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Allo spirito, che dopo tante fatiche si è sottratto alla schia-
vitù del mondo, poi che rinnegò le cose terrene e la materia,
null'altro rimane se non ciò ch'è spirituale. E tuttavia, come
soltanto ei si è straniato dal mondo ma non l'ha potuto distrug-
gere, così nel mondo egli continua a vedere un perenne ostacolo,
un triste ente e si strugge nel desiderio di spiritualizzarlo, e
concepisce e accarezza per esso, con giovanile baldanza, disegni
di riforme, di miglioramenti, di redenzione.
Gli antichi erano, come vedemmo, asserviti alla materia e
all'ordine naturale delle cose; ma di continuo si travagliano per
sottrarsi a un tal domin o, in ìmpeti sovrumani di ribellione
senza posa rinnovellati; jnfine dal loro gemito supremo nacque
il a Dio, vincitore del mondo ". Tutta l'operosità della persona
era rivolta alla conoscenza del mondo, e svolgevasi in un per-
petuo intento di penetrarne il mistero e di oltrepassarlo. E quale
è la sapienza dei molti secoli succedutisi? Che cosa cercarono
di scoprire i moderni? Il mistero del mondo non più giacchè
l'avevano svelato gli antichi, bensì il mistero di Dio, loro da
quelli legato, del Dio ch'è " spirito di tutto ciò che appartiene
allo spirito, ch'è spirituale ".
L'attività dello spirito, che " investiga persino gli abissi
della divinità " ha nome teologia. Se gli antichi null'altro ci
possono insegnare che la loro filosofia naturale, i moderni non
arrivarono nè arriveranno mai più in là della teologia. Noi ve-
dremo più tardi che persino le più recenti ribellioni contro Dio
null'altro sono in fine che i più disperati sforzi della teologia,
insurrezioni teologiche dunque.
§ 1. Lo SPIRITO.
Immenso è il regno degli spiriti e innumerevoli cose com-
prende.
Vediamo dunque che sia questo spirito che i nostri vecchi
ci lasciarono in retaggio.
Essi lo generarono tra i dolori, e pur non seppero ricono-
scersi in lui: gli detter la vita, ma non gii appresero la parola
che doveva pronunciare sol egli. Il " Dio nato " il figlio del-
l'uomo profferisce, primo, la massima che lo spirito, cioè egli,
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Dio, nulla ha a che fare col mondo e co' suoi rapporti, ma so-
lamente conosce sè stesso e ciò che gli si attiene.
Il mio coraggio inalterabile in mezzo a tutti i colpi della
sorte, la mia incrollabilità, il mio spirito d'indipendenza, e forse
tutto ciò " spirito " nel pieno suo senso ? In tal caso mi troverei
ancora in istato di lotta col mondo, ed unico mio intento sarebbe
di non soccombere a lui! No, prima ch'egli non s'occupi che di
sè stesso, del suo mondo, del inondo spirituale, lo spirito non è
il libero spirito, ma solamente lo spirito di questo mondo, che
alle cose del mondo è avvinto. Egli è spirito libero, cioè effet-
tivamente spirito, soltanto nel mondo suo proprio; in questa
terra egli è uno straniero. Soltanto in grazia d'un mondo spiri-
tuale lo spirito è spirito realmente, giacchè il mondo de' sensi
gli è ignoto.
Ma donde, se non da lui stesso, deve venirgli cotesto mondo
spirituale? Egli deve rivelarsi; e le parole che pronuncia, le
manifestazioni del proprio essere, compongono il suo mondo.
Come l'uomo fantasioso vive solo nelle imagini da lui create e
di quelle compone il suo regno ; come il pazzo s'edifica un mondo
formato di sogni, senza il quale egli cesserebbe d'esser pazzo;
così lo spirito è obbligato a crearsi un dominio spirituale, e
prima che questo non sia creato egli non è spirito.
Sicchè le sue creazioni fanno di lui ano spirito, e dalle
creature si manifesta in lui il creatore; in esso egli vive, esse
formano il suo mondo.
Che cosa è dunque lo spirito? E il creatore d'un mondo
spirituale ! Anche a me ed a te si riconosce lo spirito quando si
vede che ci siamo appropriate cose spirituali, vale a dire che
abbiamo dato vita ai pensieri, quando pure ci sian stati suggeriti;
nella nostra infanzia se pur ci avessero suggeriti i pensieri più
edificanti sarebbe a noi mancata e la volontà e la facoltà di
riprodurli.
Così dunque lo spirito non esiste se non quando crea cose
immateriali; la sua vita è associata a ciò ch'egli ha creato.
Siccome noi lo riconosciamo dalle sue opere, val la pena di
domandarci in che queste consistono. Orbene, le opere o le crea-
ture dello spirito null'altro sono che spirito.
Se io m'avessi dinanzi degli ebrei, ma di quei genuini, io
qui dovrei far punto e lasciarli dinanzi a questo mistero, che per