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morale non si chiamerà più " santa " bensì " umana ". Con la vit-
toria su la moralità dovrà avverarsi un compiuto cangiamento
di padrone.
Distrutta la fede, Feuerbach crede d'entrare nel porto apparen-
temente tranquillo dell' amore. " Prima ed altissima legge deve es-
ser l'amore dell'uomo per l'uomo " Homo homini Deus est " -
ecco il supremo principio pratico -- ecco il momento critico della
storia universale (1).
In realtà però di mutato non v'è che Dio, il « Deus » ; l'a-
more è rimasto; là avevamo l'amore per un Dio sovrumano qui
abbiamo l'amore per un Dio umano, per l' " homo " quale " Deus ".
Dunque l'uomo è per me sacrosanto. E tutto ciò che è " pretta-
mente umano " è per me " sacrosanto ". Il matrimonio è sacro per
sè stesso. E la stessa cosa deve dirsi di tutti gli altri rapporti
morali. " Sacrosanta è, e dev'esserti, l'amicizia, sacrosanti la pro-
prietà, il matrimonio, il benessere dei singoli, ma tutto ciò dev'es-
sere sacrosanto per sè stesso " (2). Non sembra di sentir parlare
un prete? Chi è il suo Dio? L'uomo! Che cosa è divino? Ciò che
è umano! In tal modo s'è operato effettivamente il mutamento
del predicato nel soggetto, ed invece della tesi " Dio è l'amore "
si dovrà dire " l'amore è divino n; invece di " Dio s'è fatto uomo ":
" l'uomo s'è fatto Dio " (3).
Come si vede, non si tratta che d'una nuova religione, " Tutti
i rapporti morali non son tali e non vengono coltivati con senso
morale, che in quanto valgono come religiosi (senza che il prete
abbia a consacrarli) ". La frase del Feuerbach : " la teologia è
un'antropologia " non significa che questo: " la religione è l'etica,
e soltanto l'etica è religione ».
Del resto Feuerbach non ottiene che un'inverzione di sog-
getto e di predicato, a tutto vantaggio di quest'ultimo. Ma poi
che egli stesso dice : " Non è vero che l'amore sia santo, e tale ri-
guardato dagli uomini, per essere un attributo di Dio -- ma è vero
invece ch'esso è attributo di Dio perchè in sè stesso è divino ",
egli si sarebbe potuto accorgere che bisognava cominciare a muo-
ver guerra ai predicati stessi, l'amore e le santità di ogni specie.
(1) Essenza del cristianesimo, 2a edizione, p. 402.
(2) Op. cit., pag. 408.
(3) Id., ibidem.
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In qual modo poteva egli sperare d'allontanar gli uomini da Dio,
senza togliere loro anche l'idea della divinità? E se, come Feuer-
bach
sostiene, per gli uomini l'essenziale non era già Dio, bensì i
suoi attributi, egli, poteva passarsi dallo spogliare dei suoi orna-
menti il feticcio, da poi che questo, il vero nocciolo del tutto, re-
stava. Egli stesso riconosce che non mirava che a " distruggere
un'illusione " (1); ma soggiunse che a suo avviso quella illusione
era assai perniciosa per gli uomini, poi che persino l'amore, il più
intimo e vero dei sentimenti, in grazia della religiosità divien vano
e senza significato, dacchè l'uom religioso non ama il suo simile
che per amore di Dio, dunque non quello ama ma Dio soltanto.
L'amore morale è forse diverso? L'uomo che ad esso si mspira
ama forse il suo simile perchè questi è un uomo determinato, o
non l'ama invece per amor della morale, per amor dell'uomo
in genere, e, in conclusione -- poi che homo homini Deus -- per
amore di Dio?
Il ramo di pazzia ha ancora gran numero di lati formali dei
quali alcuni sarà bene accennar qui..
Il sacrificio di sè stessi, per un esempio, è comune tanto ai
santi quanto ai non santi, così ai puri come agli impuri. L'impuro
rinnega tutti i " migliori sentimenti ", come il pudore e la timi-
dezza naturale, e non obbedisce che ai desiderî ond'è signoreg-
giato. Il puro rinnega i suoi rapporti naturali col mondo (a rin-
nega il mondo ") e non obbedisce che alla " brama " da cui è
dominato. Accecato dalla fame dell'oro, l'avaro pone in non cale
i precetti della coscenza, l'amor proprio, la dolcezza dei modi, la
compassione ; egli bandisce ogni riguardo : la passione lo trascina
con sè. Il " santo " si comporta allo stesso modo. Egli rende sè
stesso " ludibrio del mondo " è duro di cuore, fanatico della giu-
stizia: pur egli è trascinato dalla sua passione. Allo stesso modo
che il non santo rinnega se s fesso dinanzi al Dio dell'oro, così il
santo rinnega sè stesso dinanzi a Dio ed alle leggi divine.
Noi viviamo in un'età in cui la sfrontatezza dei santi si fa
sentire sempre più, in modo da smascherarsi e svelarsi del tutto.
La sfrontatezza e la stupidità degli argomenti con cui si tenta di
contrastare il " progetto dei tempi " non sorpassano forse ogni
misura ed ogni previsione? Ma così doveva avvenire; quelli che
( 1 ) Op. cit., pag. 403.