< prev
next>
-- 96 --
tivo, e così via. Chi serve unicamente ad una causa, e ad essa " si dà
interamente ", quegli, solo, possiede la vera libertà. E questa causa
per gli esseri pensanti era la ragione, quella -- come già la Chiesa
e lo Stato -- promulga leggi universali, e mediante l'idea dell' uma-
nità avvince il singolo con le sue catene. Essa decreta ciò che deve
r tenersi per vero, ciò che deve servire di norma. Nessuno è più
ragionevole che il servo ossequente, al quale, meglio che ad ogni
altro, spetta il nome di buon cittadino.
Che tu possa esser ricco sfondato o povero in canna -- allo
Stato borghese poco importa ; purchè tu appaia inspirato a " sen-
timenti devoti allo Stato ". Questo solo egli ti domanda e questo
sopra tutto intende ad inculcare in tutti. Per ciò esso ti difende
dai " malvagi suggerimenti ", tenendo in freno i " tristi " e facendo
ammutolire (col mezzo della censura, delle leggi sulla stampa e
delle carceri) i loro discorsi sovversivi. Oltre a ciò esso conferirà
ufficio di censori a persone di a non dubbia devozione " e farà eser-
citare su te un'influenza morale per mezzo dei a buoni ". Quando
t'avrà reso, così, sordo ai mali suggerimenti, esso aprirà ben vo-
lenteroso l'orecchio ai tuoi " buoni consigli ".
Dall'età della borghesia data anche il liberalismo. Da tutte
le parti si domanda che si dia luogo a ciò che è a ragionevole ";
a ciò che è, come dicono, " all'altezza dei tempi ".
La seguente definizione del liberalismo, fatta in suo onore, ne
determina esattamente il carattere : Il liberalismo non è altro che
la conoscenza della ragione applicata ai rapporti esistenti. Sua,
mèta è « un ordinamento ragionevole ", una a condotta morale ",
una a libertà temperata " ; non già l'anarchia, l'assenza delle leggi,
l'individualismo. Ma dove domina la ragione, ivi sparisce la " per-
sona ". L'arte non solo ha ammesso il brutto, ma anzi l'ha ritenuto
necessario e gli ha assegnato un posto : essa ha bisogno del mostro.
Anche nel campo della religione i liberali estremi vanno tant'oltre
che essi vogliono che il più religioso degli uomini, il " mostro re-
ligioso ", sia, al pari degli altri, considerato come cittadino dello
Stato; essi non vogliono più saperne degli " auto da fé ". Ma alla
" legge della ragione " nessuno deve ribellarsi, altrimenti lo at-
tende il più duro dei gastighi. Ciò che il liberalismo vuole è la
libera evoluzione : la manifestazione indipendente non della per-
sona o dell' " io ", ma della ragione.
Si esige adunque la dominazione della ragione, che è pur
-- 97 --
sempre una tirannide. I liberali sono fanatici, non già a dir vero
per la fede, per Dio, ecc., bensì per la ragione, che è la loro signora.
Essi non ammettono scherzi su questo punto, e perciò non
consentono che l'individuo possa svolgersi e determinarsi a suo ta-
lento: essi lo tutelano ben peggio che gli autocrati più assoluti.
a Libertà politica " : che cosa si deve intendere per questa parola?
Forse l'indipendenza del singolo dallo Stato e dalle sue leggi ? No,
tutt'all'opposto, la dipendenza del singolo dallo Stato e dalle leggi
dello Stato. Ma perchè si parla allora di " libertà "? Perchè non si
è più divisi dallo Stato per l'intromissione di terze persone, per-
chè si e con esso in contatto immediato, in fine perchè si è cittadini
dello Stato, non più sudditi d'un'altra persona, fosse pure quella
del re, che per noi non ha più valore se non come capo dello Stato.
La libertà politica, questa dottrina fondamentale del liberalismo,
non è altro che un secondo periodo del protestantesimo, e va di
conserva con la " libertà religiosa " (1). O si potrebbe forse inten-
dere per tale una libertà che ci " allontana " dalla religione? Tut.
t'altro. Con ciò si vuole indicare unicamente l'indipendenza da
terze persone che hanno officio di mediatori, l'abolizione del " lai-
cismo " : lo stabilirsi cioè dei rapporti diretti con la religione e
con Dio.
Soltanto supponendo l'esistenza d' una religione si può godere
della libertà religiosa, poichè questa non significa assenza di re-
ligione, ma invece intensità di fede, comunicazione immediata con
Dio. Per chi è a religiosamente libero " la religione e " convin-
zione sacra ". La stessa cosa è del " politicamente libero " ; lo Stato
è una sua " convinzione sacra "; è questione di sentimento, que-
stione essenziale, questione sua propria.
Libertà politica significa che la " polis " (lo Stato) è libera;
libertà religiosa, che la religione è libera : allo stesso modo che
" libertà di coscienza " vuol dire che la coscienza è libera ; non
già ch' " io " sia libero, indipendente dallo Stato, dalla religione,
dalla coscienza. Non dunque la mia libertà bensì la libertà d'un
potere che mi domina ed opprime; uno dei miei padroni, sia esso
lo Stato o la religione, o la coscienza; è libero: ecco tutto. Stato,
religione, coscienza, questi deposti, mi rendono schiavo: la loro li-
(1) Louis BLANC (Histoire des dix ans, I. p. 138), parlando dell'epoca della
ristaurazione dice: « Le protestantisme devint le fond des idées et des moeurs ».
STIRNER : L' Unico -- 9.