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simo nell'ipocrisia borghese, che pone lo spirito al disopra d'ogni
altra cosa.
Al protestantesimo vuoisi riconoscere il merito d'aver ricon-
dotto in onore il " temporale ", per esempio il matrimonio, lo
Stato, ecc. Ma per esso il temporale (come il profano) è molto più
indifferente che non sia pel cattolico, il quale permette al mondo
profano di esistere, e ne partecipa spesso ai godimenti, mentre il
protestante, ragionevole e logico, s'appresta a distruggere del tutto
ogni cosa che sia mondana. Il che gli succede col proclamarla
semplicemente " sacra ".
Così al matrimonio è stato tolto il carattere naturale, col ren-
derlo " sacro ", non già nel senso di sacramento cattolico che lo
presuppone cosa profana che dalla Chiesa soltanto riceve la con-
sacrazione, bensì nel senso ch'esso diventa per sè stesso un non
so che di sacro, un sacro legame. Così lo Stato, ecc. Una volta
era il papa che consacrava e benediceva lo Stato e i suoi prin-
cipi ; ora lo Stato è santo in sè, e tale è pure la maestà senza
aver bisogno della benedizione sacerdotale.
In generale si consacrò l'ordine della natura, ovvero il diritto
naturale, il quale diventò l' " ordine divino ". Perciò leggiamo,
p. es., nella Confessione d'Augusta, art. 11: " E così atteniamoci
al decreto saggio e giusto dei giureconsulti: che l'uomo e la
donna stiano insieme, è diritto naturale. Se è un diritto naturale,
è anche un ordinamento di Dio che ha disposto che così fosse,
e per conseguenza è un diritto divino ". E che è mai Feuerbach
se non un protestante illuminato quando dimostra sacri i rapporti
morali, non già perchè ordinati da Dio, bensì per lo spirito che
in essi alberga? Ma il matrimonio, se veramente risulti da una
libera unione d'amore, è per sè stesso sacro, per la natura dell'u-
nione che viene contratta. Quel matrimonio soltanto è religioso,
il quale è anche vero e corrisponde all'essenza del matrimonio,
all'amore.
E così è di tutti i rapporti morali. Essi non diventano e non
sono morali, e come tali non vengono tenuti in onore, che quando
per sè stessi sono riguardati come religiosi. Vera amicizia non
v'ha se non la dove i limiti dell'amicizia vengono religiosamente
osservati collo stesso fervor religioso con cui il credente difende
la dignità del suo Dio.
" Sacra " è, e dev'essere, per te l'amicizia, sacra la proprietà,
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sacro il matrimonio, sacro il benessere d'ogni uomo, ma sacro in
sè, per sè stesso (1).
Questo è un moment) molto essenziale. Nel cattolicismo le
istituzioni mondane possono venir " consacrate " ed anche " san-
tificate "; ma, senza la consacrazione religiosa, non sono sacre;
mentre nel protestantesimo i rapporti mondani sono " sacri per
sè stessi
", sacri unicamente perchè sussistono.
Con la consacrazione che conferisce la santità s'accorda benis-
simo la massima gesuitica: " lo scopo santifica i mezzi ".
Nessun mezzo è per sé stesso santo o non santo : bensì i suoi
rapporti con la Chiesa, l'utilità ch'esso ha per la Chiesa, lo ren-
dono tale. Tra questi mezzi c'è anche il regicidio; se esso era
stato compiuto in prò della Chiesa, poteva esser sicuro d'essere
santificato, benchè non apertamente. Pel protestante la maestà è
sacrosanta, pel cattolico non era tale che quella consacrata dal
pontefice, anche senza un atto speciale, una volta per tutte. Se
il papa revocasse la sua consacrazione, il re pel cattolico non dif-
ferirebbe da un altro uomo qualsisia.
Se il protestante è intento a trovare anche nelle cose sen-
suali la " santità ", il cattolico tende a porre tutto ciò che è sen-
suale in un luogo appartato, dove, al pari del resto della natura,
continua a conservare il suo valore.
La Chiesa cattolica sottrasse dal proprio Stato consacrato l'i-
stituzione mondana del matrimonio, e lo vietò ai sacerdoti; la
Chiesa protestante, all' incontro, dichiarò sacro il matrimonio e i
legami coniugali, quindi non li giudicò inadatti per religiosi.
Un gesuita, da buon cattolico, può santificar ogni cosa. Basta
p. es. ch'egli si dica: Io nella mia qualità di sacerdote sono ne-
cessario alla Chiesa; ma la servo con maggior zelo, se posso sod-
disfare i miei desideri; per conseguenza voglio sedurre quella ra-
gazza, voglio far perire di veleno questo mio nemico, ecc. Il mio
fine è santo, perchè è il fine d' un sacerdote, epperciò santifico i
mezzi. In fin dei conti tutto si risolve in maggior gloria della
Chiesa. Perchè il prete cattolico dovrebbe rifiutarsi ad offrire al-
l'imperatore Arrigo VII l'ostia avvelenata -- per la maggior glo-
ria della Chiesa?
I protestanti ortodossi levano alta la voce contro ogni " di-
(1) Essenza del Cristianesimo, pag. 408.