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tismo egoistico, in una piccineria, in una meschinità. Ogni ran-
core scema d'importanza ed i piccoli dissidi si bandiscono, poichè
colla critica scende in campo un nemico comune. " Voi siete egoi-
sti, tatti quanti siete, e nessuno di voi vale meglio dell'altro. Ed
ora gli egoisti si schierano compatti contro la critica.
Ma che siano proprio egoisti ? No essi combattono la critica,
per ciò che questa li taccia d'egoisti; essi non vogliono confessare
d'esser tali, sicchè la critica e la " moltitudine " son ferme sulla
stessa base; entrambe lottano contro l'egoismo, entrambe lo rin-
negano e cercano di tacciarsene reciprocamente.
Critica e moltitudine seguono la stessa mèta, l'emancipazione
dall'egoismo, e non quistionano tra di loro che per sapere chi più
è vicino alla mèta o anche chi l'ha raggiunta.
Gli ebrei, i cristiani, gli assolutisti, gli uomini " oscuri ", gli
amanti della luce, i politici, i comunisti, insomma tutti, respin-
gono da sè l'epiteto infamante d'egoisti, e siccome la critica li ha
in conto di tali, senza reticenze nel significato più ampio, tutti
intendono a giustificarsi contro il rimprovero d'egoista e combat-
tono l'egoismo, cioè lo stesso nemico, contro il quale è scesa in
arme la critica.
Sono nemici degli egoisti l'una e l'altra, la critica e la massa,
e sì l'una sì l'altra cercano di emanciparsi dall'egoismo tanto col
cercar di scagionarsene quanto coll'accusarne l'avversario.
Il critico è il vero oratore della a folla " ; ed egli le manifesta
il a semplice concetto ed il modo d'esprimersi " dell'egoismo
Egli è principe e duce nella guerra di liberazione contro l'egoismo
Ma in pari tempo egli è pure l'avversario della moltitudine, non
perche la combatte, ma perchè la incita e la sprona, e fa schioccare
la frusta dietro i pusillanimi, per incoraggiarli.
Con ciò il contrasto tra la critica e la folla si riduce a questo
dibattito: a Voi siete egoisti! -- No, noi non siamo tali! -- Io
ve lo dimostrerò. -- E tu vedrai come sapremo giustificarci ! "
Prendiamoli pure l' una e l'altra per quel che pretendono di
essere, cioè per antiegoisti, o per quello in cui l' una tien l'altra,
vale a dire per egoisti.
La critica dice veramente; tu devi liberare per tal modo il
tuo io da ogni cosa che lo limiti da farlo diventare un " io "
umano. Ed io osservo: liberatene per quanto puoi ed avrai fatto
il tuo dovere ; poichè non a tutti e concesso d'abbattere tutti gli
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ostacoli, o, per meglio dire, non tutti scorgono una barriera in ciò
che agli altri sembra tale. Per conseguenza non curarti degli osta-
coli che non danno impaccio a te. Ti basti l'abbattere questi. A
chi mai fu dato di abbattere un ostacolo in pro di tutti gli uomini?
Non sono forse senza numero coloro che corrono oggidì, come
sempre, pel mondo pur trascinando tutte le pastoie dell'umanità?
Chi ha abbattuto una delle sue barriere, può con ciò additare agli
altri la via ed i mezzi; l'abbattere gli ostacoli che gli si attra-
versano è compito di ognuno per se stesso. Di fatto nessuno opera
diversamente. Pretendere che tutti diventino perfettamente a uo-
mini " equivale a domandar loro di abbattere tutte le barriere.
E ciò è impossibile, poichà l' uomo per sè stesso non ha barriere.
Io ne ho ancora, ma son sempre le mie, e queste soltanto pos-
sono essere da me superate.
Un " io umano ", non potrò diventarlo giammai, perchè io
sono " io " e non solamente uomo.
Vediamo un po' tuttavia se la critica ci ha insegnato alcunchè
di utile. Libero io non lo sono se non sono senza interessi, uomo
nemmeno se non sono disinteressato. Sia pure, ma che m'importa
d'esser libero o d'esser uomo? io non lascierò per ciò solo trascor-
rere alcuna occasione di farmi valere. La critica mi porge que-
st'occasione, coll'insegnarmi che allorquando qualcosa mi si insinua
nell'animo e vi permane indissolubilmente, io ne divento il pri-
gioniero e lo schiavo, cioè un ossesso. Un interesse qualunque fa
di me, se non so liberarmene, la sua preda, e non più esso ap-
partiene a me, bensì io appartengo a lui. Accettiamo dunque il
mònito della critica: non consentiremo ad alcuna proprietà di diven-
tare stabile, e faremo in modo da non trovarci a nostro agio fuor-
chè nella distruzione.
Se dunque la critica dice: Tu non sei uomo che quando criti-
chi e dissolvi senza posa; noi diciamo: Tale io sono già anche senza
di ciò e quindi io non voglio prendermi altra cura che d'assicu
ranni la mia proprietà, e, per meglio assicurarla, la chiudo in me
stesso, la faccio mia schiava, e ne uso prima ch'essa possa diven-
tare un'idea fissa o una manìa.
Ma io non faccio questo già per un dovere che mi sia imposto,
bensì per libera volontà mia. Io non meno vanto di abbattere
tutto ciò che all'uomo è dato di poter distruggere; finchè, ad
esempio, non avrò ancora dieci anni, io non pretenderò di criticare i
STIRNER: L' unico. -- 11.