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2. -- I MODERNI.
" Se uno va con Cristo, diviene una nuova creatura; l'antico
è passato, ecco tutto s'è rinnovato " (1).
Se più sopra fu detto: " Per gli antichi il mondo era una
verità ", ora noi dobbiamo dire : " pei moderni lo spirito era una
verità ", però, qui come là, non dobbiamo omettere di soggiun-
gere: una verità di cui cercavano ed anche giunsero a scoprire
la falsità.
11 Cristianesimo seguì una via non dissimile da quella per-
corsa dall'antichità. In tutta l'età di mezzo infatti l' intelletto fu
tenuto prigioniero dei dogmi cristiani, ma nel secolo che prece-
dette la riforma si ribellò col sofismo e si prese gioco sacrilego
di tutti gli articoli di fede. E in pari tempo dicevasi, principal-
mente in Italia ed alla Corte di Roma ; purchè si serbi cristiano
il cuore, l'intelletto può scapricciarsi a suo bell'agio.
Già molto prima della riforma eran cosi frequenti le dispute
caviliose che il papa e i più ritennero che anche l'apparizione
di Luterò si dovesse risolvere in una " disputa di frati ". L'uma-
nesimo corrisponde alla sofistica, e nello stesso modo che nell'età
dei sofisti la vita greca trova vasi nella sua maggiore floridezza
(secolo di Pericle), cosi il massimo splendore rifulse nel secolo
dell'umanesimo, o, come si potrebbe anche dire, del machiavel-
lismo (invenzione della stampa, scoperta del nuovo mondo, ecc.).
In quel tempo al cuore era ignoto ancora il desiderio di liberarsi
dal suo contenuto cristiano.
Ma la Riforma, al pari della filosofia socratica, mosse guerra
seriamente al cuore e da allora i cuori divennero, a tutta evidenza,
sempre più anticristiani. Avendo incominciato con Luterò a por
mente alla cosa, la riforma doveva condurre inevitabilmente il
cuore a liberarsi dal grave pondo della cristianità. Il cuore, facen-
dosi di giorno in giorno meno cristiano, perde il contenuto che
l'occupava, sino a tanto che non gli resterà altro fuorchè la pura
virtù sua sostanziale, la cordialità, l'amore universale, l'amore
dell'uomo, il sentimento della libertà, la " coscienza di sè stesso ".
Ora soltanto può dirsi che il cristianesimo è perfetto, perchè
(1) Cor, 5, 17.
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è divenuto arido, privo di vita e di contenuto. Ora non havvi
più alcun contenuto al quale il cuore non si ribelli, eccetto il
caso che inconsciamente ei se ne lasci sorprendere. Il cuore fa
la critica d'ogni cosa, di tutto ciò che mostra di voler insinuarsi
in lui, con una crudeltà spregiudicata e non è capace di alcuna
pietà (se non inconsciamente o di sorpresa). Del resto, v'ha egli
cosa che si possa amare negli uomini, dacchè tutti sono " egoisti "
e nessuno è l' uomo come tale, vale a dire " un puro spirito "?
Il cristiano non ama che lo spirito; ma dove si troverebbe qual-
cuno che non fòsse proprio null'altro che spirito?
Amare un uomo di carne ed ossa non sarebbe degno d'un
puro cuore, sarebbe piuttosto un tradimento della purezza del
cuore, dell' " interesse teoretico ". Giacchè non si deve credere che
la cordialità assomigli a quella giovialità che stringe ad ognuno
la mano; ben all'opposto la pura cordialità non è cordiale con
nessuno, essa non è che un interesse platonico per l' uomo come
uomo, ma non già come persona. La persona le ripugna per il
suo " egoismo ", perchè non è l'uomo, o meglio non è l'uomo
ideale. E l'interesse teoretico non esiste che per l'idea. Per la
pura cordialità o per la pura teoria gli uomini non esistono se
non per essere criticati, scherniti e profondamente disprezzati;
sono per esse quello che sono pel prete fanatico ; fango e null'al-
tro che fango.
Giunti cosi all'apogeo della cordialità apatica, dobbiamo pur
infine accorgerci che lo spirito, il quale solo è amato dal cri-
stiano, non esiste, o che questo spirito è una menzogna,
Ciò che qui abbiamo esposto concisamente e in modo forse
poco intelligibile, si schiarirà, speriamo, successivamente.
Accettiamo l'eredità lasciataci dagli avi, e da buoni lavora-
tori ricaviamone ciò che se ne può ritrarre. Il mondo giace ai
nostri piedi, vilipeso, molto al disotto di noi e del nostro cielo
al quale le sue braccia più non si tendono e cui non giunge più
il suo alito che i sensi hanno ammorbato.
Per quante seduzioni ponga in opera, esso non può abba-
gliare che i nostri sensi, ma lo spirito -- e noi in verità non
siamo che spirito -- non gli riesce d'ingannarlo. Così favella la
" libertà spirituale ". Poi che pervenne alla compiuta conoscenza
delle cose, lo spirito si elevò sopra di esse, si sciolse dai legami
che lo tenevano avvinto, ed ora spazia libero nell' infinito.