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valutazone critica delle dottrine che esorbitano dal cérchio delle
normali acquisizioni scientifiche, cominciasse con averne una cono-
scenza esatta e scrupolosa ossia di prima mano. In tal modo il
danno della cognizione imperfetta di una dottrina, quale avver-
rebbe diffondendola con intendimenti di propaganda dogmatica, si
converte nel pieno vantaggio di una cognizione consapevole, che
porge il filo direttivo per valutarne F intimo significato astratto e
le più sottili derivazioni pratiche.
Per nessun autore, meglio che per lo Stirner era necessaria e
doverosa questa premessa. Egli ci trasporta nel centro di una
così assurda concezione della vita, che raggiunge, prima di tutto,
e come mai nessuno meglio ha saputo, lo scopo immediato di di-
sorientare la mente del lettore. Tutti senza eccezione gli studiosi
dello Stirner, anche i non deliberatamente apologetici, tradiscono
questo strano asservimento alla attrazione allucinatoria che si
dilata dalle dottrine di lui.
Il primo scrittore, per esempio che fece conoscere alla Fran-
cia, appena un paio d'anni dopo la sua comparsa in Germania
(la quale accadde nel 1845), l'opera che è qui tradotta, scopriva
questo suo speciale stato d'animo e di disagio intellettuale e sen-
timentale con queste parole veramente tipiche: " Che si sia tro-
vata una penna per scrivere simili cose, per scriverle con tanto
sangue freddo, con una così corretta eleganza, è un mistero incom-
prensibile. Occorre aver letto questo libro per essere persuasi che
esiste " (1). Non sarebbe possibile rendere palese con maggiore
nitidezza la sorpresa che l'opera dello Stirner suscitò alli sua
apparizione. E nemmeno sarebbe possibile fare una confessione
più chiara, per quanto tacita, d'intera rinunzia al proposito e
alla fiducia di poterlo confutare con esito felice.
(1) SAINT-RENÉ TAILLANDIER, De la crise actuelle de la philosophie hégélienne.
Les partis estrêmes en Allemagne. Revue d e s d e u x m o n d e s , 1847, vol. XIX,
p. 262. -- E poco prima a proposito della serenità con la quale la Stirner arriva
alle sue estreme conseguenze, lo stesso scrittore osservava: « Heureux homme !
(Stirner) il n'a point de scrupules, point d'hésitation, nul remords. Jamais dia-
lecticien n'a été mieux défendu par la sécheresse de sa nature. Sa plume même
ne tremble pas; elle est élégante sans affectation, gracieuse sans parti pris. Là
où un autre serait agité, il sourit naturellement. L'athéisme lui est suspect,
comme trop religieux encore: compléter l'athéisme par l'égoïsme, voilà la tâche
qu'il remplit, et avec quelle aisance, avec quelle tranquillité d'ame! », Ibid., p. 259
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Prima che si faccia anche solo il tentativo di raggiungere
questa mèta bisognerà che corrano parecchi anni. Ma il primo
esperimento è ben lontano dall'essere coronato di successo. Si può
anzi dire che fu una sconfitta addirittura. E la sconfitta toccò ad
un altro scrittore francese, che esponendo il pensiero dello Stirner
e proponendosi di combatterlo, non seppe fare di meglio che dar
saggio di una agilità ben poco invidiabile nel menar colpi da tutte
le parti con un assai discutibile decoro di scienziato, e, ciò che è
peggio, don una evidente ignoranza del circostante svolgimento
del pensiero tedesco. Eccone un saggio che non mi voglio pren-
dere la noia di tradurre: " Pauvre Max Stirner, lui aussi n'est
qu'un cafard! Il croit au progrès, il croit à la puissance de la
parole, et aver sa plume il veut bouleverser le monde; grimaces
que tout cela; un muet brutal, sauvage, cruel, voilà le moi réel
à posteriori de Max Stirner. Il dérive en ligne droite du moi pur
et à priori du grand sophiste de Koenigsberg " (1).
Non mi fermo a rilevare le inesattezze. E certo però che que-
ste poche parole bastano per palesare la contrarietà di uno scrit-
tore messo a mal partito dalla dialettica stirneriana, come del
resto lo conferma anche un altro passo, ove lo stesso scrittore,
che è il Funck-Brentano, cercava di segnare le grandi linee per le
quali la dottr na dello Stirner diventò più tardi l'imperativo della
propaganda nihilista ed anarchica. Trascrivo anche questo, per-
chè tra poco, dalle considerazioni che farò seguire, ne risulteranno
tutte le esagerazioni ed inesattezze, che confermano quello che
TH FUNCK-BRENTANO, Les sophistes allemands et les nihilistes russes, Paris,
Plon, 1887, p. 189. -- Tutta quest'opera è una critica tendenziosa ed estrema-
mente superficiale della filosofia tedesca post-hantia na. Valgano, come esempio,
queste parole assai indeterminate: « Comme une large tache d'huile la sophistique
allemande s'est insensibilment étendue sur l'Europe entière. Cette incroyable
influence ne fut aquise ni par l'éclat du style, ni par l'éloquence entraînante
de écrivains, le plus souvent obscurs, lourds et fatigants, mais grâce à l'état des
esprits, qui, comme une terre appauvrie par un culture forcée, absorbèrent leurs
doctrines fuyants ». Ibid., p. 1 -- Con questo preconcetto, persino lo Stirner,
esposto attraverso il formulario della metafisica hegeliana, diventa irriconosci-
bile. Il Funck-Brentano ne dà infatti questo giulizio abbastanza sibillino: « Eu-
vre remarquable dans laquelle la synthèse de l'être et du non-être s' incarne
pour devenir un être réel, ou l'antinomistique et le panlogisme prennent de
la consistance logique en parlant une langue intelligible, et le moi trascendental
se change enfin en un moi vivant ». Ibid., p. 183.