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il valore, in quanto esse abbiano qualche pregio; dunque i la-
vori che anno un valore reciproco che sono utili alla collettivita.
Ciascuno rappresenta agli occhi d'un altro un operaio.
Colui che produce cosa utile non da meno di chi che sia :
dunque tutti i lavoratori (sempre -- s'intende -- nel senso di la-
voro reciprocamente utile, di lavoro comunista (sono uguali tra
loro. Ma siccome il lavoratore ha diritto alla mercede che gli com-
pete, cos anche la mercede sia uguale.
Sino a tanto che la fede bastava all'onore ed alla dignit del-
l'uomo, nulla si poteva obbiettare contro il lavoro per quanto
grave esso fosse, dacch esso non distoglieva l'uomo dalla sua
fede. Per contro oggi, per l'aspirazione dell' uomo ad esser vera-
mente uomo, obbligarlo ad un lavoro macchinale val quanto ren-
derlo schiavo. Se l'operaio d'una fabbrica obbligato a logorare
le sue forze per dodici ore o anche pi, le sue aspirazioni di umana
dignit sono deluse. Ogni lavoro deve aver per fine di rendere
soddisfatto l' uomo. E cos nel lavoro, quale ch'esso sia. deve esser
concesso ad ognuno di poter diventare maestro, cio di creare
un'opera ohe sia un tutto. Quegli che in una fabbrica di spille
non ha altro compito che d'attaccarvi le capocchie, o di stirare
il fil di ferro, ecc., quegli lavora meccanicamente, e rester sempre
un opeario ignorante senza poter mai diventare un maestro ; il
suo lavoro non potr giammai renderlo soddisfatto e non riuscir
che a stancarlo. Il lavoro ch'egli fa, preso in s, non ha nessun
scopo proprio, non riesce a nulla di compiuto: altro fine non ha
che di render pi facile il lavoro di un altro dal quale in tal guisa
viene sfruttato. Da un siffatto lavoro al servizio d'un altro non
pu uscire alcun godimento per uno spirito colto, tutt'al pi vi po-
tranno aver luogo dei rozzi passatempi la " coltura " a un tale
operaio preclusa. Per esser un buon cristiano basta aver la fede,
e ci non impedito nemmeno dalle condizioni di vita pi oppri-
menti. Per ci coloro che pensano cristianamente non si prendono
altra cura che della piet, della pazienza, della rassegnazione delle
classi oppresse, le quali non impararono a sopportare la lor miseria
che quando si fecero " cristiane ", e ne divennero insofferenti
quando cessaron d'esser tali : poich il cristianesimo non permette
loro di manifestare il malcontento col mormorare e col ribellarsi.
Ora non basta pi l'ammansare le concupiscenze, ma si richiede
di poterle soddisfare.
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La borghesia ha proclamato il vangelo del godimento mon-
dano, del godimento materiale, e ora stupisce che quel vangelo ab-
bia trovato dei fedeli anche tra noi. Essa ha dimostrato che non
gi la fede e la povert, ma la coltura e il possesso rendono l'uomo
felice; e ci lo comprendiamo oggi anche noi, proletari.
Dal comando e dall'arbitrio dei singoli la borghesia s' libe-
rata. Ma rimasto quell'arbitrio che viene dalla sorte e che pu
esser chiamato il capriccio della sorte: rimasta la fortuna che
favorisce, son rimasti i favoriti dalla fortuna.
Se, per esempio, una qualche industria deperisce e migliaia di
operai restano senza pane, a nessuno verr in mente di darne colpa
a singole persone, ma tutti ne recheranno la causa alle " circo-
stanze ".
Mutiamo adunque le circostanze, ma cangiamole in modo cos
radicale da renderle libere dal capriccio e regolate dalla legge. Non
continuiamo ad esser pi oltre gli schiavi del caso ! Decretiamo
un nuovo ordine di cose che metta un fine a tutte le oscillazioni.
E il nuovo ordine sia sacro !
Prima della rivoluzione bisognava operare a modo dei pa-
droni per riuscire a qualche cosa: dopo corse la parola: Acciuffa
la fortuna!! Nella caccia alla fortuna, nel giuoco d'azzardo si com-
pendiava la vita borghese. Con l'aggiunta dell'obbligo di non ar-
rischiare quello che la fortuna ci aveva fatto guadagnare.
Strana, eppur naturale contraddizione! La concorrenza, entro
la quale si svolge esclusivamente la vita borghese o politica, in
tutto simile a un giuoco d'azzardo, a cominciar dalle speculazioni
di borsa per finire alla caccia agli impieghi, al cliente, al lavoro,
alle promozioni, agli ordini, ecc. Se si riesce a scavalcare e supe-
rare i concorrenti il " buon colpo riuscito " poich il vincitore
deve gi tenersi a fortuna d'esser dotato d'una capacit o d'una
intelligenza (per quanto aiutata da un'attivit indefessa) superiore
a quella degli altri, si da non trovarsi di fronte concorrenti pi
capaci o pi intelligenti. E coloro che vivono di questa vita, in
bala dei casi, senza, per cos dire, accorgersene, manifestano la
pi viva indignazione se il loro stesso principio sia troppo cruda-
mente e pericolosamente rivelato sotto la forma del " giuoco d'az-
zardo "
! Questa forma troppo cruda; e offende, al pari di qual-
siasi nudit, il pudore borghese.
A tali capricci del caso voglion mettere fine i socialisti e for-