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ghese s'accontenta della convenzione straordinariamente confor-
tante che i a beai di fortuna " sono dispensati inegualmente, e
che cosi sarà sempre, secondo il saggio decreto divino. " La mi-
seria ", a cui s'abbatte ad ogni pie' sospinto, non lo turba gran
fatto: al più egli si toglie d'impiccio gettando qua e là un'elemo-
sina, o procurando lavoro e nutrimento a qualche " giovanotto
onesto e utile alla convenienza sociale " Ciò che veramente lo
turba è la miseria malcontenta e smaniosa d'innovazioni, quella
di coloro che non sanno mantenersi più oltre tranquilli, e incomin-
ciano a commettere stravaganze, e si agitano inquieti. Cacciateli
in prigione quei vagabondi, quei suscitatori di torbidi ! Essi vo-
gliono " suscitare il malcontento nello Stato ed aizzare il popolo
contro le leggi esistenti " -- lapidateli, lapidateli !
Ma, alla loro volta, i malcontenti fanno questo ragionamento :
Pei buoni borghesi può esser indifferente che un re assoluto od
un re costituzionale, od una repubblica, invece, proteggano i loro
principii: purchè qualcuno li protegga. E quali sono questi prin-
cipii, di cui hanno caro il difensore? Non certo quello del lavoro
e ancora meno quello della nascita! Bensì quello della mediocrità,
dell'aurea mediocrità: qualche po' di nascita e qualche po' di la-
voro; in altre parole un possesso che possa dare una rendita. Pos-
sesso significa qui quello ch'è solito, ch'è dato, ereditato (con la
nascita); il metter tutto ciò a frutto rappresenta il lavoro, la fa-
tica; dunque un capitale impiegato nel lavoro. Ma badiamo bene:
non oltrepassar la misura, non scapestrare nel radicalismo! Si
ammette, si, il diritto di nascita: ma quale possesso legittimo non
s'ammette che il lavoro, cui concorrono unite le forze del capitale
e dei devoti operai.
Quando un'età è soggiogata da un errore, gli uni cercano di
trame profitto, gli altri invece ne riportano un danno. Nel Medio
Evo era universale la credenza erronea tra i cristiani che la
Chiesa dovesse avere la supremazia in terra: i gerarchi erano
convinti di ciò non meno dei laici, e gli uni e gli altri soggiace-
vano al fascino di questo orrore. Ma i gerarchi, in virtù di esso,
avevano il vantaggio d'aver nelle lor mani il potere, e i laici il
danno di esser a quel potere soggetti. Se non che -- dice il pro-
verbio: " Sbagliando s'impara "; e i laici finirono per imparare
e non prestarono più fede alla " verità medioevale ". -- La stessa
cosa avviene dei rapporti tra borghesi ed operai. Si gli uni sì
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gli altri credono alla verità del denaro; quelli che non lo pos
siedono ci credono quanto quelli che lo posseggono; i laici, dun-
que, al pari dei preti.
" Il denaro governa il mondo " ecco il cardinal principio del
secolo borghese. Un nobile senza fortuna e un miserabile ope-
raio contano lo stesso, cioè nulla: nulla contano nascita e lavoro ;
il denaro solo conferis e valore alla persona. Quelli che lo pos-
seggono dominano, ma lo Stato educa tra i non abbienti i suoi
" servi " e li paga con denaro in conformità dei servizi che ne
riceve.
Io ricevo tutto dallo Stato. Ho io qualche cosa senza l'auto-
rizzazione dello Stato? Ciò che io posseggo senza suo consenso o
contro il suo decreto egli me lo ritoglie non appena scopre che
non ho i titoli legali per ritenerlo. Non possiedo io dunque ogni
cosa per grazia* sua, per sua autorizzazione?
Su ciò soltanto, sui titoli di diritto, s'appoggia la borghesia.
Il borghese è ciò che è per la protezione dello Stato, per grazia sua.
Egli deve temere di perder tutto se lo Stato andasse in frantumi.
Ma come procedono le cose col proletario?
Siccome costui nulla ha da perdere, egli non abbisogna d'una
" protezione dello Stato ".
Anzi egli non può che trar vantaggio se avvenga che lo Stato
revochi la protezione ai suoi prediletti.
Per ciò il nulla abbiente deve considerare lo Stato quale una
potenza protettrice delle classi agiate, la quale ad esse conferisce
privilegi per dissanguar lui. Lo Stato è uno Stato borghese, è lo
" Status " della borghesia.
Esso non protegge l'uomo in ragione del suo lavoro, bensì
della sua devozione (" lealtà "), cioè secondo ch'egli gode ed eser-
cita i diritti conferiti dallo Stato in conformità della volontà sua,
cioè delle leggi.
Nel regime borghese i lavoratori vanno a cadere sempre nelle
mani degli abbienti, di coloro che hanno a lor disposizione un
bene dello Stato (tutto ciò che è posseduto appartiene in fatti allo
Stato, che lo distribuisce tra i singoli a guisa di feudo), princi-
palmente danari e ricchezze; dunque dei capitalisti.
L'operaio non può trarre dal suo lavoro un frutto che cor-
risponda al valore che il prodotto di tal lavoro ha per colui che
le consuma.