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Ma alla guisa stessa che tu distingui te dal pensatore, dal
cantore e dal parlatore, così ti distingui anche dallo spirito,
sentendo molto bene che tu sei ancora oltre che spirito qualche
altra cosa; ma come all' " io " che pensa nell'entusiasmo lel pen-
sare va mancando il senso dell'udito e della vista, cosi anche
tu, nell'entusiasmo dello spirito, desideri con tutte le tue forze
di essere solamente immateriale e di obliare ogni altra cosa. Lo
spirito è il tuo ideale, ciò che ancora non fu raggiunto, ciò che
si trova oltre ogni confine; lo spirito si chiama per te Dio, " Dio
è lo spirito ".
Contro tutto ciò che non è spirito tu lasci libero corso al
tuo stegno, e così anche contro te stesso perche non sai liberarti
da ogni cosa materiale. Invece di dire " Io sono piu che uno
spirito " tu elici, tutto compunto : " Io sono da meno che uno
spirito, e lo spirito, il puro spirito, io non posso che immaginarlo,
ma non esserlo, e poichè io non lo sono, dev'esserlo un altro,
esistere come tale un altro, che io chiamo " Dio ".
E proprio della natura delle cose, che lo spirito che deve
esistere puramente per sè, deve essere uno di là; e siccome l'uomo
non può essere immateriale del tutto, il puro spirito, lo spirito
come tale, non può essere che fuori dell' uomo, fuori del mondo
umano; dunque non sulla terra, ma in cielo.
Soltanto da questo disaccordo tra l'io e lo spirito, soltanto
perchè l' io e lo spirito non significano una sola e medesima cosa,
bensì dimostransi del tutto differenti tra loro, soltanto perchè
l'io non è lo spirito e lo spinto non è l'io, sorge logicamente
la necessità che lo spirito debba avere stanza al di là, debba
essere " Dio ".
Ma con ciò si dimostra pure quanto prevalentemente teologica
è la redenzione di cui ci vuole regalare il Feuerbach (1). E. i dice
cioè che noi abbiamo soltanto misconosciuto il nostro vere sere,
e che perciò l'abbiamo cercato nel di là, ma ora, poichè siano
convinti che Dio è null'altro che il nostro stesso essere umano,
noi dovremo riconoscerlo per nostro e trasferirlo dal cielo alla
terra. " Dio ", che è spirito, è chiamato da Feuerbach, il " nostro
essere ". Ora, possiamo noi ammettere senza opposizione che il
" nostro essere " sia posto in contrasto con noi stessi, e che noi
(1) Essenza del Cristianesimo.
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stessi siamo divisi in un io essenziale ed in uno non essenziale?
Non ricadiamo con ciò nuovamente nelle miserevoli condizioni
di un esilio fuor di noi stessi?
Che cosa si guadagna, se, per cambiare, collochiamo in noi
stessi la divinità ch'era fuori di noi? Siamo noi quello che è
in noi ?
Non sarebbe già vero il dire che noi siamo ciò ch'è fuori di
noi. Io sono tanto poco il mio cuore, quanto sono la mia amante
riamata, che pure rappresenta un altro " me stesso ". Noi fummo
costretti a collocare lo spirito fuor di noi appunto perchè esso
pur vivendo in noi non costituiva tutta la nostra sostanza : per
ciò appunto noi non lo potevamo rappresentare se non fuor di
noi, in un di là remoto.
Con la forza della disperazione Feuerbach s'avviticchia a tutto
intero il contenuto del Cristianesimo, ma non già per ripudiarlo,
bensì per avvincere a sè il lungamente desiderato, il sempre lon-
tano, strappandolo con un ultimo sforzo al cielo, dove si trovava
per possederlo così eternamente. Non è forse ciò un ultimo dispe-
rato tentativo dal quale dipende la vita o la morte, e non e in
pari tempo l'ardente bramosia cristiana del di là? L'eroe non vuole
fare il suo ingresso nel di là, bensì attirarlo a sè e costringerlo
a diventar cosa di questa terra ! E non grida forse d'allora in poi
tutto il mondo, con maggior o minor coscienza, che il regno de'
sensi è l'essenziale, e che il cielo deve venir sulla terra e deve
esser vissuto già in questa vita?
Poniamo in poche parole di fronte la teoria teologica del
Feuerbach e la nostra confutazione. L'essenza dell' uomo -- dice
quel filosofo -- è l'ente supremo dell'uomo. Orbene l'essere su-
premo dalla religione viene chiamato Dio e considerato in sè og-
gettivamente. Ma poi che in realtà esso non è che l'essenza del-
l'uomo, così per la storia dell'umanità incomincierà una nuova
era, in cui l' uomo sarà Dio (1).
E noi rispondiamo: L'essere supremo è in vero l'essere del-
l'uomo ; ma appunto perchè è il suo essere e non lui stesso, così
tanto vale considerarlo fuori di sè sotto il nome di Dio o in sè
quale essere umano, quale uomo, lo non sono nè Dio nè l'uomo, nè
l'essere supremo nè l'essere mio, e perciò m'è indifferente il pen-
(1) Essenza del Cristianesimo, pag. 402.