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di quel tiranno, erano forse migliori di lui? L'antica Roma lo
avrebbe giustiziato immediatamente, nè giammai egli avrebbe
potuto renderla sua schiava. Ma i " buoni Romani della sua età
non seppero opporre alla sua tirannia che dei postulati morali,
e non già la propria volontà; essi deploravano lacrimando che
il loro imperatore non rendesse omaggio alla moralità al par di
loro stessi ; essi rimasero " sudditi morali " sino a tanto che uno
trovò il coraggio di bandire dal proprio cuore » i sentimenti ob-
bedienti e morali del suddito. Ed allora gli stessi " buoni Ro-
mani ", che da " sudditi ossequenti " avevano sopportata tutta
la vergogna dell'apatia inneggiarono all'atto delittuoso ed im-
morale dell'insorto. Dov'era allora nei " buoni " quel coraggio
della rivoluzione che oggi esaltano, da poi che si trovò chi la
seppe compiere? I buoni ne erano incapaci, poi che una " rivo-
luzione " e peggio ancora un' " insurrezione " è sempre una cosa
" immorale ", alla quale ci si può risolvere solo allorquando si
cessa dall'esser " buoni " e si diventa " malvagi ".
Nerone non era peggiore della sua età, nella quale bisognava
essere, senz'altra alternativa, o " buoni " o " malvagi ". Il suo
secolo dovette giudicarlo malvagio nel più tristo senso della pa-
rola. Tutte le persone « morali » devono giudicare di lui a que-
sto modo. Di furfanti, simili a lui, ne vivono anche oggidì (vedi,
per esempio, le memorie del cavaliere di Lang) in mezzo alla
gente morale. Non si vive, com'è naturale, comodamente in mezzo
a loro poi che non si è mai sicuri della propria vita; ma si vive
forse meglio tra la gente morale?
Anche tra « i buoni " non si è ben sicuri della propria vita,
con la sola differenza che se ti impiccano, essi lo fanno in " nome
della legge " ; meno ancora poi si è sicuri del proprio ono re poi
che la coccarda nazionale sparisce in men che non [??] dica,
Il pugno rude della moralità non fa troppi complimenti col-
l'egoismo.
" Ma non si può infine mettere allo stesso grado un furfante
ed un uomo onesto? "
Ebbene, nessuno fa ciò più facilmente di voi stessi, o giudici
della morale; anzi, peggio ancora, voi cacciate in prigione, al pari
dell'infimo delinquente, ogni uomo onesto che si permetta di le-
vare francamente la voce contro l'ordine vigente delle cose, contro
le sacrosante istituzioni, ecc ; mentre al furfante raffinato voi ce-
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dete il vostro portafoglio ed altre cose di ben maggior impor-
tanza. Sicchè " in pratica " voi nulla mi potete rimproverare. Ma
bensì " in teoria ". Ebbene, allora porrò l'uno e l'altro su d'un
medesimo livello, ma quali due poli opposti : tutti e due sul livello
della legge morale. Entrambi non hanno un significato che nel
inondo " morale ", allo stesso modo che nei tempi precristiani un
ebreo eterodosso ed un ortodosso non differivano tra di loro che
per rapporto alla legge giudaica, mentre dinanzi al Cristo il fa-
riseo non contava di più dei " peccatori e dei publicani ". Allo
stesso modo per l'individualità il fariseo morale è simile al pec-
catore immorale.
Nerone si rese molto incomodo per la sua ossessione. Ma
l'uomo che obbedisce unicamente alla propria natura non gli a-
vrebbe stupidamente contraposto il " sacro, " per poi isfogarsi in
geremiadi vane se il tiramo di ciò non si curava; bensì gli a-
vrebbe contrapposta la propria volontà. Quanto spesso la santità
degli inalienabili diritti umani vien rinfacciata a chi li avversa,
quanto si dimostra che una libertà qualunque è un " sacrosanto
diritto umano " ! Coloro che così agiscono meritano d'esser de-
risi; e ciò, del resto, succederebbe a loro di frequente se non
prendessero, fosse pure incoscientemente, la via che deve condurli
alla meta. Essi comprendono che non appena si saranno catti-
vati gli animi in favore di quella libertà che propugnano, la
maggioranza vorrà la medesima cosa ed otterrà ciò che essa
vuole. Con questo non riusciranno mai a dimostrare la santità
di quella libertà che propugnano: le lamentazioni e le suppliche
rivelano appunto l'accattone.
L'uomo " morale " è necessariamente limitato nelle sue ve-
dute dal non conoscere egli altri nemici all'infuori dell'uomo " im-
morale ". " Chi non è morale è immorale! " la qual cosa significa
abietto, spregevole ecc. E perciò l'uomo morale non può riuscire
a comprendere l'egoista.
Non è forse il concubinaggio un'immoralità?
L'uomo morale può fare tutti gli sforzi possibili ma non po-
trà liberarsi da questo pregiudizio. Ad Emilia Galotti questa ve-
rità morale costò la vita. E infatti quella è un'immoralità. Una
giovane virtuosa diventi pure una vecchia zitella; un uomo vir-
tuoso si strugga pure nella vana fatica di soffocar i suoi istinti na-
turali, si faccia pure evirar, come origine, per amore del cielo: con
STIRNER: L' unico. - 5.