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mente a mutare. Egli fa valere il raziocinio contro la credulità del
pensiero, il progresso del pensare contro l'immobilità del pensiero.
Nessun pensiero è sicuro di andar immune dalla critica, poi che
questa rappresenta il pensare, ovvero lo spirito pensante per ec-
cellenza.
Da questo nasce -- è bene ripeterlo -- il mondo religioso --
e tale è appunto il mondo dei pensieri che nella critica raggiunge
la sua perfezione poichè l'operazione del pensare soverchia ogni
pensiero singolo e gli impedisce d'immobilizzarsi " egoistica-
mente ". Che ne sarebbe della " purezza della critica ", della pu-
rezza del pensare, sè un solo pensiero potesse sfuggire all'ope-
razione del raziocinio? Con ciò si spiega che critico di quando
in quando arrivi persino a farsi gioco del pensiero dell'uomo,
dell'umanità e dell' umamesimo, perche egli sente che qui c'è un
pensiero che accenna ad avvicinarsi all'immobilizzazione dogma-
tica. Ma egli non può distruggere questo pensiero se prima non
né abbia trovato uno d'ordine più elevato, nel quale quello possa
risolversi ; poichè egli lion procede che per via di pensieri. Que-
sto pensiero più elevato potrebbe esser chiamato il pensiero --
per antonomasia -- del " raziocinio " stesso, vale a dire il pen-
sièro del pensare o della critica.
Con ciò la libertà del pensiero ha raggiunta la sua perfezione
e la libertà dello spirito festeggia il suo trionfo : poichè i pensieri
singoli egoistici, hanno perduta la lor forza, dogmatica. Null'altro
è rimasto fuorchè il dogma del libero pensiero o della libera
critica.
Contro tutto ciò che appartiene al mondo dei pensieri, la cri-
tica ha dalla sua il diritto, cioè la forza: essa è vittoriosa. La
critica, è la sola critica, è all' a altezza dei tempi ". Nel rispetto
del pensiero non v'ha forza che la possa superare, ed è bello il
vedere quanto facilmente, e quasi scherzando, questo mostro ingoii
e divori tutto il bulicame degli altri pensieri, vermi che esso
schiaccia nonostante le lor contorsioni e i loro avvolgimenti.
Io non sono un avversario della critica, o -- per dir più pro-
prio -- io non sono un dogmatico, e non mi sento morso dal
dènte col quale il critico azzanna il dogmatico. Se io fossi un
dogmatico, io porrei un dogma, vale a dire un pensiero, un'idea,
un principio in capo a tutto, e recherei ogni cosa a perfezione
creando un sistema, componendo cioè un'architettura di concetti.
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Se per contro io fossi un critico, io propugnerei la libertà del
pensiero nuovo contro il pensiero che invecchia, difenderei il pen-
siero presente contro l'antico. Ma io non sono nè il campione d'un
pensiero, nè quello del pensare, poichè io muovo dal concetto
dell' " io " che non è nè il pensiero singolo nè l'atto del pensare.
Contro l' " io " -- l'innominabile, -- s'infrangono e il regno dei
pensieri, e quello del pensare e dello spirito.
La critica è la lotta degli ossessi contro l'ossessione : essa
sorge dal convincimento che in ogni cosa esista l'ossessione, o,
come dice il critico, esistono rapporti religiosi e teologici.
Egli sa che non par verso Dio ci si comporta religiosamente
-- cioè guidati da una fede, da una credenza, -- ma anche verso
altre idee quali il diritto, lo Stato, la legge: e da ciò inferisce
che l'ossessione è in ogni cosa. E così alla ragione ei si richiama
contro i pensieri. Ma io dico invece che soltanto la mancanza di
pensieri mi salva effettivamente dai pensieri. Non il pensare bensì
là mia " assenza di pensieri ", ovvero " l'io " -- l'incompresi-
bìle -- mi salva dall'ossessione.
Un crollo di spalle vai bene talora una meditazione; uno sti-
rar delle membra mi può liberare da pensieri penosi; balzando
in piedi io getto da me lontano l'incubo del mondo religioso;
un grido di tribudio allontana da me un peso sopportato lunghi
anni. Ma la significazione preziosissima d' un tripudio spensierato
e liberatore non potè esser riconosciuta nella lunga notte del pen-
siero e della fede.
" Quale sciocchezza e quale frivolezza sono nel voler risol-
vere i più ardui problemi, i compiti più complessi mediante una
interruzione improvvisa ".
Ma hai tu dei doveri che tu stesso non ti sia imposto ? Sino
a tanto che ti assegnerai tali compiti, è ben naturale che non ti
daranno pace, ed è ben naturale ch'essi ti offrano materia a pen-
sieri e che pensando tu crei a te stesso mille cure. Ma tu, che ti
sei imposto un compito, non dovresti avere il potere d'annullarlo?
Sei tu costretto ad esser vincolato a quel compito, e deve esso
diventare assoluto?
Per accennare a una soia cosa fra tante, si è cercato di ac-
cusare l'autorità del governo, perchè contro le idee esso adopera
mezzi violenti è procede contro la stampa coll'arbitrio poliziesco
della censura e muta una lotta letteraria in una personale. Così