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Ed a pagina 6 : " Essa sola ha saputo trar profitto delle idee
rivoluzionarie, per le quali non essa, ma altri uomini disinteres-
sati o entusiasti, si sacrificarono ; essa ha cambiato lo spirito in
denaro. -- Ma ciò le venne fatto solo dopo avere spuntate quelle
idee, dopo aver tolto loro la logica, la serietà della lotta contro
l'egoismo ". Cotesta gente non è adunque pronta al sacrificio, non
è entusiasta, non è ideale, non è coerente. Secondo l' intelligenza
comune essa è una gente egoista, interessata, calcolatrice, spre-
giudicata e crudele.
Ebbene, chi è " pronto al sacrificio "? Colui che dà tutto sè
stesso ad una cosa, ad una scopo, ad una volontà, ad una pas-
sione. L'amante, che abbandona padre e madre, che affronta tutti
i pericoli e tutti i disagi per raggiungere il suo fine, non è forse
un di coloro che si sacrificano? E non è tale l'ambizioso, che dà
in olocausto all'unica sua passione tutte le sue brame, e tutte le
sue soddisfazioni; l'avaro che rinunzia a tutto, per la smania di
accumular tesori ; l' uomo che d'altro non ha cura che del piacer
suo? Costoro so
NO
dominati da una passione cui sacrificano tutte
le altre.
E questa gente che sacrifica se stessa, non è forse egoista,
interessata ?
Siccome in loro una passione travolge tutte le altre, essi non
d'altro si danno pensiero che di soddisfarla, ma vi si adoperano
con tutto l'impegno, sì da dimenticare ogni altra cosa.
Il loro affaccendarsi e il loro affannarsi non è altro che egoi-
smo, ma un ego smo unilaterale, racchiuso, di corta veduta : e in-
somma un'occasione.
" Ma queste sono passioni meschine, da cui l'uomo non deve
lasciarsi soggiogare. Solo per una grande idea, per una causa su-
blime ei deve sacrificare sè stesso ". Son forse " idee sublimi
" o " grandi cause " la gloria di Dio, per la quale innumerevoli
uomini hanno trovato la morte ; il Cristianesimo che ha avuto i
suoi martiri volenterosi; la Chiesa fuor della quale non è sal-
vezza e che tanto avida fu di sacrifici d'eretici : la libertà e l'u-
guaglianza che vollero a lor strumento la ghigliottina?
Chi vive per una grande idea, per una giusta causa, per una
dottrina o un sistema o una vocazione sublime, non deve per-
metter a sè stesso alcun desiderio mondano, alcun egoistico inte-
resse. Questo ci riconduce al concetto del sacerdozio, che anche
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potrebbe chiamarsi (chi riguardi al suo ufficio pedagogico) pe-
dantismo; poichè un ideale è sempre un pedante.
Il sacerdote è per eccellenza chiamato a vivere per l'idea, ad
operare per la buona causa. Per ciò il popolo sente intimamente
quanto poco si addica al prete il mostrar arroganza, il deside-
rare una vita agiata, di prender parte ai divertimenti, quali la
danza ed il giuoco, il far mostra, in una parola, di altri interessi
ali'infuori dei " sacri ". In ciò forse ha giustificazione la scarsa
retribuzione dei maestri, i quali si sentono già premiati dalla
santità della loro profess one e sono costretti a rinunziare agli
altri vantaggi.
Nè manca una gerarchia delle idee sacre, che in tutto o in
parte l'uomo deve professare. La famiglia, la patria, la scienza
devono trovare in lui un servo fedele agli obblighi professionali.
E qui ci abbattiamo alla falsa credenza, antica quanto il
mondo (il quale non ha ancora appreso a fare di meno dei preti) :
che, cioè, vivere e creare in p r ò d ' u n ' idea sia il vero fine del-
l'uomo e che il valore di lui debba commisurarsi alla riguar-
dosa esattezza con cui adempie a quell'intento.
E questo il dominio dell' idea o, se meglio vi piace la parola,
il pretismo. Robespierre, ad esempio. St. Just ed altri, erano preti
nell'anima, entusiasti, stromenti obbedienti dell' idea, uomini ideali.
St Just esclama in una delle sue orazioni : " Vi è qualcosa di ter-
ribile nell'amor di patria; esso è così imperioso da sacrificar tutto
senza misericordia, senza tema, senza riguardi umani alla salute
pubblica. Esso precipita Manlio nell'abisso, sacrifica gli affetti
privati, guida Regolo a Cartagine, spinge un Romano a gettarsi
nella voragine e colloca Marat, vittima della sua devozione, nel
Pantheon ".
A tali rappresentanti di interessi ideali o sacri si oppone una
folla d'innumerevoli interessi " personali " e profani. Ma nessuna
idea, nessun sistema, nessuna causa santa è così grande che essa
non debba essere soverchiata dagli interessi personali. Se questi
tacciono a tratti nella età di sconvolgimenti e di fanatismo, ri-
prendono in breve il loro predominio in virtù " del buon senso
del popolo ". Quelle idee non riescono vittoriose se non allor-
quando cessano dall'essere avverse all'interesse personale e sod-
disfanno l'egoismo.
Il mercante d'acciughe che offre la sua mercé, gridando sotto