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quasi sempre sono scesi in lizza contro essa degli avversari morali
per combattere l'ente supremo in favore di un altro ente supremo.
Cosi s'esprime Proudhon senza riguardo : " L'uomo è destinato a
vivere senza religione, ma la legge morale è eterna ed assoluta.
Chi oserebbe oggidì di assalir la morale? "
I moralisti schiumarono ciò che v'era di più grasso nella
pentola della religione, lo assaggiarono, ed ora non sanno come
liberarsi dalla ipertrofia glandulare che li ha colti.
Se dunque noi osserviamo che la religione non corre pericolo
d'esser lesa intimamente per ciò che solo le si rimproveri la sua
essenza sovrumana, e che essa, in ultima istanza, si rivolge allo
spirito (poichè Dio è spirito), ci sembra d'aver dimostrato a suf-
ficienza come nelle sue ultime conseguenze essa possa accordarsi
assai bene colla moralità, sicchè possiamo tralasciar d'occuparci
della lotta ostinata che contro di quella sostiene. Per entrambe
la posta è un ente supremo; ne a noi importa che questo sia un
esssere umano, od un essere sovrumano, poichè si tratta nell' uno
o nell'atro caso d'un essere che si sovrappone al nostro. Al po-
stutto, l'uomo, poichè avrà gettato da sè la pelle di serpente del-
l'antica religione, ne rivestirà tosto un'altra.
Cosi Feuerbach ci insegna che col solo invertire la filosofia
speculativa, cioè col fare del predicato il soggetto e del soggetto
l'oggetto ei il principio, si ottiene la genuina, la pura la nuda
verità (1). Con ciò noi perdiamo Dio, che nel rispetto della reli-
gione circoscritta è il soggetto , ma in compenso acquistiamo l'altra
parte del concetto religioso: la morale. Per esempio, noi non di-
ciamo più: " Dio è l'amore "; bensì " l'amore è divino ". Se ora
mettiamo in luogo del predicato " divino " l'equivalente " sacro ",
le cose ritornano al loro posto antico. L'amore sarebbe dunque
ciò che v'ha di buono nell'uomo, la sua divinità, ciò che gli
torna ad onore, la sua vera " umanità " (onde solo può esser chia-
mato uomo).
E per ispiegarci più chiaramente, le cose starebbero cosi:
l'amore è la qualità per eccellenza " umana " dell'uomo, e l'egoista
senza cuore e l' " inumano ".
Ma per l'appunto tutto ciò che il cristianesimo ed anche la
filosofìa speculativa, cioe la teologia ci offrono per " buono ", per
(1) Anekdota II, 64.
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" assoluto " in sé, non è già propriamente il bene; cosi, col mu-
tare il predicato nel soggetto, l'essenza cristiana (e il predicato
contiene in sè l'essenza) non diverrebbe che più opprimente.
Dio e il divino si confonderebbero ancora più inestricabil-
mente con l'lo.
Cacciare Dio dal suo cielo e privarlo del suo carattere tra-
scendentale non può ancor significare una piena vittoria, se con
ciò lo si confina nel cuore umano dotandolo d'un'indistruttibile
" immanenza ". Allora si dice: il divino è ciò che è veramente
umano !
Le persone stesse, cui ripugna l' idea d' un cristianesimo po-
sto a fondamento dello Stato (cioè del cosiddetto Stato cristiano)
non si rimangono dal ripetere che la moralità è " la pietra an-
golare della vita sociale e dello Stato ". Come se l'impero della
morale non fosse l'impero d' una cosa sacra, non fosse una a ge-
rarchia "!
Vogliamo qui accennare di volo all' indirizzo liberale, il quale,
dopo che i teologi ebbero asserito per lungo tempo la fede sola
esser capace a far comprendere la verità della religione ; Dio ma-
nifestarsi ai soli credenti; il cuore solo, il sentimento, la fantasia
piena di fede, esser religiosi; proclamò che anche l' " intelletto
naturale " e la ragione umana sono capaci della conoscenza di
Dio. Che cosa significa ciò se non che anche la ragione pretende
di esser al rettanto fantastica quanto l'imaginazione?
In questo senso Reinaro scrisse le sue " più importanti verità
sulla religione naturale ". Si doveva venire a tale che l'uomo tut-
t'intero e con tutte le sue facoltà si dimostrasse religioso; cuore
e sentimento, intelletto e ragione, sentire sapere e volere in breve
tutto nell'uomo apparve religioso. Hegel ha dimostrato che per-
sino la filosofìa è religiosa. E che cosa oggidì non si comprende
sotto il nome di religione? La " religione dell'amore ", la " re-
ligione della libertà " la " religione politica ", in breve tutti gli
entusiasmi. E così stanno le cose realmente.
Oggi ancora noi adoperiamo il vocabolo a noi straniero di
" religione " che contiene il significato della costrizione. Costretti
noi siamo, è vero, in quanto la religione domina il nostro interno;
ma è costretto, e vincolato anche lo spirito? Al contrario, esso
è libero, è padrone assoluto di sè stesso; non il nostro spirito,
bensì l'assoluto.