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il popolo : la Nazione sovrana voleva compiere ogni più alta cosa,
Che un' idea, qual'è quella della Nazione, sottentri, e i singoli diver-
ranno gli strumenti di quell' idea ed opereranno quali " cittadini ".
La borghesia segnò la sua potenza (e i suoi confini ad un tempo)
in una carta, la legge fondamentale dello Stato ; e la confidò ad un
principe legittimo (cioè " giusto ") il quale regola sè stesso a se-
conda dei a dettami della ragione " ; la fondò, in breve, sulla lega-
lità. Il periodo borghese è dominato dallo spirito britannico della
legalità. Un'adunanza, per esempio, di Stati provinciali, costan-
temente ricorda che le sue prerogative non vanno oltre a un certo
termine, e che essa è stata convocata in virtù d'una concessione per
la quale anche può esser disciolta.
Ma se è vero che non si può negare che mio padre m'abbia
generato, è vero pure che, ora che son generato, poco m'interes-
sarono i motivi e il fine per cui altri mi creò ; io faccio quello che
voglio. Giustamente dunque un'adunanza degli Stati, la francese
nei primordi della rivoluzione riconobbe che essa era indipendente
da colui che l'aveva convocata. Essa esisteva e sarebbe stata ben
stolida a non far valere il diritto della propria esistenza, a ritenersi
dipendente come un figlio del padre. Quegli ch'è chiamato non ha
più a domandarsi: quale era l'intenzione del convocatore nel
crearmi ? -- bensì: che cosa farò io ora che ho obbedito alla chia-
mata?
Nè il convocatore, nè i committenti, nè la carta che originò la
convocazione, rappresenteranno più pel convocato un potere sacro
intangibile. Egli è autorizzato a far tutto ciò che sta in suo potere;
egli non ammetterà un' " autorizzazione limitata ", non vorrà esser
chiamata " ligio ".
Se qualcosa di simile fosse lecito attendere dalle Camere, si ot-
terrebbe una Camera perfettamente " egoista " ; non legato da al-
cun cordone ombelicale; senza scrupoli e senza riguardi. Ma le Ca-
mere sono sempre devote ; e per ciò non deve destare meraviglia se
in esse prevale un a egoismo " incerto, irresoluto, mascherato d'i-
pocrisia.
I membri degli Stati devono muoversi entro certi limiti se-
gnati a loro dalla carta, dalla volontà del principe, ecc. ; in caso
diverso essi devono " uscire " dalla rappresentanza. Or chi adun-
que sarebbe da tanto da porre in cima ad ogni cosa la propria
convinzione e la propria volontà, quand'anche con ciò dovessero
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perire le istituzioni e tutto il resto ? Per ciò ci si attiene gelosa-
mente ai limiti delle proprie " prerogative " ; i confini della pro-
pria potenza già ci costringono a non u cirne, nessuno potendo più
di quello che può. " La mia potenza o la mia impotenza sarebbero il
mio solo limite; i diritti, invece, sono le leggi che mi vin olano ".
A queste dovrei io ribellarmi? No, no, io sono ora cittadino
della legge. La borghesia professa una morale, che è intimamente
stretta alla sua essenza. La sua prima esigenza si è che si facciano
degli affari securi, si eserciti un mestiere onesto, e si abbia una
condotta morale. Immorali sono il cavaliere d'industria, la donna
di facili costumi, il ladro, l'assassino, il giocatore, l'uomo sprov-
visto di mezzi di fortuna, l'uomo ozioso, l'uomo leggero. Simili
persone il bravo borghese le condanna con la sua " profonda in-
dignazione ". Ciò che manca a costoro è quella specie di diritto
di domicilio nella vita che è dato da un commercio solido, da mezzi
d'esistenza sicura, da rendite stabili. Essi fan parte dei " singoli "
o dei singolari, del pericoloso proletariato : sono degli " schiamaz-
zatori solitarii " che non danno alcun serio affidamento e che
" nulla avendo da perdere ", nulla hanno da arrischiare. Il matri-
monio vincola l'uomo, e questo vincolo è per la società un affida-
mento: ma chi risponde della prostituta? Il giocatore arrischia
tutto ciò che possiede, rovina sè ed altri con lui; non offre dunque
garanzia alcuna.
Si potrebbero comprendere sotto il nome di vagabondi tutti
coloro 1 quali pel buon borghese sono gente sospetta, avversa, pe-
ricolosa; perchè al borghese spiace tutto ciò che sa di vita irrego-
lare. E vi sono poi -- e paiono più temibili -- i vagabondi spiri-
tuali pei quali riesce troppo angusto l'antico domicilio intellet-
tuale paterno, e ne vogliono uscire all'aperto; insofferenti dei limiti
cari ai pensatori moderati (cui pare sacro tutto ciò che all'univer-
sale reca sollievo e conforto) ; desiderosi di saltare oltre le barriere
della tradizione; vaghi d'esercitar il loro pensiero in una continua
ardita critica irriverente. Costoro formano la classe degli irre-
quieti, dei volubili, degli instabili, vale a dire dei proletari, e si
chiamano, quando si fanno sentire, le " teste irrequiete ".
Questo e il significato e il concetto del cosiddetto proletariato
e del pauperismo. Quanto è erroneo il credere che la borghesia
sia mossa dal desiderio di far cessare la miseria (il pauperismo) e
a ciò s adoperi con tutte le forze ! Ben all'opposto : il buon bor-