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sogna, ed in noi, che siamo uniti, scorgeremo una comunione di
individui consci della propria dignità umana, e associati perchè
" uomini ". La nostra unione rappresenta lo Stato, e noi che ci
teniamo uniti formiamo la Nazione.
Nel nostro complesso, quale Stato o Nazione, noi restiamo
semplicemente uomini. La nostra condotta individuale, gli istinti
naturali cui ci assoggettiamo riguardano la vita privata; la nostra
vita pubblica o la nostra condotta verso lo Stato è puramente
umana. Ciò che in noi v'ha d'antiumano e d'egoistico viene abbas-
sato al grado di faccenda privata, e noi distinguiamo rigorosa-
mente lo Stato dalla " società borghese " nella quale l'egoismo
si fa largo a sua posta.
Il vero uomo è la Nazione, il singolo individuo è sempre un
egoista. Spogliatevi dunque della vostra individualità nella quale
s'annidano l'ineguaglianza egoistica e la discordia, e dedicatevi
interamente al vero uomo, alla Nazione od allo Stato. Allora
avrete valor vero di uomini, ed otterrete tutto ciò che appartiene
all'uomo; lo Stato, il vero uomo, vi conferirà il diritto d'essere
dei suoi, e vi farà dono dei " diritti dell'uomo "; l'uomo vi darà
i suoi diritti.
Così parla la borghesia.
Il regime borghese s'informa all'idea che lo Stato sia il tutto
nel tutto, che sia il vero uomo, e che il singolo non acquisti va-
lore che col far parte dello Stato. Nel buon cittadino esso pone
ogni sua aspirazione; ali'infuori di ciò nulla conosce di elevato,
se ne togli l'ambizione già ormai vieta d'essere un buon cri-
stiano.
La borghesia si svolse nella lotta contro le classi privilegiate,
dalle quali era stata trattata generosamente da " terzo Stato "
e confusa con la " canaglia ". Sino allora adunque nello Stato
la eguaglianza dei cittadini era ignota. Al figlio del nobile eran
riservate le alte cariche, alle quali invano alzavano lo sguardo
i migliori della borghesia. Contro di ciò si sollevò il sentimento
borghese. Nessuna distinzione, nessuna preferenza, nessuna diffe-
renza, di casta! Tutti siamo uguali! Nessun interesse particolare
sia quind'innanzi favorito; ma unicamente l' interesse universale.
Lo Stato dev'essere l'unione di uomini liberi e uguali tra di loro,
e ciascuno deve dedicarsi al " bene comune ", confondere la pro-
pria individualità nello Stato, formare dello Stato il proprio fine e
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il proprio ideale. Lo Stato, lo Stato! era il grido di tutti, e d'al-
lora in poi non si fece che ricercare il " vero ordinamento dello
Stato " la costituzione migliore, lo Stato, cioè, nella sua miglior
concezione.
L'idea dello Stato penetrò in tutti i cuori e destò l'entusia-
smo; servire a lui, al nuovo Iddio terrestre, divenne un nuovo
culto.
Sorgeva l'êra politica per eccellenza. Servire allo Stato ed
alla Nazione divenne il più sublime degli ideali, l'interesse dello
Stato il supremo interesse, il servizio dello Stato (al quale si può
partecipare senza essere impiegati dello Stato), il più grande degli
onori.
Con ciò s'eran cacciati in bando gl'interessi particolari e le
individualità, ed il sacrifìcio per lo Stato era divenuto lo " sci-
boleh ".
Bisogna rinunziar a sè stessi e vivere per lo Stato. Bisogna
operare disinteressatamente, non bisogna voler recar vantaggio
a sè stessi bensì allo Stato.
Questo è divenuto la vera persona, dinanzi alla quale ogni
individualità scompare. Con ciò, l'egoismo antico si mutava in
disinteresse e in impersonalità incarnata.
Dinanzi al dio -- raffigurato dallo Stato -- ogni forma di
egoismo dileguava, tutti diventavano uguali, senza distinzioni :
-- uomini, e null'altro che uomini.
La materia facilmente incendiabile della " proprietà " fu la
causa della rivoluzione.
Il governo aveva bisogno di denari. Ormai occorreva dimo-
strar vera la tesi che il governo è assoluto e per ciò proprietario
esclusivo di ogni cosa; conveniva dunque togliere ai sudditi il
denaro che si trovava bensì in lor possesso, ma di cui soltanto
lo Stato era il vero padrone. Invece di far ciò si convocarono
gli Stati generali, chiedendo concedessero allo Stato quel denaro
di cui abbisognava. La paura delle ultime conseguenze distrusse
l'illusione del governo assoluto; chi ha bisogno di farsi accordar
qualche cosa, non può più esser riguardato come assoluto. I sud-
diti riconobbero ch'essi erano i proprietari legittimi e che loro
apparteneva quel denaro che ad essi si domandava.
Quelli che sino allora erano stati sudditi riconobbero così di
esser proprietari.