< prev next>

-- 40 --
Se la parola " ossessione " vi spiace, adoperate per l'altra
di a prevenzione " ; anzi, poichè lo spirito vi possiede e da esso
vi vengano tutte le ispirazioni, dite pure " entusiasmo ". Io sog-
giungo che l'entusiasmo perfetto -- non volendo indugiare a parlar
dell'entusiasmo non sincero -- si chiama fanatismo.
Il fanatismo ritrovasi precisamente nelle persone colte; giac-
chè colto è l'uomo il quale dimostra interesse per le cose spirituali;
ora quando un tale interesse si manifesta in atto diviene (nè al-
trimenti potrebbe essere) " fanatismo "; è cioè un interesse fa-
natico per una cosa a sacra " (fanum). Si guardi un po' ai nostri
' liberali ; si getti un'occhiata sui giornali patriottici della Sassonia;
si ascolti quello che dice la Schlosser (1) : " La società dell'Holbach
formava una vera trama contro la dottrina rivelata e contro il
sistema vigente, e coloro che vi avevano parte erano altrettanto
fanatici del loro ateismo, quanto i frati e i preti, i gesuiti e i
pretisti, i metodisti e i missionari e le società della Bibbia del
loro servizio divino meccanico e della loro fede nei dogmi ".
Si ponga attenzione al modo con cui oggidì si comporta un
uomo " morale ", che pur presume molto spesso di essersi sbri-
gato di Dio e rigetta il cristianesimo come un'anticaglia. Se gli
si domanda se abbia mai dubitato che l'accoppiamento tra fratelli
non sia un incesto, che la monogamia non sia il vero matrimonio,
che la pietà non sia sacro dovere ecc., egli proverà un brivido
morale. E donde questo brivido? Dalla sua fede nei precetti del-
l'etica. Quella fede morale ha profonde radici nel suo petto. A
nulla gli giova il suo travagliarsi contro i devoti cristiani; egli
stesso è rimasto sempre cristiano, cioè un cristiano morale. Sotto
forma di moralità il cristianesimo lo tiene schiavo, e propriamente
schiavo della fede. La monogamia dev'essere una cosa sacra, e chi
vive in bigamia dev'essere punito ; punito chi si rende co[lp??]evole di
incesto. In ciò appaiono perfettamente d'accordo tutti quelli che
si dan faccenda a gridare che lo Stato non deve curarsi della
religione e che l'ebreo è un membro dello stato al pari del cri-
stiano. L'incesto e la monogamia non sono forse ancor essi " arti-
coli di fede "?
Si provi a toccarli, e anche quell'uomo morale
si rivelerà un eroe della fede, come Krummacher e Filippo II.
Questi combattevano per la lor fede religiosa; quegli combatte
(1) Il Secolo XVIII, II. 519.
-- 41 --
per la sua fede nello Stato, o nelle leggi morali onde lo Stato
è disciplinato. Per articoli di fede tanto gii uni quanto gli altri
condanneranno chiunque dissenta dalla loro fede: gli imprime-
ranno in fronte il marchio del " delitto " e lo manderanno a marcire
nelle case di correzione morale, nelle carceri. Le credenze morali
sono fanatiche da quanto le religiose! E si ardisce parlare di
" libertà di credenze " quando si gettano in un carcere dei fra-
telli che si rendono colpevoli d'un accoppiamento che dovrebbero
giustificare unicamente dinanzi alla " propria coscienza " ? " Ma
essi davano un esempio pernicioso "! E si, perchè anche a qualcun
altro potrebbe cader in mente che lo Stato non abbia da impacciarsi
di simili cose, e allora addio a sicurezza di costumi " ! E così è
degli eroi religiosi: alcuni difendono la " santità di Dio ", altri
la " santità della morale ".
I zelanti dalle cose sacre talvolta poco si rassomigliano tra
di loro. Di quanto i rigorosi ortodossi o i vecchi credenti non
differiscono dai combattenti per la " libertà, per la luce e pel
diritto ", dagli amici della luce, dagli illuminati, ecc.? Eppure
nulla havvi d'essenziale in tale differenza. Se vi provate a scuotere
l'una o l'altra delle verità dogmatiche (per esempio i miracoli,
la potestà assoluta del principe, e cosi via), i liberali vi aiuteranno,
e solo i vecchi credenti strilleranno. Ma se toccate alle fonda-
menta della stessa verità, vi troverete di fronte, quali avversari,
i credenti d'ambo le specie.
La stessa cosa vale per ciò che riguarda i costumi morali.
I credenti ortodossi non conoscono l'indulgenza; gli intelletti più
aperti sono i più tolleranti. Ma chi s'attenta a toccare alla mo-
ralità per sè stessa avrà da fare con gli uni e con gli altri. " Verità,
moralità, diritto progresso, ecc. " devono essere e rimaner " sacri ".
Ciò che nel cristianesimo da argomento di biasimo dev'essere ap-
punto, sostengono i liberali, anticristiano; il cristianesimo per sè
stesso deve restare una torre " incrollabile ", ed il cercar d'abbat-
terla è un " crimine ".
E ben vero che l'eretico contro la vera fede non s'espone più
oggidì, come un tempo, al pericolo della persecuzione; ma ben
più trista sorte attende l'eretico contro i buoni costumi.
La religiosità ha dovuto subire da un secolo tante scosse, e
la sua essenza sovrumana ha sentito tante volte tacciarsi di inu-
mana,
che non si è più tentati ormai di contrastarla. Eppure