< prev next>

-- 84 --
vertimento innocente " sostenendo che solo le cose sacre, le spiri-
tuali possono essere innocenti. Tutto ciò in cui non si può dimo-
strare la presenza dello spirito, deve essere ripudiato : la danza,
il teatro, le pompe (p. es. nelle chiese), ecc.
Di fronte a questo Calvinismo puritano il Luteranesimo pro-
cede di preferenza sulla via religiosa, vale a dire sulla via spiri-
tuale; esso è più radicale.
Il Calvinismo cioè esclude d'un tratto un gran numero di
cose, perchè sensuali e mondane, e purifica così la Chiesa ; il lute-
ranesimo invece cerca di spiritualizzare quante più cose gli è pos-
sibile, e così di far riconoscere lo spirito quale essenza d'ogni cosa
per modo da render sacro tutto ciò che è mondano. Perciò riuscì
al luterano Hegel (in un passo d' una delle sue opere egli dichiara
di " voler restar luterano )" l'attuazione compiuta del pensiero
mediante il tutto. In tutto v'è la ragione : o -- in altri termini --
" il reale è ragionevole ". Il reale e, in verità, il tutto, poichè
in ogni cosa, persin nella menzogna, può venir scoperto il vero ;
non esiste una menzogna assoluta, come non esiste il male as-
soluto, e così via.
Grandi opere dello spirito non furono create che dai prote-
stanti, poichè essi erano i veri discepoli e i veri zelatori dello
spirito.
Quanto angusto è l'impero dell'uomo! Egli deve permettere
che il sole segua il suo corso, che il mare sollevi le sue onde,
che i monti s'ergano verso il cielo. E così egli si arresta impotente
dinanzi all'invincibile.
Può egli schermirsi dall'impressione della propria impotenza
di contro a questo accordo colossale? Il mondo è la legge immu-
tabile alla quale egli è costretto di assoggettarsi; essa determina
il suo destino.
A che cosa intendeva l'umanità precristiana? A rendersi li-
bera dall'imperversar dei destini, a non lasciarsene alterare. Gli
stoici raggiunssero questo fine coll'apatia durando indifferenti gli
assalti della natura, senza mostrarsene turbati. Orazio pronuncia
il celebre " Nil admirari ", con cui egli manifesta anche l'indif-
ferenza dell'altro, del mondo ; esso non deve aver influenza su
noi, non deve eccitare la nostra meraviglia. E il suo impavidum
ferient ruinae esprime la stessa incrollabilità, di cui parla il salmo
46, 3: " Noi non temiamo, quand'anco crollasse il mondo ". Tutto
-- 85 --
ciò apre la via alla tesi cristiana che il mondo è vano, sgombra
cioè il cammino al disprezzo del mondo proprio dei cristiani.
Lo spirito " incrollabile " del " savio " con cui il mondo
antico si adoperava alla propria affermazione finale, ricevette un
tale urto interiore dal quale non seppe proteggerlo nessuna ata-
rassia, e nemmeno il coraggio stoico.
Lo spirito, resosi sicuro contro ogni influenza del mondo, in-
sensibile ai suoi colpi, e superiore ai suoi assalti, deliberato a
non ammirare cosa alcuna, non poteva esser tratto dalla sua in-
differenza nemmeno dal crollare del mondo ; -- egli traboccava
sempre. Imperocchè nel suo interno si sviluppavano dei gas (spi-
riti) e, cessati gli effetti dell' urto meccanico prodotto dal di fuori,
le tensioni chimiche eccitate nel suo seno diedero principio alla
loro attività meravigliosa.
Infatti la storia antica finisce il giorno in cui l' uomo acquista
nel mondo la sua proprietà. " Tutte le cose mi furono consegnate
da mio padre " (Matt. II, 27). Il mondo ha cessato di esser per
me oltrapossente, inconcepibile, sacro, divino, ecc. ; esso è " sdi-
vinizzato " ed io lo tratto a mio piacimento, di modo che, s'io
potessi far miracoli, io vorrei esercitare su di esso tutta la mia
forza, (cioè la forza dello spirito), per spostare i monti, ordinare
ai gelsi di strappar da sè stessi le proprie radici dalla terra e di
metter radice nel mare" (Luca, 17, 6); atterrare, insomma, tutto
ciò che può esser pensato. Tutte le cose sono possibili per colui
che crede (1). Io sono il padrone del mondo : la sovranità m'ap-
partiene. Il mondo si è fatto prosaico, giacchè ciò che era divino
è scomparso ; esso è mia proprietà, della quale mi valgo a mio
piacere.
Poi che l' Io era assorto al dominio del mondo, l'egoismo
aveva celebrato la sua prima e compiuta vittoria ; egli aveva su-
perato il mondo, era divenuto senza mondo, aveva chiuso sotto
chiave le conquiste d'una lunga êra.
La prima proprietà, la prima signoria era stata conquistata!
Ma il signore del mondo non è per ciò ancora il signore dei
proprii pensieri, dei suoi sentimenti, della sua volontà ; egli non
s'è reso peranco padrone e dominator dello spirito, poichè lo spi-
rito e ancor santo, è lo " spirito santo " e il cristiano senza mondo
(1) MARCO, 9, 23.