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suggerirebbe le cose pi insensate. E cos ognuno tiene s stesso
in conto d'un demonio ; poich se egli -- parlando di chi non
si cura di religione, ecc. -- tenesse s stesso soltanto in conto
d'una bestia, egli troverebbe facilmente che la bestia, quantun-
que non segua che il suo proprio istinto, non suggerisce a s
stessa le cose p i insensate, bens sa trovare egregiamente ci
che le abbisogna. Ma l'abito del pensare religiosamente ha per
tal modo imprigionato il nostro spirito, che noi abbiamo paura
di vedere noi stessi in tutta la nostra nudit e naturalezza; essa
ci ha talmente avviliti, che noi ci riteniamo macchiati dal pec-
cato originale, e abbiamo noi stessi in conto di demoni nati. Na-
turalmente voi pensate sempre che la vostra vocazione richieda
di operare ci che " bene ", ci che morale, ci che giu-
sto. Come potrebbe mai, quando interrogate voi stessi sul da
farsi, uscirvi dai precordi la vostra vera voce, la voce, che se-
gna la via del buono, del giusto, del vero ecc.? Come s'accorda
Dio con Belial?
Ma che pensereste voi, se alcuno vi dicesse che queste affer-
mazioni con cui vi si vuol far credere che voi dovete prestar
ascolto alla voce di Dio, della coscienza, dei doveri, delle leggi
ecc., sono chiacchiere delle quali vi hanno riempito il capo e il
cuore, rendendovi folli? E se vi domandasse poi, in qual modo
voi sapete con tanta sicurezza che la voce della natura sedut-
trice ? E se invece pretendesse da voi che invertiste le parti col
ritenere per l'appunto la cosidetta voce di Dio e della coscienza
per opere diaboliche ? Vi sono degli uomini cosi empi ; in qual
modo ve ne libererete? Non potrete richiamarvi ai vostri preti,
ai vostri genitori, alla cosidetta gente per bene, perch essi ap-
punto da quei vostri contradditori vi saranno dipinti quali se-
duttori, traviatori e corruttori della giovent, i quali seminano
senza posa la mala erba del disprezzo di se stessi e dell'adora-
zione divina, per far insugherire i giovani cuori e render folli ;
le giovani menti. Ma coloro soggiungeranno : Per amore di chi
voi prendete cura dei comandamenti divini e degli altri ? Voi cre-
dete di farlo solo per compiacere a Dio ? Ma voi fate in realt
anche questo per amor vostro. Anche in questo dunque la vostra
persona innanzi a tutto, s che ciascuno di voi pu ben dire:
per me io sono tutto e tutto opero per amor mio. Se poteste ar-
rivare a tanto da comprendere chiaramente che le idee di Dio,
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dei commandamenti, ecc. non vi arrecano che danno, ch'essi vi sce-
mano valore e vi conducono alla perdizione, oh per certo voi
ve le cacciereste di dosso e le respingereste lontano, cos come
i cristiani in altri tempi fecero d ' A p o l l o e di Minerva, condan-
nando la morale pagana. Essi posero, vero, Cristo e Maria in
luogo degli dei gentili, una morale cristiana al posto della pagana;
ma lo fecero anch'essi per la salute delie loro anime, dunque per
egoismo.
E merc quell'egoismo, gli uomini poterono liberarsi dell'O-
limpo pagano, sciogliersi da esso. L'individualit cre una nuova
libert; poich l'individualit la cratrice di tutto, allo stesso
modo che la genialit (una specie determinata dell' individualit),
che sempre originalit, riguardata da lungo tempo come la
opratrice dei nuovi avvenimenti importanti nella storia mondiale.
Se vero che tutti i vostri intenti sono diritti al conquisto
della libert, vostro obbligo l'osservarne i precetti. Chi dev'es-
ser libero? Tu, io, noi. Liberi da che cosa ? Da tutto che non sia
io, tu, noi! lo sono adunque il nocciolo che, libero da tutti gli
involucri, dalle cortecce che lo opprimono, dev'esser liberato. Che
cosa rimane, quando io sia liberato da tutto ci che non sia
" io "? Io e null'altro che io. Ma a questo " io " astratto nulla
pu offrire la libert. Che cosa abbia poi a succedere quando l' io
sar libero, la libert non sa dire: allo stesso modo i nostri go-
verni rilasciano i prigionieri, a detenzione finita, e senz'altro li
abbandonano a s stessi.
Perch adunque, se si aspira alla libert per amore dell'io,
non fare di questo io il principio, il centro, il fine d'ogni cosa?
Non valgo io pi della libert? Non son forse io che rendo li-
bero me stesso, non sono forse io il primo? Anche schiavo, an-
che avvinto da mille catene, io esisto, e non soltanto come una
cosa a venire, una speranza -- quale li libert -- ma come
una cosa presente.
Considerate bene questo, e decidete se sulla vostra bandiera
meglio vi giovi iscrivere il sogno della " libert " oppure l'affer-
mazione dell' " egoismo ", della " individualit ". La libert su-
scita il vostro rancore contro tutto ci che non rappresenta voi ;
l' " egoismo " vi chiama a gioire di voi stessi, a godere di voi
stessi; la libert e sar un " desiderio ardente ", un rimpianto
romantico una speranza cristiana in un di l; in un futuro: Fu in-