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indipendenza dal Governo sì che col promuovere una sentenza
conforme a giustizia, essi non abbiano più a temere pei proprii
interessi e possano cosi unire a un largo compenso la stima dei
loro concittadini.
Sicchè Welcker e i cittadini badesi si ritengono sicuri solo
quando si possa fare assegnamento sull'egoismo. E sta bene; ma
allora che si deve pensare di tutte le belle frasi di disinteresse
ecc. che uscirono dalla loro bocca?
Altri sono i rapporti che io ho con una causa per la quale
mi adopero nel mio interesse, altri quelli che io ho con una causa
cui servo disinteressatamente. Si potrebbero distinguere gli uni
dagli altri caratteristicamente così: verso la prima io posso peccare
o esser colpevole, mentre l'altra, col mio operare io non posso
che perderla: il mio sarebbe dunque non un peccato, ma una im-
prudenza. Sotto tutti e due gli aspetti può considerarsi la libertà
dei commerci, la quale talvolta viene riguardata quale una libertà
che a seconda dei casi può essere concessa o tolta ; tale altra
quale una libertà che deve essere rispettata in ogni contingenza.
Se io non dò importanza ad una cosa per sè stessa, e se non la
desidero per sè stessa, ciò avviene sia perche essa mi e utile, sia
perchè essa mi è di diletto : come per esempio le ostriche pel loro
sapore gradito. Non dovranno quindi servire di mezzo all'egoista
tutte le cose delle quali egli è il fine ultimo e dovrà egli invece
darsi a proteggere una cosa che nulla può servirgli, come ad
esempio il proletariato o lo Stato?
L' individualismo racchiude in se stesso tutto ciò che è pro-
prio dell' individuo, e richiama in onore ciò che il pensare e il lin-
guaggio cristiano han fatto apparire infame. Ma l'individualismo
non ha alcuna misura esteriore ; non è un' idea come la libertà,
la moralità, l'umanità, ecc. Esso non è che il segno di chi lo
possiede.
2. ---- L'INDIVIDUO PROPRIETARIO.
Potrò io conquistar me stasso e ciò che è mio per opera del
liberalismo?
Chi è il " prossimo " pel liberalismo? L'uomo ! Sii uomo (e tu
sei tale) e il liberale ti chiamerà fratello. Egli non si curerà af-
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fatto delle tue opinioni personali, dei tuoi gusti o de' tuoi capricci
privati purchè scorga in te l' uomo.
Ma poichè egli poco o nulla si cura di ciò che tu sei priva-
tamente, anzi se vuole essere coerente ai suoi principii non dà a
questo alcuna importanza, egli non vede se non quel che tu sei
in astratto. Con altre parole: egli non vede in te il tuo essere
individuale, bensì la specie; non Pietro o Paolo, ma unicamente
l' uomo; non però l'uomo reale, l'Unico, bensì l'essenza o il con-
cetto dell'uomo; non l'individuo in carne ed ossa, sì invece lo
spettro-uomo.
Se tu fossi semplicemente Pietro, non saresti suo uguale,
perchè egli e Paolo e non Pietro. Quale uomo soltanto tu sei
uguale a lui. E siccome sotto forma di Pietro tu non esisti per lui
-- se da vero egli sia un liberale e non già un egoista incosciente
-- cosi egli si è reso molto facile l' a amore fraterno del pros-
simo T. egli non ama in te Pietro, cui non conosce e non vuole
conoscere bensì l' uomo.
Lo scorgere in te ed in me null'altro che l'uomo, si chiama
esagerare sopra misura la teorica cristiana secondo la quale gli
uomini non rappresentano che un concetto (per esempio, il concetto
di esseri chiamati alla beatitudine eterna, ecc.).
Il Cristianesimo propriamente detto ci accomuna ancora sotto
un concetto universale : " Noi siamo i figli d'Iddio " e lo " spi-
rito di Dio ci agita " (Rom. 8, 14). Non tutti però possono van-
tarsi d'essere figli di Dio, poichè lo stesso spirito che ci rende
testimonianza che noi siamo i figli d'Iddio, ci rivela anche quali
siano i " figli del demonio " (Rom. 8, 14). Ora un uomo, per esser
figlio di Dio, non deve esser figlio anche del demonio : la figliuo-
lanza di Dio esclude dunque certi determinati uomini. Per contro
a noi, per essere figli dell'uomo, cioè uomini, basta far parte
della specie umana, esser altrettanti esemplari d'una medesima
specie.
Il mio io individuale non deve importare a te, che sei buon
liberale, poichè ciò è per me faccenda privata ; ti basta che siamo
figli della stessa madre, cioè della specie umana; quale figlio del-
l'uomo io sono uguale a te.
Che cosa sono io adunque per te? Forse l'essere in carne ed
ossa: che tu vedi? Tutt'altro. Questo io vivente, con i suoi pen-
sieri, le sue risoluzioni e le sue passioni, rappresenta ai tuoi occhi