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nuova signora, un nuovo fantasma, un nuovo " ente supremo ",
che ci " obbliga e ci asservisce! ".
Un apprezzamento più compiuto del liberalismo politico si
troverà in seguito nel nostro libro. Noi vogliamo ora tradurlo di-
nanzi al Tribunale del liberalismo critico e umano.
IL LIBERALISMO UMANO.
Noi diamo nome di " umano " o di " umanitario " al libera-
lismo critico nel quale il principio attinge il più alto grado di sua
perfezione e tocca l'espressione definitiva. In esso il soggetto
stesso diviene materia d'esame, pur restando il critico un liberale
e non trascendendo l' uomo.
Il lavoratore è tenuto in conto del più grossolano e del più
egoista fra gli uomini, perchè egli nulla fa per l' umanità, ma tutto
per se medesimo e pel proprio vantaggio.
La borghesia non facendo libero l'uomo che per diritto di na-
scita fu costretta ad abbandonarlo per tutto il resto alla mercé
dell'egoista. Per ciò all'egoismo, sotto la dominazione del libera-
lismo politico, è aperto il più vasto campo che possa immaginarsi.
Come il borghese sfrutta lo Stato, cosi il lavoratore sfrutterà la
società per i suoi intenti egoistici. Tu non hai che un solo fine,
l'utile tuo! dice l' umanitario al socialista. Occupati d' interessi pu-
ramente umani, ed io ti sarò compagno. Ma per ottener ciò, è ne-
cessario una coscienza più robusta, più ampia che non sia quella
dell'operaio. Costui non crea nulla e per ciò non ha nulla: ma se
nulla egli crea, questo avviene perchè l'opera sua resta sempre un
lavoro circoscritto e limitato dalle più imprescindibili necessità
dell'esistenza (1).
Al che si potrebbe opporre forse che, per un esempio, il la-
voro di Gutenberg non restò isolato, bensì si perpetuò nel tempo
e vive ancor oggi, come quello che, essendo rivolto a soddisfare un
bisogno dell'uomo, era, per conseguenza, eterno, imperituro.
La coscienza umanista disprezza la coscienza borghese così
come quella operaia: poichè il borghese ha in fastidio il vaga-
bondo (nome cotesto, ch'egli usa a designare tutti coloro che non
hanno una " occupazione stabile ").
(1) BRUNO BAUER, Lit. Zig., V, 18.
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Per contro l'operaio ha in odio " gli scioperati " e le loro
" massime " immorali, sfruttatrici ed antisociali.
L'umanista invece ribatte al borghese : l'instabilità di domi-
cilio alla quale molti sono costretti è opera tua.
E il proletario oppone: Che tu esiga che tutti debbano lavo-
rare come bestie da soma e che ognuno sia condannato a questa
sorte deplorabile, la è cosa che solo la tua crassa ignoranza e
l'abito, in te ormai fatto natura, di vivere come una bestia da
soma può spiegare. Tu con ciò vorresti che tutti dovessero lavo-
rare come bestie, perchè poi ciascuno potesse godere della stessa
somma d'ozio.
Ma che ne farete poi delle ore d'ozio? In qual modo la società
intende a procurare che le ore d'ozio e di ricreazione vengano
spese umanamente? Essa è costretta a permettere che ciascuno ne
" si secondo il comodo o il capriccio suo; ed il profitto che la tua
società intende favorire, va a cadere in grembo all' egoista allo
stesso modo che il profitto della borghesia, cioè la indipendenza
dell'uomo, per mancargli un contenuto umano, dovette essere
abbandonato in balia dei singoli.
Certamente è necessario che l' uomo sia senza padroni; ma non
perciò all'egoista dev'essere permesso di rendersi egli padrone del-
l'uomo ; l'uomo invece deve tener in freno l'egoista. Certamente
l'uomo ha diritto ad una certa quantità d'ozio, al riposo, alla ri-
creazione: ma se il solo egoista ne approfitta, quell'ozio, quel ri-
poso sono perduti per l'uomo.
Sicchè voi dovreste dare all'ozio una significazione umana.
Ma anche il lavoro voi l'intraprenderete, operai, perchè spinti dal.
l'egoismo perchè vi bisogna pur mangiare, bere vivere; come dun-
que pretendereste poi d'esser meno egoisti nelle ore d'ozio? Voi
lavorate unicamente perchè dopo il lavoro è gradito il riposo,
il dolce far nulla; quello che voi compirete nelle ore d'ozio sarà
opera del caso.
Ma se si vuol chiudere ogni porta all'egoismo, bisogna inten-
dere ad un lavoro puramente disinteressato, al puro disinteresse.
Questo solo è degno dell'uomo: il disinteresse è umano per-
chè è proprio soltanto dell' uomo.
Ebbene, ammettiamo un istante il principio del disinteresse ;
noi domanderemo; non vuol tu interessarti a cosa alcuna, non la-
sciarti vincere all'entusiasmo per cosa alcuna, ne per libertà, nè