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L'emancipato non è nulla di più d'un liberato, d'un " liber-
tinus " : un cane che trascina seco un pezzo della sua catena, uno
schiavo in veste di libertà, come l'asino nella pelle del leone. Gli
ebrei emancipati non sono per nulla divenuti migliori in sè stessi,
soltanto si sentono ora meno a disagio di prima. È ben vero che
per alleggerire il loro stato si richiedeva qualche cosa di più che
non ciò che il cristianesimo poteva consentire, perchè liberar gli
ebrei esso non poteva senza essere illogico. Ma, emancipato o no,
l' ebreo resta ebreo; poichè ognuno che non si è affrancato per pro-
pria forza, null'altro è che un emancipato.
Lo stato protestante può certamente emancipare i cattolici;
ma poi che questi non s'affrancano da sè stessi, rimangono cat-
tolici.
Dell' interesse e del disinteresse abbiamo già parlato più so-
pra. Gli amici della libertà declamano contro l'interesse perchè
nelle proprie aspirazioni religiose verso la libertà non sanno affran-
carsi dalla sublime idea della rinnegazione del proprio io. L'egois-
mo è fatto segno all'ira dei liberali, per ciò che l'egoista si occupa
d' una cosa, non per cosa in sè, ma pel solo vantaggio che può arre-
cargli; la cosa deve servire a lui. Pensare egoisticamente significa
non già attribuire a cosa alcuna un valore proprio o a assoluto ",
bensì ricercarne il valore nei rapporti della cosa col soggetto. Tra
i caratteri più ripugnanti dell'egoismo è uso annoverare anche
l'abito dello studio non per amor della scienza ma per il guada-
gno, il quale importa la più spudorata profanazione della scienza.
Se non che per che cosa esiste la scienza se non deve essere
sfruttata? Se taluno non sa adoperarla in miglior modo che per
guadagnar il pane cotidiano, il suo egoismo sarà certamente molto
gretto, e si rivelerà assai circoscritto: ma il gridare per ciò solo
alla profanazione della scienza è opera da ossessi.
Essendo il Cristianesimo incapace di far valere il singolo
quale singolo, e non considerandolo che nel suo grado di dipen-
dente, esso si rivela per ciò appunto una teoria sociale, una teoria
del vivere in comune, tanto dell'uomo in comunione con Dio,
quanto degli uomini tra di loro. Ecco perchè tutto ciò che sapeva
d' " individuale " doveva essere coperto d'infamia: interessi, ca-
pricci, caratteri individuali, amor proprio, ecc. L'opinione del
cristiano ha per così dire macchiato d'infamia molti vocaboli d'o-
norevole significato ; perchè non li dovremmo ripristinare in
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onore? Così, per es., molte parole tedesche, che in origine signifi-
cavano " scherzo, spasso, svago ", per opera del Cristianesimo,
che non intendeva scherzi, perdettero la significazione originaria
e la tramutarono in quella di " ingiuria, scherno, insolenzà ".
Il nostro linguaggio s'è adattato quasi interamente alle neces-
sità del pensiero cristiano, e la coscienza universale è ancora troppo
cristiana per non doversi arretrare spaventata dinanzi a tutto ciò
che non è cristiano come dinanzi a qualche cosa di mostruoso
o malvagio. Per questo anche l'interesse si trova a gran disagio.
In senso cristiano " io ho un interesse " vuol dire a un di
presso: Io non guardo ad altro che all'utile che una cosa può ar-
recare ai miei sensi. Ma la sensualità è forse tutta la mia indivi-
dualità? Sono io in me stesso quando mi dò in braccio alla sen-
sualità? Seguo io forse me stesso, la mia vocazione, col secondare
la mia sensualità ? Io appartengo tutto a me stesso solo allorquando
nessuno, non già la sola sensualità, ma nè meno altri (Dio, uo-
mini, autorità, legge, Stato, Chiesa) m'ha in suo potere ; ciò che
giova a me, che appartiene a me stesso, che mi conviene, ecco quello
che ricerca il mio interesse. Del resto ogni momento s'è obbligati
a credere nell'interesse, tanto vilipeso, come in una forza che ab-
batte tutti gli ostacoli.
Nella tornata del 10 febbraio 1844 Welcker propone una mo-
zione sull'indipendenza dei giudici, esponendo in un diffuso di-
scorso che i giudici soggetti ad essere trasferiti, licenziati, sosti-
tuiti, che in breve quei membri d'una Corte di giustizia che dalla
Amministrazione possono venir menomati e lesi nella loro autorità,
perdono tutta la stima e la fiducia del popolo. Tutta la classe dei
giudici -- esclama Welcker -- è umiliata da codesto stato di di-
pendenza in cui si trova. In buon volgare ciò significa che i giudici
trovano maggior tornaconto a giudicare secondo il desiderio dei
ministri, che non secondo giustizia. Come toglier di mezzo questo
stato di cose? Forse col rinfacciare ai giudici l'obbrobrio della
loro venalità, confidando che per ciò si convertirono e porranno la
giustizia al disopra del loro interesse? No, il popolo non è capace
d'una fiducia così fantastica, poichè esso sente che l'interesse è
più forse d'ogni altro motivo. Si lascino pur dunque i giudici al
loro posto, per quanto vi sia modo di smascherarli per egoisti,
ma si faccia sì che essi più non vedano il loro egoismo incorag-
giato dalla venalità della legge, e li si pongano in condizione di