede
posto dalla natura, p. es., la famiglia, la comunità, in una parola
tutti i cosidetti " legami naturali ". Col mondo dello spirito
principia allora il cristianesimo.
L'uomo che si trova ancora vigile in armi contro il mondo
è l'antico, il pagano (ed a questa categoria appartiene anche
l'ebreo, per non essere cristiano); l'uomo che solo è guidato dalla
gioia del cuore della sua compassione dalla sua simpatia dal suo
spirito è il moderno, il cristiano. Gli antichi col porre ogni loro
sforzo nel superare il mondo e redimere l'uomo dalle pesanti ca-
tene che lo avvincevano, pervennero alla dissoluzione dello stato
ed alla esaltazione dell'individuo. Comunità, famiglia, ecc. quali
rapporti naturali, non sono forse ostacoli importuni, che dimi-
nuiscono la mia libertà spirituale?