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che derivi dalla persona e ogni imposizione del singolo ? Essa non
altro sa che lottare nell' interesse della " causa " contro la domi-
nazione delle " persone "! La causa dolio spirito e ciò ch'e ragio-
nevole, buono, fondato in legge; questa la " buona causa ". La
borghesia esige l' impersonalità e se ne accontenta.
Ammesso poi il principio che sull' uomo la moralità soltanto o
la legalità possono aver impero, non può esser logicamente am-
messa la menomazione dell' uno per opera d'un altro (come prima
avveniva, quando -- ad esempio -- il borghese era privato dei
diritti di esclusiva spettanza dei nobili, e il nobile, a sua volta,
non aveva facoltà di esercitare un' industria de' borghesi) : deve
cioè regnare la libera concorrenza. La cosa, non la persona,
-- sola ormai -- modo al singolo di menomare i diritti d'un altro.
D'ora in poi una sola dominazione è valida, quella dello Stato:
personalmente nessuno ha diritto di padronanza sull'altro. Fin
dalla nascita i bambini appartengono allo Stato, ed ai genitori so-
lamente in nome dello Stato ; il quale vieta, ad esempio, l'infan-
ticidio, impone il battesimo dei neonati, e cosi via.
Ma per lo Stato tutti i cittadini sono uguali (" uguaglianza ci-
vile politica "): ci pensino essi a trarsi d'impaccio il meglio che
possono: e si faccian pure, quant'è necessario, concorrenza.
La libera concorrenza altro non significa se non che ciascuno
può imporsi agli altri, farsi rispettare dagli altri, lottare contro
gli altri.
Che questo non piaccia al partito feudale, è naturale, poichè
la esistenza sua dipende dal a non concorrere ". Le lotte dell'età
della restaurazione in Francia non avevano altra causa, se non
questa : che la borghesia lottava per la libera concorrenza e il feu-
dalismo intendeva a ritornare all'êra delle corporazioni.
Ebbene, la libera concorrenza ha vinto e doveva vincere i fau-
tori delle corporazioni.
La Rivoluzione è finita in reazione e ha con ciò manifestato
aperto il carattere suo. Poichè ogni aspirazione finisce in reazione
nel momento in cui riacquista la ragione ; non prosegue tempestosa
nell'opera iniziata, se non sino a tanto ch'essa è il frutto d'una
ebbrezza, cioè d'un " imprudenza ". " Prudenza " è, sarà sempre la
divisa della reazione, perchè la prudenza ha cura dei limiti, e as-
sicura ciò che è effettivamente voluto, il principio, dalla " sfrena-
tezza " e dalla " intemperanza " originarie.
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I ragazzacci, gli studenti sciamannati che si ribellano a tutte
le convenzioni sociali non sono in fondo che dei " borghesi ".
Quelle convenzioni che essi avversano sono l'unica loro preoccu-
pazione : combatterle è sempre un riconoscerle, sia pure negati-
vamente: quando più tardi vi si sottometteranno, sarà allora un
riconoscerle positivamente.
Per gli uni come per gli altri le convenzioni sono l'oggetto di
tutti i pensieri e di tutti gli atti : e cosi il borghese è un reazio-
nario,
cioè un ragazzo che acquistò il lume della prudenza, mentre
il ragazzo spensierato è un borghese in erba. L'esperienza di' ogni
giorno conferma la verità di quest'evoluzione e dimostra che i rodo-
monti diventano buoni borghesi quando i capelli incominciano ad
incanutire.
Cosi anche la cosidetta reazione in Germania dimostra di non-
esser altro che la prudente continuazione di quegli entusiasmi che
eran fervidi al tempo delle guerre di liberazione.
La rivoluzione non era diretta contro l'ordine esistente delle
cose, bensì contro un determinato ordine di cose, contro l'esistenza
di quelle cose. Essa aboli un determinalo monarca, non il monarca
in generale (che anzi i Francesi furono tiranneggiati inesorabil-
mente) ; essa uccise gli antichi viziosi, ma 11011 per altro che per as-
sicurare l'esistenza a coloro che erano reputati, virtuosi (e vizio e
virtù si distinguono tra loro a quel modo che un giovane di senti-
menti primitivi dal borghese prudente).
Sino ai nostri giorni il principio rivoluzionario è rimasto osti-
nato nel voler lottare contro un determinato ordine di cose, nel
voler riformare. Per quanto rinnovato, per quanto incessante-
mente coltivato sia il " prudente progresso " ; esso non ad altro rie-
sce che a porre un nuovo regime in luogo d'un altro; cosicchè la
rivoluzione diventa una riedificazione. La cosa sta sempre nella dif-
ferenza tra borghesi giovani e borghesi vecchi. Borghesemente
ebbe principio la rivoluzione coll'elevazione del terzo Stato: dello
Stato di mezzo; e borghesemente essa si è esaurita.
Non l'uomo singolo (ed egli solo è veramente l'uomo) divenne
libero, bensì il cittadino: l'uomo politico (il quale, appunto per-
ciò, non è il vero uomo, ma invece nulla più che un esemplare
della specie umana, e particolarmente della specie borghese) è un
libero cittadino.
Nella rivoluzione non l' individuo lavorava per la storia, bensì