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una " cosa particolare " della quale a te nulla importa, una a cosa
a s ". Quale " cosa per te " io non esisto che come concetto, --
concetto della specie, uomo, del quale affatto indifferente se ha
nome Pietro o Paolo. Tu non vedi in me qualcosa che esiste in
realt, bens qualcosa d'irreale, uno spettro, in una parola : l'Uomo.
Nel corso dei secoli dell'ra cristiana noi proclamammo nostro
eguale le genti pi diverse, per sempre in proporzione del grado
di spirilo che da loro ci attendevano, accogliendo per esempio
quelli il cui spirito sentiva il bisogno d'una redenzione, poi tutti
quelli che erano animati dallo spirito di rettitudine, finalmente
tutti coloro che avevano spirito e faccia umani. Cosi vari il prin-
cipio dell' " eguaglianza ".
L'eguaglianza, intesa quale parit degli spiriti umani, com-
prende certo tutti gli uomini ; che infatti potrebbe negare che noi
nomini possediamo uno spirito umano, o meglio che non posse-
diamo nessun altro spirito all'infuori dell'umano?
Ma con ci abbiamo noi forse avanzato il Cristianesimo pur
d'un solo passo? Un tempo si esigeva da noi che avessimo uno
spirito divino, ora ci si richiede uno spirito umano ; ma se il divino
non giungeva ad esprimere compiutamente la nostra essenza, come
potr lo spirito umano rivelare tutto quello che noi siamo ? Feur-
bach, per esempio, crede che, umanizzando ci ch' divino, si sia
trovato la verit. No, se Dio ci ha torturati, l' uomo p'i bene in
figgerci torture ancor maggiori. A dirla in breve, il fatto d'esser
uomini non di alcuna rivelanza per noi. se anche non vi si ag-
giunga qualche carattere che ci distingua da tutti gli altri e che
in proprio ci appartenga. Tra l'altro io sono anche uomo, allo
stesso modo che sono anche un essere vivente, un animale, o un
europeo, un berlinese, ecc. Ma se alcuno volesse tenermi in pregio
soltanto perch sono uomo o perch sono berlinese, egli mi dimo-
strerebbe una stima assai indifferente. E perch? Perch egli non
stimerebbe che una sola delle mie qualit, ma non gi la mia indi-
vidualit.
La stessa cosa in rapporto allo spirito. Uno spirito cristiano,
retto, pu, esser una propriet da me acquisita, ma io non sono
quello spirito ; quello spirito appartiene a me, non io a lui.
Nel liberalismo noi vediamo adunque soltanto la continua-
zione del disprezzo cristiano per l' io. Invece di prendermi tal
quale io mi sono, si pretende di considerar soltanto le mie qualit,
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le mie propriet, e si conclude con me un'alleanza onesta; si cerca
quello che io posseggo, non gi quello che io sono. Il cristiano si
attiene al mio spirito, il liberale alla mia umanit.
Ma se lo spirito, che vien riguardato non quale una propriet
dell' io vivente, ma come l' io stesso propriamente detto, uno
spettro, anche l'uomo del quale non si vuol riconoscere l'indivi-
dualit ma l'io astratto, non altro che uno spettro, un' idea, un
concetto.
Per ci il liberale s'aggira entro la medesima cerchia in cui si
avvolge il cristiano, perch lo spirito dell' umanesimo, vale a dire
l'uomo, alberga in te, come alberga in te lo spirito di Cristo. Sic-
come esso in te come un secondo io (quantunque questo secondo
io sia anche il migliore), esso per te resta confinato in un di l,
quale un' ideale, e tu devi aspirare ad essere interamente l' uomo.
Un intento altrettanto infruttuoso quanto quello del cristiano di
diventare interamente uno spirito beato!
Ora si pu affermare che, proclamando l'uomo il liberalismo
altro non ha fatto che recare all' ultima conseguenza il principio
del Cristianesimo, il quale sin dalle sue origini non s'era proposto
altro fine se non quello di attuare il concetto del " vero uomo ".
Da ci proviene l' illusione che il cristianesimo assegni un valore
immenso all' io, come parrebbe rivelarsi dal dogma dell' immorta-
lit, dalla cura delle anime, ecc. No, tale valore il Cristianesimo
lo attribuisce all'uomo solamente. L' uomo solo immortale; io
sono tale perch uomo. Infatti il Cristianesimo doveva insegnare
che tutti sono uguali dinanzi a Dio come il liberalismo insegna
che tutti sono uguali dinanzi alla legge. Ma l' una e l'altra egua-
glianza si riferiscono non all' individuo s all'uomo. Io sono im-
mortale come uomo. In uno stesso senso si dice che il re -- come
tale -- non muore. Muore Luigi, ma il re rimane. Del pari io muoio
-- ma il mio spirito, l'uomo, rimane. E per identificarmi intera-
mente coll' uomo si trovato e affermato il principio che io devo
farmi conforme alla vera essenza della specie (p. es. Marx negli
Annali franco-germanici, pag. 197).
La religione " umana " non che l'ultima forma della reli-
gione cristiana. Il liberalismo religione in quanto separa il mio
essere da me stesso e lo pone al disopra di me, perche innalza
l'uomo alla stessa guisa che le religioni innalzano i loro dei o idoli,
perch di ci ch' mio egli fa qualcosa di trascendentale, e, in