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controsensi del decalogo; sarò per questo meno un uomo? Anzi
sarò tale per ciò a punto. In breve, io non ho alcuna vocazione e
non ne seguo nessuna nemmeno quella d'esser uomo. Ripudio forse
con ciò quello che il liberalismo ha conquistato con le sue fatiche?
Sono bea lontano dal desiderare che vada perduto ciò che fu con-
quistato; solamente ora che, mercé il liberalismo, l' uomo è dive-
nuto libero, io guardo a me stesso e dico francamente a me stesso:
quello che in apparenza ha conquistato l'uomo l'ho conquistato
io solo.
L'uomo, dice il liberalismo, è libero solo quando della sua
esistenza egli ha fatto l'ente supremo. Dunque pel perfezionamento
del liberalismo è necessario che ogni altro essere supremo sia di-
strutto, che la teologia sia abbattuta e sostituita dall'antropologia,
e che Dio e la sua provvidenza sian condannati al dileggio, si che
l' ateismo divenga universale.
L'egoismo della proprietà fa l'ultima perdita, il giorno che il
" mio Dio " diviene parola senza significato; poichè Dio non esiste
se non in quanto egli ha cura della salute del singolo il quale a
sua volta in Lui abbia fede.
Il liberalismo politico ha abolito l'ineguaglianza dei servi e dei
padroni: egli ci rese senza padroni -- anarchici. Il padrone fu se-
parato dal singolo, dall' egoista, per divenire uno spettro; la legge
e lo Stato. Il liberalismo sociale abolì l'ineguaglianza della pro-
prietà, dei poveri e dei ricchi, e rese tutti senza proprietà, poichè
questa, nel suo concetto, vien confidata a un fantasma -- la società.
I1 liberalismo umano a sua volta ci toglie Dio, ci rende atei. Per
ciò il Dio del singolo, il " mio Dio " deve essere abolito. Ora
è certo che la mancanza di padroni trae seco l'abolizione di ogni
servaggio, la mancanza di possesso ha per conseguenza la libera-
zione dai bisogni, e l'ateismo significa assenza di pregiudizi, giac-
che col padrone cade il servo, col possesso la causa di conservarlo,
col dio tutti i pregiudizi! Ma siccome il padrone risorge nello Stato,
il servo riappare quale suddito, la proprietà fa nuovamente capo-
lino nel possesso esclusivo della società, e il pregiudizio di Dio
si riaffaccia sotto la forma dell' Uomo, cosi sorge una nuova cre-
denza, quella nell'umanità e nella libertà. Al posto del " Dio "
del singolo è ora innalzato il Dio di tutti, l' Uomo: " la cosa su-
prema alla quale tendiamo, è d'esser uomini ". Ma siccome nes-
suno può perfettamente tradurre in atto ciò che l'idea a uomo "
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vuol esprimere, così l' uomo resta pel singolo un " a l di là ", su-
blime, un ente supremo non peranco raggiunto, un Dio. Di più,
esso è il vero Dio perchè è perfettamente adeguato alla nostra
natura e rappresenta ed è il nostro vero " essere - : perche raffi-
gura insomma noi stessi, ma come astratti dalla realtà ed elevati
a un ideale superiore.
Le osservazioni che precedono sulla " libera critica umana "
furono scritte, al pari di tutto il resto che si riferisce ad opere
che hanno attinenza a questo soggetto, saltuariamente subito dopo
la pubblicazione dei libri che ne trattavano, ed io non feci altro
poi che raccogliere ed ordinare i frammenti. Ma la critica prosegue
d'ora innanzi senza tregua per la sua strada e rende necessario
che io, avendo terminato la prima parte, aggiunga questa nota
a mò di conclusione.
Io ho dinanzi a me l'ottava puntata della Gazzetta universale
di letteratura di Bruno Bauer.
Fin da principio essa ci parla un'altra volta degli interessi ge-
nerali della società. Ma la critica ha riflettuto bene ed ha a questa
società attribuito una destinazione, mercè la quale essa ora si
distingue da un'altra forma, con cui prima soleva essere scambiata ;
a lo Stato ", poco innanzi esaltato ancora quale " libero Stato "
fu del tutto abbandonato, poichè fu chiaro che in nessun modo
esso saprebbe conseguire il fine della " società umana ". La critica
che nel 1842 si era " veduta costretta a identificare per un momento
l'essenza umana colla politica ", ora s'è invece accorta che lo Stato,
sia pure il " libero Stato ", non è la società umana, o, come po-
trebbe dirsi in altri termini, che il popolo non è " l' uomo ".
Noi abbiamo veduto come essa si sia disfatta della teologia di-
mostrando chiaramente come dinanzi all'uomo Dio dilegui; ora la
vediamo liberarsi allo stesso modo dalla politica e dimostrare che
dinanzi a l l ' u o m o cessano popoli e nazionalità; noi vediamo adun-
que che essa si emancipa a un tempo dalla Chiesa e dallo Stato
dichiarando antiumani l'una e l'altro, e noi vedremo -- poichè già
ci è facile divinarlo -- che essa saprà, anche dimostrare come di-
nanzi all' " uomo " la stessa " umanitá " proclamata da essa ente
spirituale " si chiarirà senza valore. E come mai saprebbero in