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mare una società i cui membri, resi in tutto liberi, non abbiano
a dipendere più oltre dalla fortuna.
Nel modo più naturale tale tendenza si rivela nell'odio degli
" sfortunati " contro i " fortunati ", cioè di quelli ai quali la
fortuna non ha arriso verso quelli ch'essa ha colmato dei suoi fa-
vori. Veramente l'odio è maggiormente rivolto non tanto contro
i prediletti della fortuna quanto contro la fortuna stessa, che è il
cane o della borghesia.
Siccome i comunisti affermano che soltanto nella libera atti-
vità è la vera natura dell'uomo, cosi essi abbisognano (nè altri-
menti può pensar chi lavora meccanicamente tutti i giorni) d'una
domenica, al modo stesso che ogni aspirazione materiale sente il
bisogno d'un Dio, di qualche cosa che innalzi e compensi del
lungo lavoro intellettuale.
Se il comunista vede in te l'uomo, il fratello, questo non è che
il lato domenicale del comunismo. Nei giorni di lavoro egli non
vede in te l'uomo, bensì il lavoratore-uomo o l' uomo-lavoratore
li principio liberale risiede nel primo modo di vedere, nel secondo
si nasconde la reazione al liberalismo. Se tu fossi un individuo
" rifuggente dal lavoro ", egli ti riconoscerebbe ancora per uomo
ma per un uomo a poltrone ", e farebbe il possibile per indurti
al lavoro e convertiti alla sua fede che nel lavoro vede lo " scopo
e la vocazione " dell'uomo.
Epperciò il comunismo ha due intenti: da un lato si prende
cura che l'uomo spirituale venga soddisfatto, dall'altro ricerca i
mezzi per soddisfare l'uomo materiale.
Esso assegna all' uomo una doppia occupazione, quella dell'ac-
quisto materiale e quella dell'acquisto spirituale.
La borghesia aveva resi disponibili i beni materiali e spiri-
tuali lasciando libero a ciascuno d'appropriarseli. Il comunismo li
procura realmente a ciascuno, glieli impone e lo obbliga ad acqui-
starseli. Poichè solo i beni spirituali e materiali ci rendono uomini
egli vuole che noi ce li appropriamo per diventare uomini vera
mente.
La borghesia rese libero l'acquisto dei beni, il comunismo ci
costringe a conseguirli e non riconosce se non coloro che li ac-
quistarono, cioè coloro che esercitano un'industria. Non basta che
l'industria sia libera: tu devi procurartela.
In tal modo alla critica non resta altro la dimostrare se non
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questo: che l'acquisto di quei beni non basta ancora a renderci
uomini.
Il precetto liberale : a che ciascuno è tenuto a formarsi uomo ",
involveva la necessità che ognuno si procurasse il tempo occor-
rente a tale bisogna, cioè che fosse reso possibile ad ognuno di
lavorare alla propria redenzione. La borghesia credette d'aver ot-
tenuto questo col dare in balia della concorrenza tutto ciò ch'è
umano, con l'autorizzare il singolo a tutto ciò che è umano. " Cia-
scuno può aspirare ad ogni cosa ".
Il liberalismo socialista trova che col " può " non è finita
ogni cosa, imperocchè " poter fare " una cosa significa che non
è proibito di farla, ma non ancora che con ciò sia reso possibile di
farla. Esso sostiene perciò che la borghesia è molto liberale a pa-
role, ma nei fatti è illiberale; e quindi vuol procurarsi i mezzi che
rendan possibile a ciascuno di lavorare pel proprio bene.
Il principio del " lavoro " è superiore senza dubbio a quello
della " fortuna " e della " concorrenza ". E in pari tempo il la-
voratore, essendo convinto che ciò che v'ha di meglio in lui è l'es-
sere che lavora, si tiene lontano dall'egoismo e si sottomette alla
autorità d' u n a società d'operai, allo stesso modo che il borghese
era ligio allo Stato che aveva per norma la concorrenza. Il bel
sogno del " dovere sociale " va ancor più lontano. Si ritiene che
la società dia ciò che ci abbisogna, e che per ciò noi le siamo
obbligati, anzi che noi le dobbiamo tutto (1). Si continua a restar
ligi all'idea di voler servire ad un " supremo dispensator d'ogni
bene ". Che la società non sia un " io " il quale possa dare, con-
ferire o concedere, bensì uno stromento, dal quale, tutt'al più,
potremo trarre un vantaggio; che noi non abbiamo doveri sociali
ma tutt'al più interessi che la società deve favorire; che noi non
siamo tenuti a fare alcun sacrificio alla società, bensì, se vogliamo
sacrificare qualche cosa, dobbiamo sacrificar essa a noi; tutto ciò
èignoto ai socialisti, perchè essi, quali liberali, sono ancora irretiti
entro il principio religioso e intendono a creare -- a similitudine
dello Stato ora esistente -- una società sacra!
La società, dalla quale dobbiam riconoscere ogni cosa è una
(1) PROUDHON, Création de l'ordre, esclama, p. es., a pag. 414: « Nell'indu-
stria come nella scienza la pubblicazione di una nuova invenzione è il primo
ed il più sacro dei doveri ».
STIRNER : L' Unico -- 10.