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-- XIV --
È poi inutile aggiungere che il Mackay, da fervido discepolo
quale tiene ad essere, provvide anche al decoro del sepolcro del
maestro, e dettò una iscrizione che fu murata nella casa ove, in
Berlino lo Stirner morì.
Ho detto che il Mackay dev'essere considerato come il più vi-
gile custode della dottrina del maestro. Fatte le debite proporzioni
egli è stato ed è quello che l' Engels fu per Carlo Marx. Ma non
tutti gli agitatori anarchici, che trovarono nell'individualismo cri-
minale dello Stirner la miniera aurifera delle loro argomentazioni,
vollero dimostrare altrettanta memore devozione per il maestro.
Non lo contraddissero mai, lo saccheggiarono senza fine e lo ricor-
darono poco. Ecco la posizione quasi costante di tutti i teorici
dell'anarchia che sono oggi più in vista, rispetto allo Stirner.
Chi abbia un po' sotto mano l'intelaiatura dialettica del libro
dello Stirner fa molta fatica a non persuadersi che tutti, o prima
o poi, in quest' idea fondamentale o in quella particolare, saccheg-
giano l'opera dello Stirner. Poco contano certe differenze generali
di metodo, se pure si può parlare sul serio di metodo relativa-
mente alla dottrina anarchica. Così, per citare nomi di teorici del-
l'anarchia noti a tutti, il grossolano evoluzionismo materialistico
del Bakounine (scrivo questo nome e altri analoghi con la corrente
ortografia francese), che si concreterebbe in una inafferrabile legge
del progresso, conducente dallo stato meno perfetto allo stato più
perfetto possibile, accompagnato dalla scomparsa del " diritto giu-
ridico " e quindi dello Stato e della " proprietà illuminata "; --
l'ottimismo utopistico del Kropotkine, che prenderebbe consistenza
in un progresso dalla esistenza meno felice alla esistenza più fe-
lice possibile, ancóra accompagnato dalla scomparsa del a diritto
giuridico ", e quindi ancóra dello Stato e della " proprietà pri-
vata "; -- l'egoismo libertario, pur non contrario all'esistenza del
diritto, del Tucker, conducente tuttavia all'abolizione dello Stato
nel modo più assoluto, senza restrizioni locali ne temporali, e pur
R h e i n i s c h e n Z e i t u n g , Köln, 1842, (ripubblicato nella N e u e d e u t s c h e
R u n d s c h a u Berlin, genn. 1895); Die philosophischen Reationare: R h e i n i s c h e
Z e i t u n g , 1842; (ripubblicato in M a g a z i n f ü r L i t e r a t u r , Berlin 1894);
Ueber K. Rosenkranz's Konigsberger Skizzen: R h e i n i s c h e Z e i t u n g , 1842; Eini-
ges Vorläufige vom Liebensstaat: B e r l i n e r M o n a t s s c h r i f t , 1843; Die Myste-
rien von Paris von Eugene Sue,
i b i d . , pp. 302-332.
-- XV --
lasciando sussistere la proprietà; -- il pietismo rivoluzionario del
Tolstoi, che comanda di non opporsi al male per mezzo della forza
e respinge, in nome dell'amore, il diritto, sia pure in un modo
non assoluto, ma per i popoli civili del nostro tempo, e per con-
seguenza anche l'istituzione giuridica dello Stato e della pro-
prietà; -- tutte queste dottrine, insomma, trovano il germe pros-
simo o remoto di quella vitalità che le ha imposte all'attenzione
odierna del pubblico nella dottrina dello Stirner.
Ma, lo Stirner, si potrebbe dire, non è forse da alcuni, per
esempio dal Tolstoi, nemmeno direttamente conosciuto. Questa
ignoranza è senza dubbio assai probabile. Ma ciò vuol dire una
di queste due cose, o tutte e due simultaneamente: o che le idee
dello Stirner sono penetrate nei più sottili meati e nelle più di-
sparate manifestazioni di quella corrente del pensiero contempo-
raneo che non corre parallela con le diuturne acquisizioni delle
indagini che danno vita alla vera scienza; o che quelle stesse
idee che lo Stirner raccolse sotto una rigida formula apparente-
mente originale, non erano altro che l'effetto spontaneo, la con-
clusione necessaria, il risultato estremo di una precedente larga
preparazione dottrinale, che, se si è cristallizzata prima, in ordine
di tempo, nello Stirner stesso, continua poi anche oggi la sua
efficacia, non del tutto esaurita, nella mente di non pochi pensa-
tori, i quali hanno collo Stirner una cosi grande affinità intellet-
tuale che data un'analogia di cultura debbono necessariamente
essere condotti ad una sorprendente analogia di resultati teorici
e pratici.
Questa seconda indagine ci porta nel cuore stesso dell'opera
dello Stirner e ne parleremo tra poco. Per l'altro punto, la più
scrupolosa avvedutezza critica non può rispondere negativamente.
Che sono mai i tre o quatto nomi di agitatori anarchici ora
ricordati, di fronte al numero sterminato degli adepti, il cui nome
si perde dietro l'ombra dell'idea che rappresentano? Lo studioso
del fenomeno anarchico, avendo occasione divedersi cader sot-
t'occhio a più riprese il nome estremamente modesto e gli scritti
spesso altrettanto estremamente infantili di agitatori anarchici
minori, è con tutta facilità preso dall'illusione che quei nomi e
quegli scritti abbiano già il loro posto nella circolazione normale
del pensiero corrente. Ed è quindi facilmente proclive ad ammet-
tere in modo pacifico, che ogni singola manifestazione di quegli