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Il liberalismo non fece che incider le tavole di altri concetti,
umani invece che divini, e sostituire il concetto dello Stato a
quello della Chiesa, ai religiosi gli scientifici, o, per dir meglio,
ai " rozzi sistemi e alle grossolane istituzioni i concetti reali e
le leggi eterne ".
Ormai solo lo spirito impera nel mondo e un numero infinito
di concetti affolla i cervelli; ebbene che cosa fanno quelli che
tendono a progredire ? Essi negano quei concetti per metterne
altri in lor luogo! Essi dicono: voi vi siete formati un falso con-
cetto del diritto, dello stato, dell'uomo, della libertà, dell'onore;
il vero concetto del diritto, dello stato, dell'uomo, della libertà
dell'onore è quello che noi vi proponiamo. E di questo passo la
confusion dei pensieri s'accresce.
La storia universale ci ha trattati crudelmente e lo spirito
ha raggiunto una forza onnipotente. Tu sei tenuto a rispettare
le mie miserabili scarpe, che potrebbero proteggere i tuoi piedi
nudi; il mio sale, che potrebbe servire a condir le tue patate;
e la mia carrozza di gala, il cui possesso ti trarrebbe dall'in-
digenza; a tutto ciò tu non devi tender la mano. Tutte queste
ed altre cose senza numero l' uomo è obbligato a riconoscerle
indipendenti, inaccessibili ed intangibili, sottratte al suo potere.
Egli deve rispettarle; e s'ei tenda la mano bramosa verso di esse,
noi diremo subito di lui ch'egli ha le mani " lunghe ".
Quanto miserabilmente scarso è il numero delle cose di cui ci
è rimasto il possesso! Poco più di nulla! Ogni cosa è stata col-
locata fuor dalla nostra portata; nessuna cosa possiamo ardir di
toccare, se non ci fu data; noi non viviamo che della carità del
donatore. Tu non puoi raccoglier da terra nemmeno un ago, se
non hai ottenuto da te stesso licenza di poterlo fare. E da chi
deve venirti codesta licenza? Dal rispetto! Soltanto quand'esso te
la cede in tua proprietà; solo quando tu puoi rispettarla quale
cosa tua propria, tu hai licenza di prendertela.
E, d'altro canto, tu non puoi concepire alcun pensiero, nè pro-
nunciare sillaba, nè commettere un'azione, che non ti sian sug-
gerite dalla moralità, dalla ragione o dall' umanità. Beata inge-
nuità dell' uomo concupiscente ! Senza misericordia si tentò di
immolarti sull'altare delle " prevenzioni ".
Ma intorno all'altare sorge una chiesa e le sue mura si al-
largano sempre più. Ciò ch'esse racchiudono è sacro. A te ne è
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vietato l'accesso : tu non puoi più toccare le cose che vi si rac-
chiudono. Gittando grida di dolore a cui ti sforza la fame tu
t'aggiri intorno a quelle mura a raccogliere le poche bricciole
del profano, e sempre più s'allarga la cerchia. In breve quella
chiesa abbraccerà tutta la terra, e tu ne sarai respinto al mar-
gine estremo; un passo ancora ed il mondo " sacro " avrà trion-
fato; tu precipiterai nell'abisso. Incuora dunque te stesso, finchè
n'è tempo; non vagare più inutilmente sul terreno già falciato del
profano, spicca il salto e di un balzo entra nel santuario. Quando
avrai consumato ciò che è santo, tu l'avrai posto in tuo dominio!
Digerisci l'ostia; ne sarai liberato.
3. ---- I LIBERI.
Poichè più sopra abbiamo distinto i vecchi e i moderni in due
categorie, parrebbe logico formare una categoria indipendente dei
liberi. Ma così non è. I liberi non si trovano che tra i moderni
e tra i più " nuovi " dei moderni, e vengono classificati separa-
tamente soltanto perchè appartengono all'êra presente, la quale
è particolarmente oggetto della nostra attenzione. Io intendo qui
per liberi i cosidetti liberali, ma per ciò che riguarda il concetto
della libertà e di parecchie altre cose, alle quali non fu possi-
bile di non accennare prematuramente, devo riferirmi a quel che
dirò più oltre.
§ 1. ---- IL LIBERALISMO POLITICO.
Dopo che il calice della cosidetta monarchia, assoluta fu vuo-
tato sino alla feccia, nel secolo decimottavo vi fu chi s'accorse
troppo bene che il liquore contenutovi aveva un sapore d'extra-
umano, sì che incominciò, a desiderare un altro calice. I nostri
padri, uomini com'erano, domandarono finalmente d'esser consi-
derati quali uomini.
Chi in noi vede altra cosa che l'uomo, e da noi tenuto quale
un essere inumano, e come tale trattato; chi invece ci riconosce
per uomini e ci difende nel pericolo, è da noi rispettato quale
nostro vero protettore e patrono.
Uniamoci dunque fortemente e difendiamo l'uomo nell' uomo;
allora nella nostra unione troveremo la protezione che ci abbi-