< prev
next>
-- 158 --
una " cosa particolare " della quale a te nulla importa, una a cosa
a sè ". Quale " cosa per te " io non esisto che come concetto, --
concetto della specie, uomo, del quale è affatto indifferente se ha
nome Pietro o Paolo. Tu non vedi in me qualcosa che esiste in
realtà, bensì qualcosa d'irreale, uno spettro, in una parola : l'Uomo.
Nel corso dei secoli dell'êra cristiana noi proclamammo nostro
eguale le genti più diverse, però sempre in proporzione del grado
di spirilo che da loro ci attendevano, accogliendo per esempio
quelli il cui spirito sentiva il bisogno d'una redenzione, poi tutti
quelli che erano animati dallo spirito di rettitudine, finalmente
tutti coloro che avevano spirito e faccia umani. Cosi variò il prin-
cipio dell' " eguaglianza ".
L'eguaglianza, intesa quale parità degli spiriti umani, com-
prende certo tutti gli uomini ; che infatti potrebbe negare che noi
nomini possediamo uno spirito umano, o meglio che non posse-
diamo nessun altro spirito all'infuori dell'umano?
Ma con ciò abbiamo noi forse avanzato il Cristianesimo pur
d'un solo passo? Un tempo si esigeva da noi che avessimo uno
spirito divino, ora ci si richiede uno spirito umano ; ma se il divino
non giungeva ad esprimere compiutamente la nostra essenza, come
potrà lo spirito umano rivelare tutto quello che noi siamo ? Feur-
bach, per esempio, crede che, umanizzando ciò ch'è divino, si sia
trovato la verità. No, se Dio ci ha torturati, l' uomo p'iò bene in
figgerci torture ancor maggiori. A dirla in breve, il fatto d'esser
uomini non è di alcuna rivelanza per noi. se anche non vi si ag-
giunga qualche carattere che ci distingua da tutti gli altri e che
in proprio ci appartenga. Tra l'altro io sono anche uomo, allo
stesso modo che sono anche un essere vivente, un animale, o un
europeo, un berlinese, ecc. Ma se alcuno volesse tenermi in pregio
soltanto perchè sono uomo o perchè sono berlinese, egli mi dimo-
strerebbe una stima assai indifferente. E perchè? Perchè egli non
stimerebbe che una sola delle mie qualità, ma non già la mia indi-
vidualità.
La stessa cosa è in rapporto allo spirito. Uno spirito cristiano,
retto, può, esser una proprietà da me acquisita, ma io non sono
quello spirito ; quello spirito appartiene a me, non io a lui.
Nel liberalismo noi vediamo adunque soltanto la continua-
zione del disprezzo cristiano per l' io. Invece di prendermi tal
quale io mi sono, si pretende di considerar soltanto le mie qualità,
-- 159 --
le mie proprietà, e si conclude con me un'alleanza onesta; si cerca
quello che io posseggo, non già quello che io sono. Il cristiano si
attiene al mio spirito, il liberale alla mia umanità.
Ma se lo spirito, che vien riguardato non quale una proprietà
dell' io vivente, ma come l' io stesso propriamente detto, è uno
spettro, anche l'uomo del quale non si vuol riconoscere l'indivi-
dualità ma l'io astratto, non è altro che uno spettro, un' idea, un
concetto.
Per ciò il liberale s'aggira entro la medesima cerchia in cui si
avvolge il cristiano, perchè lo spirito dell' umanesimo, vale a dire
l'uomo, alberga in te, come alberga in te lo spirito di Cristo. Sic-
come esso è in te come un secondo io (quantunque questo secondo
io sia anche il migliore), esso per te resta confinato in un di là,
quale un' ideale, e tu devi aspirare ad essere interamente l' uomo.
Un intento altrettanto infruttuoso quanto quello del cristiano di
diventare interamente uno spirito beato!
Ora si può affermare che, proclamando l'uomo il liberalismo
altro non ha fatto che recare all' ultima conseguenza il principio
del Cristianesimo, il quale sin dalle sue origini non s'era proposto
altro fine se non quello di attuare il concetto del " vero uomo ".
Da ciò proviene l' illusione che il cristianesimo assegni un valore
immenso all' io, come parrebbe rivelarsi dal dogma dell' immorta-
lità, dalla cura delle anime, ecc. No, tale valore il Cristianesimo
lo attribuisce all'uomo solamente. L' uomo solo è immortale; io
sono tale perchè uomo. Infatti il Cristianesimo doveva insegnare
che tutti sono uguali dinanzi a Dio come il liberalismo insegna
che tutti sono uguali dinanzi alla legge. Ma l' una e l'altra egua-
glianza si riferiscono non all' individuo sì all'uomo. Io sono im-
mortale come uomo. In uno stesso senso si dice che il re -- come
tale -- non muore. Muore Luigi, ma il re rimane. Del pari io muoio
-- ma il mio spirito, l'uomo, rimane. E per identificarmi intera-
mente coll' uomo si è trovato e affermato il principio che io devo
farmi conforme alla vera essenza della specie (p. es. Marx negli
Annali franco-germanici, pag. 197).
La religione " umana " non è che l'ultima forma della reli-
gione cristiana. Il liberalismo è religione in quanto separa il mio
essere da me stesso e lo pone al disopra di me, perche innalza
l'uomo alla stessa guisa che le religioni innalzano i loro dei o idoli,
perchè di ciò ch'è mio egli fa qualcosa di trascendentale, e, in