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generale, perchè delle mie qualità, della mia proprietà, egli fa una
cosa straniera, un'essenza, in breve perchè mi assegna un posto tra
gli uomini e con ciò mi attribuisce una predestinazione. Ma anche
nella forma il liberalismo si manifesta quale religione allorquando
egli vuole che in codesto " ente supremo ", l'uomo, si abbia una
credenza " religiosa " una credenza che a suo tempo si chiarerà
animata e pervasa di fanatico zelo. Uno zelo che sarà invincibile,
(Br. Bauer, La questione giudaica, pag. 61). Ma siccome il libera-
lismo è religione umana, quegli che professa il liberalismo è tolle-
rante
verso coloro che professano un'altra religione (la cattolica,
l'ebraica, ecc.), allo stesso modo che Federigo il Grande era tolle-
rante verso chiunque adempiva ai suoi doveri di suddito, lasciando
poi libero ognuno di acquistarsi la beatitudine eterna come meglio
credesse. Questa religione si vuole ormai innalzata al grado di
religione universale, separandola da tutte le altre che si conside-
rano quali follie private, ma che si tollerano per la loro incon-
cludenza.
Si può chiamarla la " religione dello Stato ", la religione dello
Stato libero, non già nel senso, sin qui accettato, ch'essa sia la
religione preferita o privilegiata dello Stato, bensì perchè essa è
la religione che lo Stalo libero è, non solo autorizzato, ma bensì
obbligato a pretendere rispettata e osservata da ognuno dei suoi,
sia poi questi privatamente ebreo o cristiano. Essa rende cioè gli
stessi servigi allo Stato che la pietà figliale rende alla famiglia.
Perche l'esistenza della famiglia possa esser riconosciuta da ogni
singolo dei suoi membri, è necessario che i vincoli del sangue gli
sieno sacri e ch'egli mitra un senso di pietà, di rispetto verso
quei vincoli, si che ogni consanguineo diventi per lui cosa sacra.
E così pure ad ogni membro d'una comunità la comunità stessa
dev'esser sacra, e quel concetto che per lo Stato è il supremo
dev'esser il supremo anche per lui.
Ma quale concetto è il supremo per lo Stato? Certamente
questo : formare una comunità realmente umana, una società nella
quale possa esser accolto ognuno che sia veramente uomo, cioè
che non sia inumano. Per quanto grande possa esser la tolleranza
di fronte al barbaro, di fronte al non-uomo essa viene meno. Ep-
pure se quel barbaro è un uomo, anche l'inumano è tale. Si: ma
quantunque l' inumano sia anch'esso un uomo, lo Stato cionondi-
meno lo respinge: cioè lo chiude in una carcere; di compagno dello
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Stato lo muta in compagno di prigione (o in compagno di mani-
comio o d'ospedale secondo i principii del comunismo).
Dire che cosa sia all' incirca un essere antiumano non è dif-
ficile: è un essere che non corrisponde all' idea dell'uomo. La lo-
gica chiamerebbe questa sentenza un controsenso. Si può in fatti
esprimere un giudizio sì fatto : che vi possa essere un uomo che
non sia uomo, se non si muove dall'ipotesi che il concetto del-
l'uomo possa esser separato dalla sua esistenza, e la essenza di esso
dal fenomeno? Si dice: questo è apparentemente un uomo ma non
è tale in realtà.
Questo " giudizio-controsenso " gli uomini l'hanno espresso
pel corso di molti secoli ! E -- cosa singolare -- in tutto quel
corso di tempo non ebbero esistenza che esseri antiumani. Quale
singolo individuo avrebbe corrisposto al concetto ideale? Il Cri-
stianesimo riconosce un solo " uomo ", e quest'uno, Cristo, è, per
converso, un anti-uomo, cioè un uomo sovrumano, un Dio. Vera-
mente " uomo " sarebbe dunque solo il non-uomo. Ma uomini che
non sono uomini che altro sono se non fantasmi? Ma se que-
st' umanità che fino adora era esclusivamente un ideale io la faccio
un attributo mio; se, in altri termini, io costringo l'uomo a non
rappresentare più che il mio modo di essere sì che ciò che io com-
pio debba dirsi umano non già perchè risponde alla nozione
astratta dell'uomo, ma perchè io -- essere concreto e individuale
-- lo compio; potrà dirsi ancora che io sia un non-uomo? Io sono
realmente l'uomo e il non-uomo in pari tempo; poichè io sono
uomo e in pari tempo più che uomo; o, in altre parole, io sono
il soggetto di questa individualità che a me solo appartiene.
Si doveva venire a tale da non pretendere da noi d'esser cri-
stiani, bensì d'esser " uomini ". Poichè se bene non c'era concesso
di diventare veramente cristiani sì che restavamo pur sempre
fa poveri peccatori " (essendo il cristiano un ideale irraggiungibile),
il controsenso non si rendeva tuttavia così manifesto, e l'illusione
era più facile di quello che sia ora, che da noi, quantunque uo-
mini che operiamo umanamente (ne in altro modo potremmo), si
esige che dobbiamo essere uomini secondo un'astratta significazione
e un ideai tipo -- cioè uomini veri.
I nostri Stati odierni, tuttodì servi della religione, impongono
ancora vari obblighi (per esempio la pietà) che ad essi, a dir il
vero, nulla dovrebbero importare, ma, in complesso, non rinnegano
STIRNER: L' Unico -- 13.