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la mia finestra, ha un interesse personale a venderla in gran quan-
tità, e se sua moglie o gli amici gli augurano che ciò avvenga,
ciò è pur sempre per l'interesse puramente personale di lui. Se
invece un ladro gli rubasse il canestro che contiene la sua mer-
canzia, si ridesterebbe l'interesse di molti, di tutta la città, di
tutto il paese o -- a dirla in breve -- l'interesse di tutti coloro
che hanno in orrore il furto: a questo interesse sarebbe del tutto
estranea la persona del merciaiuolo, e gli sottentrerebbe la classe
dei « derubati ».
Ma anche in questo caso tutto si risolverebbe alla perfine in
un interesse personale giacche ognuno penserebbe esser suo do-
vere di concorrere alla punizione del ladro, per impedire che il
furto si estenda e ne possa diventar vittima egli stesso. E per
quanto sia difficile ammettere un tale ragionamento conscio presso
molte persone, si udrà tuttavia proclamare generalmente che " il
ladro è un delinquente ". Ecco che ci troviamo di fronte a un
giudizio dacchè l'azione del ladro è dichiarata un " delitto ".
Ora le cose stanno in questo modo: quand'anche il delitto non
recasse il più lieve danno nè a me nè ad altri, cionondimeno io
imprecherei sempre contr'esso. Perchè? Perchè io sono entusiasta
della moralità, sono compreso dell' idea della moralità; e per ciò
combatto ciò che le è contrario. Appunto perchè crede degno di
biasimo il rubare, Proudhon può ritenere d'aver a bastanza vi-
lipesa la proprietà definendola un furto. Agli occhi dei preti esso
è senz'altro e in tutti i casi un delitto o per lo meno una con-
travvenzione.
E qui finisce l'interesse personale. Quella persona che ha
rubato il canestro mi è del tutto indifferente: io mi interesso
unicamente, al furto per sè stesso -- al concetto, cioè, che nel
ladro è rappresentato.
Ladro e Uomo son nel mio spirito termini inconciliabili,
poichè non si è veramente uomo essendo ladro; si disonora l'uomo
o la umanità quando si ruba. E dimenticato il lato personale
della cosa si cade per tal modo nel filantropismo, nell'amore per
tutti gli uomini, che non è già amore per ogni uomo singolo, sì
invece amore dell' uomo in astratto, d'un concetto irreale cioè,
d'un fantasma; poi che non è già &, gli uomini,
bensì ·, l' uomo, quel che il filantropo accoglie nel
suo cuore. Vero è che egli si occupa anche dei singoli, ma uni-
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camente perchè spera di veder da per tutto attuato il suo predi-
letto ideale.
Dunque non si tratta d'aver cura di me stesso, di te, di noi :
ciò sarebbe interesse personale e apparterrebbe al capitolo del-
l' " amore del mondo "; si tratta invece d'un amore celeste, spi-
rituale, pretino; chè tale è il filantropismo. L' uomo deve esser
edificato in noi, anche se noi, che lo rappresentiamo, dovessimo
perire tutti quanti.
È una massima clericale al pari di quella che dice : fiatjustilia
pereat mundus; l'uomo, la giustizia, sono idee, fantasmi ai quali
tutto s'immola: per questo gli spiriti pretini sono quelli che si
" sacrificano ".
Chi è antusiasta dell' uomo, non considera le persone ma l'i-
deale. L' uomo, per lui non è già una persona, bensì è un ideale,
un fantasma.
Le cose più diverse possono esser considerate come attributi
dell'uomo. Se l'attributo è la pietà, abbiamo il pretismo religioso;
se è la moralità, abbiamo il pretismo morale. Per ciò i chierici
della nostra età vorrebbero trasformare ogni cosa in " religione " ;
nella religione della libertà, in quella dell'uguaglianza, ecc. Tutte
le idee per loro diventano " cause sante ", persino la pertinenza
ad uno Stato, la politica, la pubblicità, la libertà di stampa, la
istituzione delle giurie, ecc. Che cosa significa allora, presa in
questo senso, la parola " disinteresse "? L'avere soltanto un inte-
resse ideale senza considerazioni della persona !
Contro questo modo di considerar le cose si ribella il duro cer-
vello dell' uomo mondano, ma per secoli e secoli egli ha dovuto
sempre soccombere, e curvare il collo caparbio, e " adorare la po-
tenza superiore ". Il pretismo lo seppe conculcare. Se l'egoista
mondano era riuscito a respingere lontano da sè una " potenza
superiore " (per esempio, la legge dell'antico testamento, il papa
romano, ecc.); una nuova potenza dieci volte superiore sorgeva ad
avvincerlo (per esempio, in luogo della legge la fede, in luogo del
clero limitato il mutarsi di tutti i laici in sacerdoti e cosi via).
Così succedeva all'ossesso nel quale entravano sette diavoli quando
egli credeva d'averne cacciato uno.
Nelle parole del Bauer che abbiamo sopra citate si nega ogni
idealità alla classe borghese. Ed è vero proprio che essa falsò da
prima la conseguenza ideale che Robespierre voleva trarre dai