< prev
next>
-- 80 --
può essere infranto, che quando anche il concetto astratto della
famiglia si dissolva nel nulla. Le parole del Vangelo ; " Donna,
che cosa ho io di comune con te? " (1); " Io sono venuto a su-
scitare l'uomo contro il proprio padre e la figlia contro la ma-
dre " (2) ed altre simili, vengono poste in correlazione con la
famiglia celeste, con la vera famiglia, e non significano altro fuor
che la pretesa dello Stato, per la quale in caso di conflitto tra
esso e la famiglia, è obbligo di obbedire allo Stato.
Come della famiglia, così è della morale. Molti si staccano
dalla morale ma restano servi della moralità. La moralità è l'idea
della morale, è la sua potenza spirituale, la sua potenza sulle co-
scienze ; mentre la morale è troppo materiale, per poter dominare
lo spirito, e non può assoggettare un uomo " spirituale ", un co-
sidetto " indipendente ", un " libero pensatore ".
Il protestante può dire ciò che vuole ; ma " santa " è per lui
la " Sacra Scrittura ", la " parola di Dio ". Chi cessa dal rite-
nerla " santa " cessa d'essere protestante. Ma per ciò stesso gli
è " sacro " ciò che in lei è " prescritto " : l'autorità posta da
Dio, ecc.
Tutto ciò per lui dev'essere indissolubile, intangibile, " supe-
riore ad ogni dubbio ", e siccome il " dubbio " è la cosa più
naturale all'uomo, tutte quelle cose vengono riguardate come su-
periori all'uomo. Chi non sa liberarsene avrà la fede : poichè cre-
dere significa esser vincolato a qualche cosa. Poi che nel prote-
stantesimo la fede si è fatta più pura, anche il servaggio è di-
venuto più intimo : tutte quelle cose " sacre ", son divenute parte
dell'essere stesso, " quistioni di coscienza ", " sacrosanti oboli-
ghi ". Per ciò al protestante e sacra quella tal cosa dalla quale non
sa liberar Ja sua coscienza, e la " coscienziosità " è la virtù che
più di tutte lo distingue dagli altri.
Il protestantesimo ha ridotto l' umanità in uno stato affatto
simile alla " polizia segreta ". La spia continuamente origliante
della " coscienza " vigila ogni moto dello spirito: ogni azione e
ogni pensiero, è per lei " questione di coscienza ". In questo an-
tagonismo tra l' " istinto naturale " e la " coscienza " (plebe e
polizia interiore) vive il protestante. La ragione della Bibbia (al
(1) GIOV., 2, 4.
(2) MATT., 10, 35.
-- 81 --
posto della cattolica ragion della Chiesa), è tenuta in conto di
sacra, e il sentimento che la parola della Bibbia è sacra si chiama
coscienza.
Con ciò si fa entrare per forza la santità nella coscienza
dell'uomo. Chi non sa liberarsi dalla coscienza, della cosa sacra,
potrà, è vero, agire contro coscienza, ma giammai indipendente-
mente dalla coscienza.
Il cattolico si sente soddisfatto, quando ha eseguito un or-
dine; il protestante opera secondo la sua " miglior scienza e co-
scienza ". Il cattolico non è che un laico, il protestante è sempre
" sacerdote ".
Questo perfezionarsi dello spirituale è il progresso segnato
dalla Riforma sul Medio Evo, ma ne è anche la maledi-
zione.
Che altro era la morale gesuitica fuorchè una continuazione
del commercio delle indulgenze, con questa sola differenza che
ormai quegli che otteneva l'indulto dei peccati, poteva prendere
in esame l'indulto che otteneva a persuadersi in qual modo gli
veniva tolto il peccato? poichè in certi casi determinati (così di-
cono i casuisti) non era affatto peccato ciò ch'egli aveva commesso.
Il commercio delle indulgenze s'estendeva a tutti i peccati e a
tutte le contravvenzioni ed aveva fatto tacere tutti gli scrupoli
delia coscienza. Tutta la sensualità poteva espandersi a sua posta
purchè si fosse conquistata a suon di denari la licenza della Chiesa.
Questo favoreggiamento della sensualità fu continuato dai Gesuiti,
mentre i protestanti puritani, tetri, fanatici, smaniosi di penitenze,
avidi di mortificazioni e di preghiere, nella lor qualità di restau-
ratori del Cristianesimo null'altro volevano ammettere fuor che
l'uomo spirituale e religioso.
Il cattolicismo e particolarmente i Gesuiti favorirono con ciò
l'egoismo e trovarono persin tra i protestanti un seguito involon-
tario ed inconsciente riuscendo così a salvarsi dalla degenerazione
e dalla morte dei sensi.
Contuttociò lo spirito protestante estende sempre più il suo
dominio, e il gesuitismo (il quale per lui, che si tiene divino,
non rappresenta che il " diabolico " necessariamente insepara-
bile da tutto ciò che è divino), non ostante tutti gli sforzi, non
può sostenersi in nessuna parte colle proprie forze, e deve
assistere, come avviene in Francia, alla vittoria del protestante-
STIRNER : L' Unico -- 8.