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" Il lavoro è mal compensato! "
Il capitalista ne ritrae il guadagno maggiore. -- Bene e più
che bene non sono pagati che quei lavori che accrescono lo splen-
dore e la potenza dello Stato, i lavori degli alti funzionari dello
Stato.
Lo Stato paga bene, affinchè i suoi " buoni cittadini ", gli
abbienti, possono poi, a lor volta, pagar male, senza correr pe-
ricolo di sorta ; egli assicura a se stesso dei buoni servi coi quali
forma una valorosa polizia (della quale fanno parte e soldati e
impiegati d'ogni categoria: della giustizia, dell'istruzione, e così
via). I " buoni cittadini " gli pagano volentieri le imposte più
elevate, per aver il diritto di pagar tanto di meno ai proprii
operai.
Ma la classe degli operai è senza difesa (essa non gode pro-
tezione dallo Stato, dacchè quali soggetti dello Stato, soltanto,
non già quali lavoratori, gli operai hanno diritto d'essere difesi
dalla polizia); essa rappresenta una potenza avversa, nemica allo
Stato, alla classe degli abbienti, al regno dei borghesi. Il prin-
cipio che essa professa, il lavoro, non è valutato secondo il suo
vero valore: esso viene sfruttato, come bottino in guerra, da
parte degli abbienti -- i nemici.
Gli operai hanno in mano loro il più immenso dei poteri, e se
essi riuscirono a convincersi intimamente di ciò, nulla potrebbe
loro resistere : basterebbe ch'essi sospendessero di lavorare e con-
siderassero ciò che hanno prodotto come se fosse a loro apparte-
nente.
Questa è la significazione delle sollevazioni di operai che suc-
cedono di tempo in tempo.
Lo Stato è fondato sulla schiavitù del lavoro. Quando il la-
voro sarà libero, lo Stato sarà perduto.
§ 2. ---- IL LIBERALISMO SOCIALISTA.
Noi siamo nati liberi, pure dovunque giriamo lo sguardo ci
vediamo fatti schiavi dagli egoisti! Dovremo perciò divenir egoi-
sti anche noi? Dio ne guardi! Piuttosto procureremo di abolire
gli egoisti! Faremo si che tutti diventino straccioni, e che nes-
suno più possegga affinchè tutti abbiamo qualche cosa.
Cosi i socialisti.
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Che volete significare con questa parola; " tutti " ? -- La so-
cietà! -- Ma è forse essa un essere corporeo? -- Noi ne formiamo
il corpo! -- Voi! ma se non avete corpo voi stessi. Io sì, quegli
ancor più, ma voi tutti uniti non formate corpo, sicchè la società
ha bensì dei corpi a sua disposizione, ma non un corpo unico e
proprio. Esso non sarà mai, come la " nazione " dei politici, che
uno " spirito ", del quale il corpo sarà lo spettro.
La libertà dell'uomo nel liberalismo politico è l'indipendenza
dalle persone, dal dominio personale, dal regime: assicurazione
della singola persona contro le altre persone, in somma libertà
personale.
La legge sola impera.
Ma se le persone sono divenute eguali, varia tuttavia sempre
il lor potere. Eppure hanno bisogno il ricco del povero, il povero
del ricco: l'uno del lavoro, l'altro del denaro.
E il bisogno non è della persona, ma della cosa che la per-
sona ha o dà : sicchè quel che conferiscie valore all' uomo è ciò
che egli possiede. Ebbene, nell'avere " negli " averi ", gli uomini
sono disuguali.
In conseguenza, conclude il liberalismo socialista, nessuno
deve avere, come secondo il liberalismo politico nessuno deve
comandare; sicchè, come lo Stato soltanto ha il diritto di coman-
dare, così la società soltanto ha il diritto di possedere. Lo Stato,
proteggendo le persone, e la loro proprietà contro le altre per
sone, le divide; ognuno è ed ha per sè. Chi si contenta di ciò
che è e di ciò che ha si trova bene in tale condizione di cose ;
ma chi vorrebbe essere ed avere di più, guarda intorno a sè e
vede che questo " di più " è in potere di altri. E qui egli si trova
di fronte ad una contraddizione : quale persona nessuno è da meno
d'un altro, eppure una tale persona ha ciò che l'altra non ha e vor-
rebbe avere. Ed allora egli ne inferisce che una persona può va-
lere più d' un'altra, perchè essa ha ciò di cui abbisogna, e l'altra
no ; questa è povera, quella è ricca.
Dobbiamo noi (cosi egli continua ad interrogar sè stesso), dob-
biamo noi far rivivere ciò che abbiam sepolto: dobbiamo noi la-
sciar sussistere questa disuguaglianza delle persone, ristabilita per
vie torte? No: al contrario noi dobbiamo condurre a termine ciò
che fu interrotto a mezzo! Alla nostra libertà manca ancora l'in-
dipendenza da ciò di cui può disporre la persona d' un altro, da