< prev
next>
-- 34 --
elle non è la manifestazione d'un essere superiore. Se col nome
di verità rivelate noi non comprendiamo che le cosidette verità
religiose, noi c'inganniamo di molto, e disconosciamo il valore del
concetto: " essere superiore ". L'essere superiore, adorato anche
sotto il nome d' " ente supremo ", fu dagli atei fatto segno allo
scherno. Essi distrussero lina dopo l'altra le " prove " della esi-
stenza di quell'Ente, senza accorgersi che abbattevano l'antico per
far posto al nuovo. Non e forse " l'uomo in sè " un essere supe-
riore al singolo uomo; e tutte le verità, i diritti e le idee, che
si svolgono dal concetto " uomo ", non devono forse esser con-
siderate e in conseguenza riguardate come sante, per essere mani-
festazioni e rivelazioni di quel concetto? Poichè se pur taluna
delle verità che sorgono in apparenza da quel concetto dovesse
esser confutata, ciò non sarebbe che provare che ci fu un malin-
teso da parte nostra senza nulla scemare alla santità del concetto
stesso e senza togliergli il carattere suo di fronte a quelle verità
che ne possono esser considerate " a buon diritto " quali rivela
zioni. " L' uomo " preso nella sua collettività oltrepassa ogni uomo
singolo, ed è un essere universale e " superiore "; anzi per gli
atei " l'essere supremo ".
E allo stesso modo che le rivelazioni divine non furono ver-
gate dalla mano propria di Dio, bensì portate a conoscenza degli
uomini mediante gli " strumenti del Signore " ; cosi anche l'essere
supremo moderno non scrive di propria mano le sue rivelazioni,
bensì le fa giungere a nostra conoscenza mediante i " veri uo-
mini ". Solamente, il nuovo essere supremo rivela (è giusto il
riconoscerlo) un concetto più spirituale che non l'antico Dio; poi-
chè l'antico ci veniva rappresentato sotto una forma corporea,
mentre il moderno resta libero d'ogni veste materiale. Ne tutta-
via gli difetta una certa corporeità, tanto più fascinante quanto
più naturale ; perchè altro esso non è insomma che 'uomo, anzi
l' umanità intera. Il carattere fantastico dello spirito s'incarna
così in una forma corporea e ridiviene popolare.
Santo è adunque l'essere supremo, e santa è ogni cosa per cui
questo essere si rivela o si rivelerà ; e santi coloro che riconoscono
questo essere supremo e ciò ch' è suo attributo, cioè le sue rive-
lazioni. La cosa santa rende poi santo colui che l'adora; del pari
ciò che egli fa è santo : una vita santa, un santo modo di pen-
sare, d'agire, d'immaginare, d'aspirare, ecc.
-- 35 --
La ricerca di quel che si debba adorare quale essere supremo
non può aver importanza sino a tinto che gli avversari sono d'ac-
cordo sul punto essenziale, cioè che esiste un essere supremo al
quale si deve culto e fede. Se qualcuno sorridesse di sprezzo as-
sistendo a una controversia sull'essere supremo -- come farebbe,
ad esempio, un cristiano udendo disputare un Sciita con un Sun-
nita o un Bramino con un Buddista - ciò vorrebbe dire che
l'ipotesi d'un essere supremo è per lui vana e una disputa su tale
argomento una cosa assurda e inutile. Che poi il Dio uno o il
Dio trino o il Dio Lutero, od infine " l' uomo ", rappresentino
l'essere supremo, è indifferente a chi nega l'esistenza di un tale
Ente, poichè ai suoi occhi tutti quei servi d'un essere supremo
non sono che gente religiosa: così il furibondo ateo, come il cri-
stiano dalla fede cieca.
Nella santità risiede dunque innanzi tutto l'essere supremo,
e la fede in lui -- la nostra santa fede.
IL REGNO DEI FANTASMI.
Coi fantasmi noi entriamo nel regno degli spiriti, nel regno
degli " esseri ".
L'essere misterioso e incomprensibile che s'aggira nell'uni-
verso e lo turba, è a punto il fantasma che noi chiamamo Ente
supremo. Penetrarlo, comprenderlo, trovare ciò che in esso v'ha
di reale (dimostrare l' " esistenza di Dio ") -- questo è il com-
pito prefissosi nei milleni dall' uomo con la orribile inutile fatica,
col lavoro senza fine delle Danaidi, di far reale il fantastico, di
mutare lo spirito in corpo. -- Dietro al mondo che esiste essi
cercarono la " cosa in sè ", l'essere: dietro la " cosa " es.si cer-
carono la " non cosa ".
Quando si penetra nel fondo d'una cosa, cioè nella sua vera
essenza, si scopre molte volte che essa è altra da quella che ci
appariva; un discorso ingannevole, od un cuore falso, delle parole
gonfie o dei pensieri meschini, e così via. Col rivelarne l'essenza,
il fenomeno sino allora mal conosciuto si riduce a un'apparenza
vana. L'essenza del mondo, che ha tanta parvenza d'allettamenti
e di splendori è, per colui che vuole approfondirla, la vanità ; la
vanità è l'essenza universale. Ora chi è religioso non si occupa