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quisitori della fede. La stessa cosa avviene oggi della libertà po-
litica e civile. I borghesi vogliono esser liberi, non già dalla
dominazione borghese, bensì dalla dominazione burocratica, dal-
l'arbitrio dei principi, ecc. Il principe di Metternich asserì un
giorno ch'egli aveva trovata una via atta a condurre, una volta
per sempre, sulla traccia della vera libertà. Il conte di Provenza
lasciò la Francia, allora appunto che questa s'accingeva a fon-
dare il " regno della libertà ", e disse: " la mia prigionia mi
era divenuta insopportabile, io non avevo che una passione --
quella della libertà --, io non pensavo che ad essa ".
Il bisogno d'una determinata libertà presuppone sempre il
concetto e il desiderio d'una nuova dominazione: allo stesso modo
la rivoluzione poteva bensì ispirare ai " suoi difensori la ineb-
briante convinzione di combattere per la libertà ", ma in realtà
creava una dominazione nuova: quella della legge.
Libertà cercate voi tutti : voi volete la libertà. Ma perchè
poi lesinate per un po' di più o di meno? La libertà non può
essere che la libertà intera, illimitata: una bricciola di libertà
non può essere la libertà. Voi disperate che si possa ottenere
tutta la libertà, la libertà sovra ogni altra cosa, anzi, voi ritenete
per pazzia il solo desiderarla? Ebbene, in tal caso, cessate di dar
la caccia a un fantasma, e rimanetevi dal perseguire l' inarri-
vabile.
" Si, ma non c'è cosa migliore della libertà! "
Ma che avete dunque quando possedete la libertà, o meglio
-- perchè non intendo parlare delle vostre bricciole -- quando
possedete la illimitata libertà? Allora voi vi sarete sbarazzati di
tutto. Ma di tutto ciò che vi dà fastidio : e credo ci saranno po-
che cose nella vita che non vi diano molestia. E per amore di
chi voi volete sbarazzarvene? Io credo bene per amor vostro, per
la ragione che quelle cose vi sono d'ostacolo ! Ma se qualche cosa
non vi desse fastidio, anzi, all'opposto, vi fosse gradita come, per
es., lo sguardo, dolce si, ma irresistibilmente imperioso della vo-
stra amata, in tal caso voi non desidereste di liberarvene. E per-
chè? Per amor di voi stessi! Dunque voi prendete quale misura
d'ogni cosa voi stessi. Voi non fate nessun conto della libertà
quando la schiavitù, il a dolce servizio d'amore ", vi torna gra-
dita; e voi vi ripigliate all'occasione la vostra libertà, quando
essa incomincia a piacervi nuovamente.
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E perchè mai non sapete avere il coraggio di fare di voi
stessi il centro e il punto essenziale d'ogni cosa? Perchè sfiatarvi
ad invocare la libertà il vostro sogno? Siete voi il vostro sogno?
Non domandate consiglio ai vostri sogni, alle vostre idee, ai vo-
stri pensieri, perchè tutto ciò è teorica vana. Chiedete consiglio
a voi stessi -- ciò è più pratico: nè l'essere uomini " pratici " vi
dispiaccia.
Ma ecco che l'uno tende l'orecchio per sentire che cosa dirà
il suo dio (perchè naturalmente ciò che égli si raffigura sotto il
nome di Dio, è il suo dio): l'altro vuol sapere che cosa richie-
dono in proposito il suo senso morale, la sua coscienza, il suo
sentimento del dovere; un terzo pensa a ciò che dirà la gente, e
cosi, quando ognuno ha interrogato il suo nume (poi che in com-
plesso la gente forma una divinità non inferiore per nulla a
quella soprannaturale, bensì più complessa: vox populi, vox Dei)
egli si rimette alla volontà del suo padrone e non vuol saperne
più di ciò ch'egli stesso amerebbe dire o fare.
Dunque rivolgetevi a voi stessi, anzichè ai vostri Dei o ai
vostri idoli. Traete fuori di voi ciò che sta in voi celato, traetelo
fuori alla luce del sole, costringatelo a rivelarsi.
In qual modo uno pensi soltanto per impulso proprio senza
curarsi di nessuna altra cosa, ci appare nella rappresentazione
che il cristiano si fa del suo Dio. Egli agisce come gli piace.
E l'uomo stolto, che potrebbe fare altrettanto, è costretto invece
ad agire come " piace a Dio ! "
Se si obbietta che Dio si regola secondo le leggi eterne, è
lecito affermare ciò anche per l'uomo, poichè, io pure devo se-
guire le leggi della mia natura: la mia individualità mi è legge.
Ma basta eccitarvi a pensare a voi stessi per vedervi ridotti
alla disperazione.
" Che cosa sono io? " si chiede ciascuno di voi. Un abisso
di istinti senza norma e senza legge, di concupiscenze, di desideri,
di passioni, un caos privo di luce.
Come potrei io, interrogando me stesso senza tener conto dei
comandamenti divini o dei doveri che impone la morale, o della
voce della ragione (la quale nel corso della storia, fondandosi
sulle più amare esperienze, ha fatto assorgere a legge tutto ciò
che v'ha di migliore e di più ragionevole) come potrei io, ripeto,
ottenere da me stesso una giusta risposta? La mia passione mi