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il bisogno, ed affiderà la cura dell'anima a quella persona che darà
maggiore affidamento di fargli ottenere l'intento. E la scienza
sarà lasciata al tutto fuori di questione " (1).
Ma che cosa succederà? La vita sociale deve essa prima di-
struggere ogni rapporto sociale -- la fratellanza -- ciò che fu
creato dal principio dell'amore e dell'associazione? Ma non potrà
già fare che chi ha bisogno d'altrui non gli si rivolga o non gli
si sottometta. E la sola differenza è questa che, dopo, il singolo
si collegherà realmente col singolo, mentre prima era soltanto a
lui vincolato. Così padre e figlio, prima che quest'ultimo abbia
raggiunto la maggior età, sono vincolati da un legame; dopo, essi
possono aver tra di loro rapporti indipendenti : il padre resterà
padre, e figlio il figlio; ma non più la dipendenza del figlio dal
padre, bensì la libera volontà d'entrambi li terrà finiti.
L'ultimo privilegio è, per vero, l' " uomo " perchè di questo
privilegio tutti son dotati. Imperocchè, come dice Bruno Bauer:
" il privilegio resta, se anche a tutto si estende " (2).
Di modo che le evoluzioni del liberalismo sono le seguenti:
" Primo: Il singolo non è l'uomo; per ciò la sua personalità
non è tenuta in alcun conto: non volontà personale, non arbitrio,
non comando.
" Secondo : Il singolo non ha nulla di ciò che è comune : per-
ciò, non esiste nè il mio nè il tuo, non dunque la proprietà.
" Terzo: Siccome il singolo non è uomo, nè alcunchè pos-
siede d'umano, egli non deve nemmeno esistere, e deve esser di-
strutto dalla critica con tutto il suo egoismo, per far luogo al-
l' " uomo ", all'uomo ora per la prima volta trovato ".
Quantunque però il singolo non sia l' " uomo ", l'uomo cio-
nondimeno sussiste nel singolo ed ha per sè stesso, come ogni
spirito ed ogni fantasma, una propria esistenza.
Per ciò il liberalismo politico assegna al singolo tutto ciò che-
gli spetta " in quanto è nato uomo ", cioè libertà di coscienza,
possedimento, ecc., in breve tutti quelli che si chiamano i diritti
dell'uomo; e a sua volta il socialismo concede al singolo ciò che
gli spetta quale uomo attivo, quale uomo che " lavora " ; finalmente
il liberalismo umanitario dà al singolo ciò ch'egli possiede quale
(1) ID., La buona causa della libertà, pagg. 62-63.
(2) La questione degli ebrei, pag. 60,
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" uomo "; vale a dire tutto ciò che è di pertinenza dell'umanità.
Conseguenza : il singolo non ha nulla, l'umanità ha tutto : donde
la necessità di proclamare il rinascimento predicato dal Cristia-
nesimo : divieni una nuova creatura, divieni " uomo ".
Tutto ciò non fa forse pensare al pater noster?
All' Uomo appartiene la dominazione (la forza o la " dina-
mica "): quindi nessun singolo dev'esser padrone, bensì l' Uomo
è il padrone dei singoli -- "; dell' Uomo è il regno, cioè il mondo;
dunque non il singolo deve possedere, bensì l'uomo (" tutti "
hanno il possesso del mondo) -- , all' Uomo spetta la gloria di tutto,
la glorificazione, imperocchè l' Uomo, l' umanità sono il fine del
singolo, per i quali esso lavora, pensa, vive, e per la cui glorifica-
zione egli deve diventar uomo.
Gli uomini hanno sempre aspirato finora a render possibile
una comunanza, nella quale tutte le " loro inevitabili inugua-
glianze " potessero essere considerate come non essenziali ; essi
aspirarono alla " eguaglianza "; ciò che null'altro significa, se non
che cercavano un padrone, un vincolo, una sede (" noi crediamo
tutti in un solo Dio "). Cosa più comune o più uguale non può
darsi per l'uomo dell'uomo stesso, ed in questa comunanza l'istinto
d'amore ha trovato il suo appagamento ; esso non ebbe riposo prima
d'aver ottenuta questa compensazione e tolta ogni disuguaglianza
e fatto si che l'uomo stringesse l'uomo al suo seno. Ma precisa-
mente tale comunanza affrettata produce la decadenza e lo sfascia-
mento. In una comunanza limitata il francese stava ancora contro
il tedesco, il cristiano contro il maomettano, ecc. Ora, invece,
l'uomo sta contro gli uomini, o se meglio vi piace, poi che gli uo-
mini non sono l'uomo, l'uomo sta contro il non-uomo.
Alla tesi " Dio s'è fatto uomo " è seguita l'altra: " l'uomo
s'è fatto " l'Io ". Questo è l' " io " umano. Ma noi invertiamo
la tesi e diciamo: io non ho potuto trovare me stesso sino a tanto
che ho cercato in me l'Uomo. Ma, ora che l'uomo aspira a diventar
1' " io " e ad acquistar corpo in " me " ; io comprendo bene che
tutto dipende dalla individualità mia, e che senza di essa l'uomo
è perduto. Ma io non sento alcun desiderio di diventar lo scrigno
di questo " sacrosanto io ", e per ciò quind'innanzi non dimanderò
se nella estrinsecazione della mia attività io sarò uomo o non-uomo :
" sia lontano da me codesto spettro " !
Il liberalismo umano procede senza riguardi: Se tu in un solo