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" passeggiera, vana, una parvenza " ? Non siamo noi tutti altret-
tanti spettri; esseri sinistri che attendono d'essere redenti ";
non siamo noi forse " spiriti "?
Dacch lo spirito apparso nel mondo, dacch il verbo s'
fatto carne ", il mondo s' spiritualizzato, diventato il regno
dei fantasmi. Tu hai lo spirito, perche hai pensieri. Che cosa sono
i tuoi pensieri ? -- esseri spirituali. -- Dunque non sono cose : --
No, bensi lo spirito; l'essenza di tutte le cose; ci che in esse
di pi intimo ; la loro idea. -- Sicch ci che tu pensi non
semplicemente il tuo pensiero? -- Ben al contrario, il pensiero
la realt, ci che v'ha di vero al mondo; la verit stessa; quando
io penso veracemente, io penso la verit. -- Io posso bens in-
gannarmi sul conto della verit e disconoscerl a ; ma se io conosco
veracemente, l'oggetto della mia conoscenza la verit. -- Sic-
ch tu intendi perennemente a conoscere il vero? -- La verit
m' sacrosanta. Pu darsi, si, che io trovi imperfetta una data
verit, e che la sostituisca con una migliore, ma con ci non posso
levar dal mondo la verit. Nella verit io credo, per ci la ricerco;
oltr'essa non v'ha cosa alcuna; essa eterna.
Sacrosanta, eterna la verit: essa la santit, l'eternit
stessa. Ma tu, che ti lasci penetrare e guidare da cotesta santit,
divieni santo tu pure. Di pi, la santit non fatta per i tuoi
sensi, e giammai ne troverai la traccia quale uomo sensuale, poi-
ch essa parla alla tua fede e, pi ancora, al tuo spirito: ed
anzi essa medesima uno spirito ; uno spirito che parla allo spirito.
Non cosa facile metter da parte la santit, come sosten-
gono alcuni, che " schivano di pronunciare questa parola impro-
pria ". Qualunque sia la ragione per cui mi si taccia di egoismo,
certo che tale accusa non sarebbe possibile se non si avesse il
pensiero di qualche cosa cui io debba servire con magg or zelo che
non a me stesso e in cui sopra tutto io debba cercai la mia sa-
lute; di qualche cosa, insomma, di santo. F quando anche questa
cosa santa rassomigli ad una cosa umana, o sia, se pur vuoisi,
l'uomo stesso, non le verr meno per ci il carattere suo; al pi la
santit soprannaturale si muter in terrestre, e la divina in u-
mana.
La santit non esiste che per l'egoista che non conosce se
stesso, per l'egoista involontario, che va sempre in cerca di ci che
a lui conviene e che pure non vede in s stesso l'essere supremo;
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che non serve che a s stesso, pur ritenendo di servire ad un essere
superiore; che nulla conosce di superiore a s stesso mentre pur
si sente spinto a qualche cosa di pi elevato ; in breve per l'egoista
che non vorrebbe esser tale, che si umilia e combatte il proprio
egoismo, e in pari tempo non si umilia che " per essere innal-
zato ", vale a dire per soddisfare il suo egoismo.
Poi che vorrebbe cessare d'esser egoista, egli cerca in cielo ed
in terra esseri superiori per servirli, e sacrificar loro s stesso; ma
per quanto si agiti e si travagli, in fin dei conti egli fa tutto ci
nel proprio interesse.
Tutti gli sforzi ch'ei fa per liberarsi da s stesso non da altro
derivano che dall'istinto inconscio della propria liberazione. Per-
ch tu sei avvinto all'ora passata, perch tu devi far oggi ci
che hai fatto ieri, perch non puoi ad ogni momento trasformarti,
ti senti oppresso dalle catene dello schiavo. Per questo ad ogni mi-
nuto della tua esistenza ti sorride un attimo allietante dell'avve-
nire; e, sviluppandoti, ti vai liberando da te stesso, cio da quello
che tu eri poco prima.
Ci che tu sei in ogni singolo momento tua creazione ; e non
vorresti perderti, tu creatore, nella tua creatura? Tu sei un essere
superiore a te stesso e oltrepassi te stesso. Ma involontario egoi-
sta, tu non arrivi a conoscere che sei tu stesso quell'essere supe-
riore, cio che tu non sei unicamente una creatura, ma benanco
il creatore di te stesso. Mancando di un tale conoscimento, " l'es-
sere superiore " ti apparisce come un non son che a te estraneo.
Tutte le cose superiori, la verit, l'umanit, ecc., stanno al disopra
di noi.
Questo ci estraneo; ecco il segno a cui conosciamo ci che
santo. In tutto ci che santo qualcosa di " strano ", cio
di straniero, nel quale noi ci sentiamo a disagio. Ci che per me
santo non appartiene a me; e se, ad esempio, la propriet altrui
non fosse per me una cosa sacrosanta, io la considererei qual cosa
mia, della quale in una occasione opportuna io potrei disporre a
mio piacere; se all'opposto io riguardo come santo il volto del-
l'imperatore della Cina, esso rimane estraneo pei miei occhi, e
perci li chiudo quand'egli si appressa.
Perch una verit matematica inconfutabile, la quale, secondo
il significato comune della parola, potrebbe dirsi eterna, perch
una tale verit non " santa " ? Perch non ci fu rivelata, o per-
STIRNER : L'Unico. -- 5.